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In Basilicata la Mutua ha vinto la magia


di Luciano Curino, tratto da «La Stampa» del 14 Settembre 1974.

 

 

Genzano è un quieto paese tra colline di grano della provincia di Potenza, che si affaccia sul Tavoliere pugliese. Pare che ancora una quindicina di anni fa vi operassero una ventina di fattucchiere, che tessevano fatture e svolgevano malìe, erano specializzate in filtri capaci di destare l’amore oppure l’odio; di scatenare passioni basse e illecite; di provocare malattie o altre sventure.

Ma le fattucchiere avevano anche qualità benefiche: guarivano i peggiori mali, preservavano dal malocchio, liberavano dal mal’ vint’, dal «cattivo vento», che sono gli spiriti delle vittime di morte violenta che si attaccano al passante dopo aver errato a lungo, inquieti. E le fattucchiere avevano formule efficaci per combattere la siccità e la tempesta.
Venivano a frotte dalle fattucchiere (dette maciare) di Genzano: uomini e donne, molti dei quali per la prima volta uscivano dalle Solitarie alture delle Murge, da paesi dove le Vedove vestono ancora il nero tutta la vita.
Venivano a Genzano con il loro fardello di antiche credenze e di speranze, sicuri di troVare qui la soluzione di un guaio (una figlia che non si riesce a sposare o una gamba fratturata o c’è stata fattura maligna). Scendevano dalla montagna con i muli carichi di formaggio, vino, uova o altre cose per ricompensare la maciara.

Hanno definito Genzano «l’accademia delle fattucchiere» una ventina, si è detto, ancora negli Anni Cinquanta, però il numero non può essere preciso, essendo questa una attività semiclandestina, che si circonda di segreti, silenzi e reticenze. Ma ora mi dicono che è rimasta una sola, prestigiosa fattucchiera: Paola Ceruzzi, di 64 anni, « ammalata, ma nei giorni propizi lavora ancora». C’è poi qualche donna esperta nei segni, qualche «indovinatrice» scopre cos’ha il cliente, qual è la causa, quale la soluzione. In ogni caso, siamo lontani dalla «grande magia», che va scomparendo da Genzano e dalla Lucania. Perché scompare?
Risponde il parroco don Peppino Lettini: «Per l’incredulità della nuova generazione. Per la televisione, che ha rotto un isolamento secolare e che ha cambiato il modo di considerare molte cose. Per la forte emigrazione. Le famiglie emigrate ritornano di tanto in tanto a Genzano su auto targate Milano, Torino, altre vengono dalla Svizzera, dalla Germania. Portano esperienze nuove, demoliscono le vecchie credenze e i pregiudizi.»
Aveva notato Piovene alcuni anni fa: «Anche nella Basilicata mi sembra di trovare una conferma della legge del Sud: tutto quell’insieme di usanze, di credenze arcaiche, che sembrava avere radici così profonde, e si presenta coi colori dell’immutabile, è invece pronto a rompersi purché ne abbia occasione».

Le occasioni di rottura sono venute in breve tempo. Don Peppino ha parlato della televisione, dell’emigrazione; il dottor Pasquale Cherubino, medico condotto di Genzano, aggiunge la mutua. «Appena il mutuato impara che il medico, l’ospedale, le medicine non gli costano nulla, la fattucchiera perde un cliente. Prendiamo, per esempio, un caso di itterizia... ».
Secondo un’antica credenza, l’itterizia è causata dall’invidia o dalla malignità di una persona nemica. Per guarirne, bisogna rompere il malefico influsso. Si va dalla fattucchiera di fiducia, che prepara un filtro (intruglio d’erbe e anche un po’ di orina dell’ammalato), con il quale si riempie un vasetto di creta (detto pignata) che viene posto di notte a un crocevia. Bene, a questo punto non resta che aspettare che qualche viandante inciampi nella pignata: la guarigione è istantanea, l’itterizia passa allo sventurato viandante.
Dice il dottor Cherubino: «Una “cura” come questa costa sulle cinquantamila lire. Anche di più, se l’ammalato è persona facoltosa». Continua il medico: «Anche la mutua, dunque, sta uccidendo la magia. Ma il successo non è ancora completo».
E racconta di un vecchio contadino che venne nel suo studio sofferente e zoppicante per un infortunio ad una gamba mentre lavorava nel campo. «Gli feci la radiografia e gli dissi che l’osso era incrinato. Rispose: allora, dottore, devo andare subito da donna Paolina». Dalla maciara Paola Ceruzzi, che dicono specializzata in ossa rotte. Conclude il dottor Cherubino: «Per quanto ne so, ricorrono ancora alle fattucchiere parecchi giovani [...]».
Perché, dottore, per secoli questa è stata terra di superstizione e di magia? «Forse perché nessun’altra regione è rimasta tanto isolata, ed è sempre stata troppo povera». Gente povera, ma dignitosa e di natura gentile.
Dice l’arcivescovo di Potenza: «Un popolo strano, questo, su cui grava un fatalismo atavico e che porta nel sangue lo scintillio del pensiero greco, il senso innato del diritto e della giustizia, che ha enormemente sofferto e pure con la forza della disperazione ha percorso le strade del mondo, che ovunque si rechi porta nel cuore l’amore struggente alla sua terra e alla famiglia come un male da cui non riesce a guarire, che ha il senso sacro dell’ospitalità, fiero ed altero e pure sentimentalmente bambino, povero di beni materiali, ma ricco di affetti come è ricco di sole».

Condizioni di lavoro durissime hanno costretto il contadino lucano a un’esistenza sub-umana. Per tentare di scrollarsi di dosso la miseria una volta per tutte si emigra. Mezzo milione di lucani sono emigrati in questo secolo.
Per chi resta, la vita è aspra e amara. E dominata dalla paura, dice lo studioso Lombardi Satriani, che nota: «Paura della miseria, dell’ambiente naturale ostile, dei meccanismi della società. L’esperienza quotidiana per cui quel poco che è necessario per sopravvivere deve essere strappato con fatica alla natura e agli altri ha colorato l’orizzonte di vita lucano di tinte cupe».
La magia affonda appunto le radici in secoli di miseria e di paura e «quello magico è, forse, l’unico atteggiamento possibile per non essere schiacciati totalmente».
E il professor De Martino, nel suo famoso saggio sulla magia del Sud, afferma che «la pressione esercitata sugli individui da parte di forze naturali e sociali non controllabili, la carenza di forme di assistenze sociali, l’asprezza della fatica nel quadro di un’economia agricola arretrata... costituiscono altrettante condizioni che favoriscono il mantenersi delle pratiche magiche».
E appunto la risposta del medico condotto:  secoli di miseria e di isolamento, ecco perché la gente ha cercato nella magia una protezione.

   

 

 

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