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La scoperta della Basilicata
negli appunti di viaggio di Edward Lear
(1812- 1888) di Paolo Abate
A partire dagli ultimi anni del Settecento la moda del Grand Tour divenne sempre meno élitaria ed iniziò ad interessare per la primissima volta persino le aree più appartate del Vecchio Continente.
Edward Lear (1812- 1888), dunque, si innamorò subito dellItalia la quale, come gia detto, era tappa obbligatoria per un artista.
DellItalia Lear amava la luce delle ore mattutine, le sue cittadine semi-abbandonate, le sue vaste pianure silenziose, le sue "dry burning white stones, i suoi interminabili olive woods, high, grey, filmy, feathery, con i twisted, mossy trunks". In verità, Lear giunse in Italia anche per ragioni legate al suo orientamento sessuale: Lear era infatti omosessuale1. Il critico Vivien Noakes ha scritto: «Lear non era alla ricerca dellamore fisico, ma di qualcuno in grado di accettarlo per comera visto che i suoi genitori lo avevano rifiutato da bambino. Grazie alla sua sensibilità e al suo carisma (Lear) era alquanto affabile con il prossimo ed amava stare con i bambini perché lo trovavano gradevole e lo dimostravano. Ma ciò che Lear voleva, e la cosa mai si realizzò, era unautentica relazione spirituale con unaltra persona».2. Anche se Lear non dichiarò mai apertamente la propria omosessualità, condannata dalla società vittoriana con la pena di morte, essa emerse gradualmente soprattutto nel suo Book of Nonsense, ove sembrava voler gridare ai lettori: «Esisto. Sono un artista. Sono un essere lussurioso. Sono un uomo che ama gli uomini. Sono frustrato. Ecco cosa succede quando il bisogno damore di una persona non è appagato».3.
Benchè fosse giunto in Italia dieci anni prima, Edward Lear si spinse in Lucania solo nel 1847.
Giunti a Napoli via mare, non esistendo una rete stradale continua e sicura tra i vari centri della Calabria e il resto dItalia, Lear e Proby raggiunsero in treno Nocera Inferiore e di lì proseguirono per Avellino e Monte Vergine, in Irpinia.
Con una popolazione di 431.789 abitanti, la Basilicata, nel 1847, era la più vasta provincia del regno dItalia4.
Dunque Lear giunse in Basilicata per la strada che da Avellino conduce a Melfi col desiderio di vedere (e dipingere) i castelli normanni e le memorie di Orazio. Del suo viaggio in Basilicata Lear racconta: "Abbiamo camminato, prima, lungo la riva di un ruscello serpeggiante, per salire, poi, a Monteverde, lultima città della provincia, dove siamo arrivati poco prima del crepuscolo. Dalla posizione elevata di questa città, lo scenario del Vùlture, con il territorio di Monticchio adiacente allisolata altura vulcanica, ricoperta di boschi, è una vista incantevole. Limprovviso contrasto tra gli scialbi paesaggi attraversati in tre giorni di viaggio, e questo nuovo, splendido panorama, è stato per noi piacevolmente tonificante, nonostante che per riposare abbiamo da fare ancora molta strada. Il Vùlture è il Soratte di questa parte del Regno di Napoli. Sorgendo solitario, e bello nella forma (somiglia molto al Vesuvio), esso spicca, sebbene di non notevole altezza, tra le grevi ondulazioni circostanti, anche per le sue delicate sfumature di colori. Sul versante orientale e meridionale si trovano le città di Melfi, Rapolla, Barile, Rionero ed Atella; a nord è ricoperto da folte foreste, riserva del Re poco conosciuta dagli stranieri. La cima concava di questa singolare collina, una volta suo cratere, contiene lappartato lago e convento di S. Michele, che siamo sicuri di potere visitare prima di lasciare la Basilicata"10. Anche la cittadina di Melfi fu molto apprezzata, e dopo avere enumerato gli edifici pittoreschi della città, la valle col suo ruscello limpido, i grandi noci, le numerose fontane, le grotte nelle rocce, i conventi, le case, i campanili ed