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Sul filo dei ricordi. Il maiale di S. Antonio abate di Virginia Grassi
La porta che dava nella cucina, si aprì all’improvviso e nonna Teresa si avvicinò ai due nipotini che tranquillamente, giocavano accanto al camino. In braccio teneva un piccolo maialino. “Me lo ha regalato mastro Pasquale, dice che non sopravvivrà perché è troppo gracile”. I due fratellini furono felici per l’arrivo dell’animaletto e presi dall’entusiasmo, corsero subito a prendere un cesto e dei panni di lana, dove lo adagiarono accanto al calore della fiamma. Con il passare dei giorni e le amorose cure di nonna Teresa, il maialetto cresceva a vista d’occhio e di morire non se ne parlò più. La salvezza del maialetto
più che alle cure di nonna Teresa, fu attribuita all’intervento di S.
Antonio Abate, protettore degli animali domestici con una particolare
predilezione al maiale. “A Sant’Antuoni li
giorni so’ belli e buoni” Ogni anno una famiglia del paese, seguendo una lontana tradizione, offriva al Santo, un maiale che libero dalla porcilaia, viveva allo stato brado e si nutriva del cibo offerto dalla gente. Segnato da una croce con la
vernice rossa, come il suo Santo protettore; viveva d’elemosina. La sua dimora preferita era l’ombra di una vecchia quercia sulla riva del fiume. Con l’avvicinarsi dell’autunno, i suoi rami perdevano le foglie e cadendo sul terreno le fungevano da letto. Con la pioggia e i suoi
escrementi, il maiale si sporcava sempre di più. La bestia viveva
soddisfatta nel habitat e nell’immondizia. Un bel giorno la bestia si spazientì e mostrando il grugno gli disse: “stupido pesciolino, fra poco sarà Natale, noi due finiremo sulle tavole imbandite e allora vedremo chi conta di più! Tu, con la tua pulizia sarai mangiato la Vigilia in onore del digiuno, la gente avrà il suo bel daffare a togliersi dalla bocca le tue spine e nel piatto rimarrà soltanto una povera lisca”. Poi il maiale continuò: “Io, con la mia sporcizia sono la ricchezza della famiglia. Sulla tavola preparata a festa, ci saranno piatti colmi di buon prosciutto e salame, una leccornia per i commensali”. Il povero pesce comprese la lezione e guizzando sparì sott’acqua. A Natale sulla finestra di nonna Teresa, messo in bella vista c’era la testa del maiale con in bocca una grossa arancia, nell’interno attorno alla fiamma del camino parenti ed amici, festeggiavano consumando allegramente, il pane casereccio con gustosi pezzi di prosciutto e salame, accompagnati da un buon bicchiere di vino. |
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