|
|
|||||
|
|
|||||
|
Quando i fiorentini viaggiavano poco (1863) di Carlo Collodi1
Il fiorentino d’una volta, visto a occhio nudo, parea un mammifero come tutti gli altri: ma poi, osservandolo bene con la lente d’ingrandimento, si capiva invece che era un vegetabile, concimato e potato per conto del Granduca: un vegetabile, che nasceva e finiva abbarbicato tenacemente fra le fessure del lastrico e dei marciapiedi della sua città. Per toglierlo da Firenze e portarlo un chilometro più in la, bisognava svellerlo dalle radici; sbarbicarlo addirittura. Tutto il suo mondo finiva alle mura cittadine. Fuori dalle mura quattro passi, cominciava per lui l’ignoto, il meraviglioso, il paese della favola e della leggenda.
La sua vita era
monotona e regolata come un cronometro inglese. Durante il giorno lavorava,
o stava a veder lavorare, le due
sole maniere conosciute fin qui per guadagnarsi onestamente il pane.
Il segno più caratteristico del
vero fiorentino era la sua tradizionale antipatia per i viaggi, e in
particolare per i lunghi viaggi. [...]. Basterebbe a provarlo quell’antichissimo proverbio, giunto fino a noi, che cantava così: « Il viaggio dei fiorentini arriva fino alla Madonna della Tosse» - vale a dire, venticinque o trenta metri distante dalla città. I viaggiatori più audaci, di cui possa vantarsi Firenze, son quei primi argonauti che tentarono di risalire il fiume Arno fino alle falde ciclopiche e inospitali dell’ultima Compiobbi, e quei pochi avventurieri di terraferma, che, nella seconda metà del secolo scorso, per una folle ambizione di scoprire nuovi continenti e nuovi arcipelaghi, non esitarono a spingersi arditamente fino all’estremo lembo di quelle regioni iperboree, chiamate dai geografi «le Cascine». Il viaggio più lungo e più pericoloso, che si trovi rammentato nelle effemeridi fiorentine di quarant’anni fa, era il viaggio da Firenze Livorno. Appena il fiorentino, reduce dal suo pellegrinaggio a Livorno, rimetteva i piedi sulla soglia domestica, tutti gli amici gli si affollavano dintorno domandandogli com’è naturale, fra le prime cose: - Da’ retta Nanni, che è bello di molto il mare? - Io non vi dirò che sia brutto: ma gira e rigira, alla fine l’è tutt’acqua, l’ha saputo sempre di poco, anche quando l’è salata.
1 Carlo Collodi
(1826-1890) in realtà si chiamava Carlo Lorenzini, lo pseudonimo
di Collodi lo trasse dal nome del paese natale della madre e lo
usò inizialmente per firmare i suoi articoli. Rileggendoli
ancora oggi, questi squisiti pezzi di costume, ci fanno vedere
come l'autore di Pinocchio guardasse il mondo da un’angolazione
tutta particolare. |
LinkMania
Città Melitense
Il Santuario di
Grottole
I Cinti della
Memoria
Progetto ArteTerapia
Discovering Grassano |
||||
|
|
|||||