il castello «perfettamente degno di Poussin», Lear affermò che «trovare tante cose belle in uno spazio così ristretto, è cosa rara perfino in Italia»11. Dal racconto di Lear si coglie ancora una volta una descrizione piacevole ed esauriente sulle varie località lucane: "Prima roccaforte normanna in terra di Puglia, Melfi è un delizioso posto di soggiorno. Esiste ancora una delle torri di Ruggero dAltavilla, ma la grande sala, dove Papi e Normanni tenevano i consigli nei tempi che furono, è ora un teatro. Lattuale edificio risale al sedicesimo secolo, ma gli uffici e le altre aggiunte sono ancora più recenti. Unescursione mattutina mi ha fatto conoscere le bellezze del luogo che è una perfetta oasi di pace, tra tanti scialbi paesaggi. I pittoreschi edifici della città (che sembra occupare la sezione di una più antica area); la valle sottostante, con il limpido ruscello ed i maestosi castagni; le numerose sorgenti; le innumerevoli cave nelle rocce circostanti, ora adibite a stalle per le capre che si raggruppano in masse scure su rupi sovrapposte, i conventi e le chiese disseminate qui e là nei sobborghi; le case affollate e le solenni guglie del centro abitato; il castello degno dei migliori quadri di Poussin, con la bella torre laterale che domina lintera scena: non è facile trovare tanti elementi suggestivi in uno spazio così limitato, nemmeno in Italia"12. A Melfi Lear fu ospite per quattro giorni dellagente del principe nel castello del principe Doria, e qui descrisse con ammirazione la cortesia e la generosità dei suoi ospiti, che gli procurarono anche una guida e tre cavalli per andare a Venosa. La guida era un uomo grasso ma molto pittoresco che Lear definì con grande umorismo «somigliantissimo al Dottor Samuel Johnson visto con una lente dingrandimento». Lear ricordava che tale guida, in ragione della sua corpulenza, non capiva come mai gli inglesi, e proprio in salita, volessero andare a piedi. Era persuaso che per qualche inspiegabile motivo essi non fossero contenti dei cavalli, tanto che fu necessario insistere per fargli capire, senza offenderlo, che «gli inglesi di quando in quando amavano camminare», anche se dentro di sé il sosia del Dottor Johnson restava convinto che Lear e il suo amico fossero matti. Dalla cittadina di Venosa Lear fu completamente conquistato. Definì il paesaggio della città, con lo sfondo del Vùlture, «uno dei più belli di tutto il Regno». Realizzò, e con gusto, un acquerello bellissimo qualche giorno dopo, al convento di San Michele del Vùlture, e nei boschi che tuttora lo circondano, in riva al lago in cui si specchia. "Nel giorno di S. Michele, la cui grande festa si celebra domani, tutta la popolazione delle aree limitrofe ha la consuetudine di dirigersi in massa al monastero; se fossimo abbastanza fortunati di avere bel tempo, tutti ci assicurano che vedremo uno degli spettacoli più suggestivi in Italia meridionale. Siamo partiti di buonora con un guardiano ed un uomo a piedi. In un primo momento la strada, serpeggiante su per la montagna, non era affatto piacevole. Ma raggiunto il versante occidentale della collina, ci siamo addentrati in bellissimi boschi di faggio, la cui foltezza e dimensioni aumentavano man mano che avanzavamo. Dopo avere attraversato queste foreste ombreggiate, il sentiero piega verso linterno di una profonda valletta, o depressione, anticamente cratere principale del vulcano. Di lì a poco, tra i rami degli alberi, si poteva scorgere il luccichio del lago di Monticchio, nelle cui acque si specchia il monastero di S. Michele. Modello più perfetto di solitudine monastica è inimmaginabile. Addossato a grandi masse di roccia che incombono sulledificio fin quasi a minacciarlo, il convento di per sé già bello a vedersi, sorge sullorlo di un ripido pendio che, nella sua discesa al lago, si adorna di gruppi di altissimi noci. Alta