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LIBRI> “Ali verso il Cielo” di Pina Pellegrino


Recensione di Anna Maria Mangeri, Presidente del Centro "Ernesto De Martino" di Ferrandina

 

 

Sono solamente silenzi di pace / Tepore di vita / Battiti di ali / Fruscii di fronde / Al vento inalati. / Uno sfumato color fiordaliso / Avviluppante il vero / E in esso / Una scia candida / Tracciata da te / Nell’istante in cui il sogno / Narrava la tua libertà.

E’ la prima poesia della prima raccolta di Pina Pellegrino, "Ali verso il Cielo", pubblicato con la solita cura dalla casa editrice Giannatelli, nella collana giovannedarco, con prefazione di Antonella Pagano. L’illustrazione in copertina di Donato Rizzi riprende emblematicamente i tormenti di un’anima che cerca le ali e il cielo mentre è attratta e soggiogata dalla terra.

Con questa iniziativa viene inaugurata una serie di incontri con la poesia, volutamente ospitata in un ambiente, un pub, insolito, ma particolarmente adatto alla concentrazione e alla partecipazione alle tensioni, alle emozioni e suggestioni che solo la poesia sa dare. (...)

Pina Pellegrino, l’autrice è, prima che scrittrice, madre attenta e premurosa di quattro splendidi figli, vive e lavora a Matera, inoltre studia, incarnando  l’ennesimo esempio di donna che pur presa dalle incombenze quotidiane che il ruolo storico ci ha assegnato, è impegnata nel lavoro e riesce anche a ritagliarsi “la stanza tutta per sé” per dedicarsi alla poesia, con i sacrifici che possiamo facilmente immaginare.

La poesia è, soprattutto nelle prime prove, sfogo diaristico, intimo, personalissimo, fuga fantastica, che cerca e trova una sua forma fuori di sé, che trova quasi il suo naturale approdo sul foglio. E’ un recuperare il desiderio di scrittura prima che di poesia e disciplinare la parola dandole dignità di forma. E’ il momento in cui imparare a “dire” è imparare a dare, trascendere il limite antico della confessione e dello sfogo nella sottile sapienza di un linguaggio poetico che si fa  immagine.

Fin dalle prime battute del libro, fin dai primi versi, si annuncia il tema, ben racchiuso nel titolo “Ali verso il cielo”, titolo che contiene in sé, in quel “verso”, tutta la tensione del desiderio di assaporare il cielo, inteso come libertà totale, ma nello stesso tempo la consapevolezza di un’appartenenza al proprio mondo che ha dell’inesorabile. La confessione di Pina allora si svolge all’interno di questa tensione: l’inevitabilità dell’appartenenza al mondo (e quindi la constatazione di non potersene staccare per la legge fisica della gravità e per quella metaforica dell’appartenenza, degli affetti, dei legami) e l’anelito verso l’aria, il cielo, la libertà. Quando il laccio, le convenzioni, le esigenze quotidiane si fanno soffocanti,  l’anelito si fa strada e prorompe coinvolgendo anche gli interlocutori anonimi:

 

 Spiega le ali al vento

Librati nell’aria

Senti l’azzurro

Penetrare in te

Nutriti di cielo

vola 

Vieni presto

più presto che puoi!

Noi

Possiamo volare insieme.

Ora possiamo!

Quanto a lungo

siamo stati vicino

lontano

sempre più lontano.

 Voliamo insieme.

Ora possiamo!

 Sono felice ora

Con te.

Ora voliamo!

 Vieni effondiamo questa gioia

Intorno a noi

 Cogliamo i frutti

Che la vita vuole donarci.

 Ora il nostro abbraccio

È l’abbraccio.

 Le nostre anime

Si librano in alto

 Candide

 In volo

 Si congiungono tra loro

E

Con l’immenso.

 

Evidente quindi un contrasto esistenziale, non vissuto a livello pienamente drammatico, ma sviluppato e risolto,  nelle poesie che andrò a leggere per ultime, come stato emozionale, forse nonostante la ripetuta affermazione Pina non vuole realmente volare verso il cielo, lontano, (dirà ad esempio nella poesia  Nostalgia del desiderio “sublime” di volare, ma volare oltre la fine, quale limite, intendo, puramente intimo e terreno); ecco perché credo che Pina voglia, secondo me, sarà poi lei a confermarlo o meno, volare verso se stessa e verso il mondo che l’assedia, ma connotandolo con le caratterizzazioni della libertà;

credo che tenda più che a fuggire, a cercare di risolvere il contrasto, a tentare una conciliazione fra la libertà e le costrizioni. L’ansia di volare è perciò l’ansia di vivere pienamente, la libertà di scegliere, la libertà di scegliere, paradossalmente, il legame. Quanto amore si coglie nelle sue poesie, proprio quando sembra volerne fuggire.  E, nascosto tra le pieghe delle parole, dei versi, il percorso si fa nitido al lettore: notate come “l’abbraccio” nella poesia che avete appena ascoltato conquisti il posto centrale: “il nostro abbraccio è l’abbraccio” - dice - , e come questa scelta evidenzi il vincolo e quindi già di per sé il legame che impedisce il volo, sia pur risolto nel coinvolgimento al volo dell’altra anima; abbraccio, quindi, quale vincolo desiderato, ma proiettato consapevolmente verso l’immenso.

