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Progetto Arteterapia. “L’arte e il bello per curare le ferite del corpo e della mente”


Relazione letta dal fisioterapista Innocenzo Pontillo al convegno "Incontri di accessibilità culturale” organizzato dal Comune di Firenze il 25 Marzo 2004

 

 

Prima di cominciare il mio intervento vorrei ringraziare gli organizzatori di questo convegno per averci invitato ad illustrare il progetto di “Arteterapia” che stiamo realizzando nella Residenza Sanitaria Assistita “La Mimosa” di Campi Bisenzio (Firenze).

[...] Questo progetto è nato dall’idea, già sperimentata in altri ambiti, di utilizzare “l’arte e il bello come mezzo per curare, le ferite del corpo e della mente”, sfruttando la forte carica emotiva e di cattura che l’arte ha su ognuno di Noi ed, in particolare, sulle persone con handicap. 

Il nostro progetto, curato dai Fisioterapisti e dagli Animatori della struttura, ha dato vita a tre momenti di azione distinti, ma coordinati.
Si è avuta una prima fase che ha comportato l’interazione e la scoperta, da parte dei nostri ospiti, degli oggetti d’arte attraverso la realizzazione di una serie di visite guidate ai complessi monumentali, alle Pinacoteche e soprattutto ai Musei di Firenze assistiti, in quest’ultimo caso, mirabilmente dall’Associazione VIVAT [3] di Firenze. 

I risultati, già in questa prima fase del progetto, sono stati interessantissimi. I nostri ospiti, molti dei quali entravano per la prima volta in una struttura museale, hanno avuto risposte di stupore, di grande interesse e curiosità durante le visite guidate. 
Anche coloro che sembravano più impermeabili agli stimoli esterni, si sono illuminati e sono rimasti estasiati di fronte a sculture antiche, a pareti affrescate o a dipinti di grande suggestione scenografica.
Hanno fatto domande ed in alcuni casi hanno affrontato senza protestare la fatica di salire ripide scale o di camminare per lungo tempo, pur di poter visitare tutto.

L’arte insomma sapeva risvegliare in loro la capacità di stupirsi, di lasciarsi coinvolgere e travolgere dalle sensazioni, facendogli dimenticare per un momento gli affanni e le difficoltà del vivere .
Questa carica emotiva è stata la base da cui è partita la seconda parte del progetto, in cui i nostri ospiti da fruitori dell’arte, sono divenuti essi stessi creatori d’arte, realizzando lavori di grande interesse sotto la guida degli animatori della struttura.
L’ultima fase del progetto, ma non per questo meno importante, prevede la realizzazione presso la nostra struttura di una serie di mostre a tema che permetteranno, anche a chi non può allontanarsi dalla Residenza sanitaria, a causa delle precarie condizioni fisiche, di interagire con le opere d’arte. 
Anche se siamo giunti a metà del progetto “ARTETERAPIA” il bilancio dell’iniziativa è più che positivo. Questo progetto ha aiutato i nostri ospiti ad attuare una ripresa di competenze e di autonomie inaspettata, aiutandoli ad uscire dall’isolamento volontario in cui, molti di loro, si erano chiusi.

Certo i problemi da affrontare per realizzare un progetto di questo tipo sono tanti, molti derivano dal fatto che il legislatore ha posto molta enfasi nell’organizzare le Residenze Sanitarie come luogo dedicato all’Assistenza dei non autosufficienti, però dimenticando che non si vive di solo medicine o riabilitazione, ma che ogni persona per vivere con pienezza ha bisogno di stimoli capaci di combattere la routine di una vita senza prospettive.

Ultimo appunto riguarda i luoghi d’arte, Se si esclude l’impegno meritorio della VIVAT per rendere fruibili i musei ai disabili, non c’è molto da rallegrarsi. L’accessibilità ai musei fiorentini rimane ancora oggi un problema.
Essi sono posti quasi tutti nel centro storico e perciò il più delle volte sono privi di parcheggi adatti ad accogliere i mezzi di trasporto dei disabili o presentano barriere architettoniche più o meno marcate, che ne limitano spesso la fruizione.
Seppur ricchi di opere d’arte, al loro interno soffrono di un’organizzazione espositiva assai poco amica del disabile: mancano sedie nelle varie sale dove far riposare le persone con difficoltà nel cammino, vi sono pochi bagni e a volte assai distanti dai percorsi museali, c’è carenza di cartellonista informativa scritta in modo ampio e leggibile per le persone ipovedenti, etc... .

Ad ognuno di Noi il compito di operare sempre più perché i luoghi d’arte diventino, anche per i disabili, un luogo di vita e di scoperta e non solo, è proprio il caso di dirlo, degli scrigni inaccessibili anche perché i gradini che impediscono ai disabili di accedere a molti musei sono ancora troppi. 


[1] “Linee-guida del Ministro della Sanità per le attività di riabilitazione”, in Gazzetta Ufficiale del 30 maggio 1998, n. 124.
[2] Reich W. T., Curare e prendersi cura, Arco di Giano, 1996, pp.86; vedasi anche Costa E. (a cura di), Psicopatologia della solitudine, Guerini studio, 2000.
[3] La VIVAT (Volontari Italiani Visite Artistiche Tattili) è un’associazione non lucrativa di utilità sociale che ha sede a Firenze presso il Museo Marino Marini in Pizza S. Pancrazio. Dal 1989 opera in modo gratuito per la promozione e la valorizzazione del patrimonio museale nazionale attraverso attività di formazione e di realizzazione di percorsi didattici guidati rivolti al pubblico e con particolare attenzione e sensibilità nei confronti di portatori di handicap visivo e disagio psichico. Cfr. VIVAT. Percorsi didattici guidati per non vedenti nei musei fiorenti, depliant, 2004.
   

 

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