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Nel Castello di
Grottole
Abufina, fantasma d'amore
Il castello di Grottole
(Basilicata) si erge sopra uno sperone roccioso come un falco a guardia della valle del
Basento.
Edificato nel punto più alto della zona abitata fu posseduto da varie ed illustri
famiglie del Regno di Napoli.
Una notizia, non ancora
verificata, narra che il castello di Grottole fu fatto costruire nell'851 da
Sichinulfo, duca longobardo e principe di Salerno. Fatto edificare con materiale calcareo
e difeso da una serie di merli e feritoie, per i numerosi arcieri, difendeva la città di
Grottole, che anticamente, come si legge nei Registri Angioini, era cintata di mura con
vallo e ponte levatoio.
Oggi non rimane che un
colossale torrione con una sola finestra spalancata verso il paese e, se la si osserva con
attenzione nelle notti di luna e nei mesi da aprile a giugno, è facile vedervi una figura
di una donna, Abufina, la più bella e la più sfortunata ragazza mai vissuta a
Grottole. La sua è la storia di un grande amore che inizia così.
Un
giorno Abufina, bellissima dama, ricamava seduta accanto alla finestra del torrione: ella
possedeva la pelle bianca come latte e pensava al suo amore, Selepino, che
combatteva in terra lontana.
Allimprovviso, mentre era intenta ai lavori domestici, avvertì lo scalpitio di un
cavallo; era un messaggero che portava un plico che così recitava: Vieni,
Abufina, vieni da me; io che uccido i nemici, me l'amore mi uccide; vieni, Abufina, vieni
da me: insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fà presto, fà presto....
E Abufina partì, ma il
bianco cavallo, distratto dalle pietre luccicanti e scivolose del fiume Basento,
simpennò, e la bella fanciulla fu travolta nei vortici del fiume.
La
leggenda narra che il signore del castello, per onorare la memoria
di Abufina, morta per andare incontro al suo amore collocò una lapide (di cui era
possibile vedere fino agli inizi del secolo scorso dei frammenti) con una scritta:
Ad Abufina la bella, che corse, cui fu dolce morire d'amore; questa torre che fu
tua dimora, parli sempre alle genti di te. Ogni amante ti porga un saluto, e si stringa al
suo cuore l'amata....
Ancora oggi il Basento,
pentitosi per aver distratto il cavallo bianco, pare che mormori ogni tanto il nome di
Abufina. |