Come anche l’intreccio infinito delle anime, bella l’immagine (pag. 13) “… sino a che non v’è più inizio né fine dell’una e dell’altra, entrambe unite in un sol volo”  E quanto quell’intreccio infinito ci porta con la mente ai versi carducciani di Davanti San Guido (le passere la sera intreccian voli a noi d’intorno ancora, deh resta qui). Oppure, ancora, la metafora che infine troviamo sciolta ne La porta del cuore, che svela il vero anelito del cuore e la vera direzione del volo

Nella poesia di pag, 27 mai la sofferenza è descritta a tinte fosche, scure, tragiche; emerge invece dal mare in tempesta della rassegnazione  sempre con pudore e discrezione,  per negazioni e non per affermazioni: “non piove”, dice in una di quelle che io considero le sue poesie più belle e cioè in Terra arsa. in cui, invocando l’intervento del cielo ed evocando il desiderio dell’acqua, nel paragone con la terra  inaridita, “arsa”, inverte il piove  dannunziano, la cui sonorità ritmica riecheggia nella costruzione stilistica. 

Altra poesia quella che maggiormente mi ha colpito sia per la costruzione che per lo squarcio che apre sulla sua anima e che ci appare nella sua delicatezza, di una forza unica ed estrema; che si propone, sempre con la costante dell’andamento per contrasti, in tutto il suo orgoglio, proprio quando invoca il perdono, anche qui abile simulazione.  E’ in questa poesia che si palesa la reazione, che Pina trova in se stessa, senza alcuna delega, mantenendo intatte discrezione e gentilezza, quasi da stilnovista, di cui è consapevole.  Caratteristica della sua scrittura è l’incedere piano, leggero e danzante, in contrasto/sintonia con lo stato d’animo, una leggerezza che ricorda per ritmo e musicalità in qualche passaggio come nella poesia Vita nuova, Emily Dickinson.

Difficile dire alla fine della lettura del volumetto quante volte compaiano le parole ali, volo, volare. Vero è che l’impressione che rimane nel lettore è un po’ quella iniziale perché nonostante il tentativo di trovare la sintesi, di cui parlavo all’inizio, nel credo religioso, passaggio evidente nella parte centrale della raccolta, il ritorno all’ansia del volo è quasi circolare  e attraversando un altro momento di ripiegamento e comprensione dell’anima, la conduce a chiudere proprio con la poesia “le mie ali verso il cielo”.  

Pina alterna una forma quasi narrativa, che lascia spaziare liberamente il pensiero senza la costrizione della costruzione poetica a una forma più propriamente poetica, ben costruita, moderna e di respiro, riducendo al minimo la punteggiatura, proprio così come si è venuta configurando la struttura poetica dell’ultimo secolo. Personalmente preferisco la forma poetica che sintetizza il pensiero, l’emozione, la vita, in alcune delle immagini più riuscite come ad esempio: fruscii di fronde al vento inalati.

Io non so quale sia l’ordine cronologico di composizione delle poesie ma per la tecnica compositiva sono le prime della sequenza del libro quelle che mi sembrano più tecnicamente mature.

Non possiamo chiudere questa serata senza aver rivolto il nostro pensiero al grandissimo poeta che ci ha lasciato in questi giorni.
Mario Luzi è stata una delle voci più genuine della nostra lirica contemporanea, sostenuta da nobili istanze spirituali, affinata nell’esercizio costante dell’arte e nella ricerca di mezzi espressivi sempre più validi e personali. Egli ha creato per noi una poesia d’anima, d’una disanimata e tragica affettuosità, dove la voce respira in un’aura sublime di sogno, di castità, di abbandono, di confessione metafisica. Il romanzo poetico, cui essa allude, benché abbia i suoi fremiti e le sue concrete vicissitudini e sia percorso di continuo dall’allusiva presenza della persona amata, non ha in realtà né principio né fine. E’ la grande lirica dell’attesa”.

E  l’omaggio sentito che rivolgiamo al poeta con la poesia “Notizie a Giuseppina dopo tanti anni” possa anche essere l’augurio che noi tutti rivolgiamo a Pina, per la sua poesia e per la sua vita.

 

 Che speri, che ti riprometti, amica,

se torni per così cupo viaggio

fin qua dove nel sole le burrasche

hanno una voce altissima abbrunata,

di gelsomino odorano e di frane?

 Mi trovo qui a questa età che sai,

né giovane né vecchio, attendo, guardo

questa vicissitudine sospesa;

non so più quel che volli o mi fu imposto,

entri nei miei pensieri e n’esci illesa.

 Tutto l’altro che deve essere è ancora,

il fiume scorre, la campagna è varia,

grandina, spiove, qualche cane latra,

esce la luna, niente si riscuote,

niente dal lungo sonno avventuroso.

 

 

 

 

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