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Bosch e le Tentazioni diaboliche di S. Antonio abate

 

 

                   Che tipo era il pittore Hieronymus Bosch? Ci si aspetterebbe un personaggio inquietante, con un'esistenza tormentata e avventurosa.
Ma le poche notizie che abbiamo su di lui, fanno pensare a un individuo di tutt'altra specie.

Sappiamo che nacque intorno ai 1450 in una cittadina dei Paesi Bassi, non lontano dal confine con l'attuale Belgio. Possiamo immaginarcelo come un posto umido e cupo, dai paesaggio monotono come pochi altri.

Il vero nome dell'artista era Hieronymus van Aeken e apparteneva a una famiglia di pittori da diverse generazioni. Intorno ai trentanni, Hieronymus sposò una concittadina, di qualche anno più vecchia di lui. Una donna di famiglia benestante, che lo accolse in una tenuta nelle vicinanze dei paese e gli consentì di vivere senza doversi troppo affannare per guadagnare la pagnotta.

Nient'altro sappiamo per certo sul conto di Bosch, tranne che fece parte della Confraternita di Nostra Signora, che si occupava di organizzare feste religiose e sacre rappresentazioni.
Morì nel 1516 nella stessa città dov'era nato e dalla quale, forse, non si era mai allontanato.

È evidente che una simile biografia stride non poco con la dirompente immaginazione che il pittore svela nei suoi quadri.
Infatti le sue opere sono tutti un brulicare di esseri strani, animali e vegetali, dove mostriciattoli indefinibili sono mischiati a soavi figurine di uomini e donne nude.
Tutte queste mostruose apparizioni di incubi e sogni vogliono rappresentare il mondo del peccato e della follia, dei pericoli che incombono sull'umanità che si lascia tentare dal demonio, che tutto distrugge e deforma.

Il tema delle tentazioni ordite dal demonio ai danni del povero Sant'Antonio abate dovette piacere motto a Bosch, che lo rielaborò in molti suoi dipinti.

Il più famoso tra questi è il trittico de "le Tentazioni di Sant'Antonio” che si rifa alla Legenda aurea e ad altre numerose fonti, come ad esempio il racconto di Sant'Atanasio, ripropostie in una vera e propria esplosione visionaria.
Nello scomparto di sinistra il santo esausto è trascinato dai due monaci, aiutati da un laico nel quale si è voluto vedere l'autoritratto dell'artista.

Nel pannello centrale il santo è inginocchiato, il volto verso lo spettatore e la mano alzata in atto di benedire, vicino a una strana tavola conviviale.
Tutto intorno un gran pullulare di figure, distribuite in quattro gruppi: "il drappello che si avvicina a sinistra, con mostri feroci e una donna recante un cimiero ad albero cavo" sarebbe la personificazione della violenza sanguinaria.
Il gruppo nell'acqua a destra viene interpretato come una parodia diabolica della Fuga in Egitto e dell'Adorazione dei Magi.
Il terzo gruppo è costituito dai diavoli che escono dalla cucurbitacea rossa a sinistra; il quarto è rappresentato dalle barche-pesce in primo piano.
Sullo sfondo si vede una città in fiamme, motivo abitualmente associato al santo che protegge dal fuoco ed è invocato dai malati del cosiddetto "fuoco di sant'Antonio", mentre il cielo è solcato da navi-uccelli e pesci volanti.

Lo scomparto interno di destra è riservato alle meditazioni del santo che si isola circondato dalle insidie. La tentazione maggiore è costituita dalla donna nuda nell'albero cavo, simbolo della lussuria.

Il tema della tentazione di S. Antonio ritorna anche in altri quadri attribuiti a Bosch, forse meno famosi ma altrettanto suggestivi.

   

 


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