sulle rocce addossate al convento, la cima del Vulture si solleva verso il cielo, completamente ammantata di fitti boschi; e fitti boschi ricoprono anche i pendii della collina, che si dispiegano a mo di ali su ciascuna sponda dei laghi. Lo specchio dacqua più grande fa pensare al lago di Nemi14 in scala ridotta; solo che lassenza di ogni edificio, eccezion fatta per il solitario convento, e la completa esclusione di ogni prospettiva lontana, rendono perfetta lincantevole quiete di S. Michele e del suo lago. Arrivavano, intanto, grandi folle di contadini che si accampavano sotto gli alti noci, a mo di fiera, comè consuetudine degli Italiani nelle feste patronali. I costumi presi singolarmente non erano molto pittoreschi, ma leffetto generale della scena, ogni elemento della quale veniva riflesso chiaramente nellacqua, era così bello che io non ne ricordo di uguali. Abbiamo visitato la cappella e la buia grotta del santo patrono e, a mezzogiorno, dopo avere disegnato fino allarrivo della pioggia, ci siamo ritirati nelle due linde celle fatteci preparare dalla sollecitudine di Don Pasqualuccio, il quale ha anche provveduto a farci mandare, belle pronto, un ricco pranzo da Rionero. Ahimè! E piovuto a dirotto per tutto il pomeriggio, e lacqua ha portato lo scompiglio negli accampamenti, e nella fiera: tutti quelli, ed erano moltissimi, che non hanno potuto trovare riparo nelle mura del convento, se ne sono tornati a casa prima del tramonto. E poiché non cerano altri a rimpiazzarli, alla scena è venuto a mancare il principale elemento coreografico della folla di pellegrini. Del resto anche noi non abbiamo potuto fare altro che disegnare in fretta e furia tra gli scrosci di pioggia. Tuttavia ci siamo aggirati nei dintorni di questo luogo incantevole, ammirandone la varietà di aspetti. I contadini, ai quali i monaci del convento hanno offerto il riparo dalla pioggia, hanno occupato tutto il lungo corridoio adiacente alla nostra cella. Per una buona parte della notte, al fragore dei loro festeggiamenti gioviali, hanno fatto eco gli asini e i muli che, in prossimità della nostra porta, hanno superato con i loro ragli frequenti il clamore di un improvvisatore, e di quattro o cinque zampognari in pieno esercizio, nonché il frastuono di grandi comitive che, in coro, cantavano in modo molto terreno le canzoni spirituali sui miracoli di S. Michele" 15. Comunque, a parte alcune località come Melfi, Venosa e i Laghi di Monticchio, Lear scrisse assai poco circa gli altri centri della regione da lui visitati: è il caso di Avigliano o della stessa capitale della provincia, Potenza: "Ad Avigliano abbiamo lasciato il signor Manassei, ed abbiamo ripreso il viaggio per Potenza, attuale capoluogo della provincia, ma città così brutta per forma, dettagli e posizione, che si è quasi tentati di evitarla. Qui abbiamo noleggiato una caratella in grado di portarci, al prezzo di sette ducati, fino ad Eboli; e fermatici giusto il tempo per pranzare, abbiamo continuato, poi, fino a Vietri di Basilicata, dove siamo arrivati tardi, e ci siamo fermati per la notte" 16. Colui che in piemontese era appellato Monsú Lir, un'inglese che aveva lestrosa abitudine di indossare spesso sul soprabito un impermeabile bianco, conchiuse soddisfatto il giro in una terra, la Basilicata appunto, che lo aveva conquistato semplicemente con la bellezza dei suoi paesaggi naturali e la spontaneità dei suoi abitanti. Lear riuscì ad adattarsi bene alle abitudini di vita dei lucani del tempo, che, come è facile immaginare, erano in forte antitesi con quelle decisamente più civili della sua Inghilterra. Era sfinito a causa dellabitudine provinciale di protrarre di molto lora dei pasti ed oppresso dalla prospettiva di interminabili ed ormai consuete domande sullInghilterra o sui progetti di lavoro. Tuttavia, con uno spirito di adattamento ed una compostezza tipicamente anglosassone, pago della vista di un paesino suggestivo o di una scena selvaggia, Lear era capace di superare laffanno e la noia del viaggio e dimenticare gli stenti condivisi con le popolazioni locali, avendo il cuore gonfio dalla gioia di disegnare squisite bellezze e dalla convinzione che i sorprendenti scenari avessero ben meritato lunghi e difficili viaggi per ammirarli. Non meno interessante è lo stile di scrittura che caratterizza Viaggio in Basilicata. Ad un lessico semplice e di stampo familiare, seguono descrizioni lunghissime e tortuose, da dove emerge un linguaggio ricco di termini aulici. Quando parla dei suoi ospiti, invece, adotta uno stile decisamente differente: centra il proprio interesse sulle fisionomie individuali, istintive e somatiche delle persone, creando così una galleria di piccoli ed indimenticabili ritratti. Gli eventi storici del 1848, e non solo quelli, sono da lui del tutto trascurati, dal momento che egli intende "to confine these journals strictly to the consideration of landscape", un paesaggio che lo colpì per quellinfinita bellezza che irradiava intorno a sé. ___________________________ 1 A partire dal 700, numerosi letterati ed artisti del Nord Europa vennero in Italia per coltivare i piaceri del corpo. Le capitali italiane del libero amore erano Venezia, famosa in tutta Europa per le sue cortigiane, Napoli, Capri, la Sicilia, queste ultime mete molto care soprattutto agli artisti britannici omosessuali, in fuga dalle rigide leggi antipederastia che vigevano appunto in Gran Bretagna; nella sensuale Italia essi riuscivano ad appagare (dietro pagamento) i propri desideri sessuali grazie alla buona disponibilità dei giovani maschi del posto. 2 C. SNIDER, Victorian Trickster: A Jungian consideration of Edward Lears Nonsense Verse, in Psychological Perspectives (Journal for The C.G. Jung Institute of Los Angeles) No. 24 (Spring-Summer 1991), Long Beach, English Department California State University, 2001, p. 4. 3 Ivi, p. 16. 4 Nel 1847 la Basilicata era una provincia divisa in quattro distretti: Potenza (la città capoluogo), Matera, Melfi e Lagonegro. 5 In tutta la Basilicata esistevano una diecina di frantoi e mulini ad acqua e nelle abitazioni di alcuni privati cittadini venivano prodotti gli indumenti ed alcuni rudimentali arnesi di cui quotidianamente si serviva il contadino lucano. 6 La giacca, il panciotto e i calzoni al ginocchio, insieme con il grande mantello, talvolta sostituito con una pelle di capra, erano labito del contadino della Basilicata. Confezionati con grossa stoffa di lana di fabbricazione locale, questi abiti erano indossati finché non cadevano a brandelli, e perciò il contadino li portava per gran parte della sua vita. 7 Si tratta di una consuetudine ancora oggi largamente diffusa nelle campagne lucane. 8 Secondo la conformazione geologica la superficie della Basilicata è costituita per il 47% da montagne, per il 45% da colline e solo per l8% da pianure. 9 Cfr. G. FIERRO, Il mito della Lucania sconosciuta: antologia di viaggiatori stranieri tra Settecento e Novecento, Venosa, ed. Osanna, 1994, p. 22. 10 E. LEAR, Viaggio in Basilicata (1847), Reggio Calabria, ed. Parallelo 38, 1974, pp. 17-18. 11 Ivi, p. 20. 12 LEAR, Op. cit., pp. 19-20. 13 Si tratta piuttosto di una Abbazia, la cui costruzione, per mano dei benedettini, si fa risalire a prima del Mille. Vi sono sepolti molti principi e condottieri normanni, fra cui Roberto il Guiscardo. 14 Il lago di Nemi si trova a 316 metri s. l. m. ed occupa il fondo di un cratere vulcanico dei Colli Albani, gruppo montuoso a sud-est di Roma, che comprende anche il lago Albano. Ha una superficie di 1,67 Kmq circa ed una profondità massima di 33 metri. 15 LEAR, op. cit., pp. 39-41. 16 Ivi, pp. 43-44. |
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