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La Pro Loco di Grassano e lAssociazione Finisterre col patrocinio dellAmministrazione Comunale organizzano Martedì 29 Marzo 2005 - Dalle 15.00 al tramonto APERTURA AL
PUBBLICO Via Appia - Grassano (Matera)
A un secolo dalla sua costruzione,
* * *
Tra
storia e leggenda A cura di Innocenzo Pontillo e Giuseppe Daraio
Era lanno
1901 quando la facoltosa signora Cristina Abbatangelo finiva di
edificare al centro dei suoi vasti possedimenti terrieri, sul ramo della via Appia che
costeggia il centro abitato di Grassano
(Matera), la sua cappella gentilizia1. La più antica leggenda racconta che la cappella fu edificata grazie ai soldi che Don Mattia, marito di Donna Cristina, aveva guadagnato vendendo la farina che traeva da un sacco magico, che più veniva svuotato e più si riempiva, dono di alcune streghe che egli aveva incontrato una sera ritornando al paese. Alla morte del marito sua moglie avendo appreso da dove originava la loro ricchezza decise di utilizzare i denari ottenuti con la magia per edificare un luogo di fede che custodisse il corpo del marito, il suo e dei suoi congiunti2. La tradizione popolare racconta che il diavolo arrabbiato per la costruzione della cappella in quei terreni su cui spadroneggiava, cercò di distruggerla facendo crollare un albero sulledificio, ma grazie allintervento di Madre Maria (La Madonna) lalbero arrestò la sua caduta a pochi metri dalla cappella e rimase inclinato così come oggi possiamo ammirarlo. Inoltre non possiamo non ricordare che sino a qualche decennio fa si
diceva che la cappella fosse abitata da un monachicchio, uno
spiritello che si divertiva a spaventare i viaggiatori che si avvicinavano di notte alla
solitaria costruzione. In verità oltre a numerose storie e racconti
non sappiamo molto neanche su Cristina Abbatangelo, costruttrice di questa cappella. La Signora Abbatangelo aveva fama di "persona
chiusa, avara e di animo cattivo anche perché pesava e controllava
personalmente ciò che le portavano i suoi mezzadri, per paura che le riservassero
la parte peggiore dei beni in natura (uova, frutta, grano, etc..) che erano tenuti a
consegnarle. Per questo le venne affibbiato il soprannome spregiativo di Donna Cristina
popl, essendo in dialetto grassanese u popl il
verme delle fave. Si racconta che
al funerale di donna Cristina, essendo il paese imbiancato da una straordinaria
nevicata che rendeva difficoltoso il cammino, i familiari dovettero pagare non solo coloro
che trasportavano la bara alla cappella, ma anche la gente perché venisse a rendergli gli
onori funebri. Di Donna Cristina Abbatangelo esiste anche un gigantesco ritratto che
la mostra seduta su unelegante poltrona, ricoperta di gioielli e mentre tiene in
mano due monete. Donna Cristina dispose nel suo testamento che la cappella gentilizia di sua propria proprietà, di recente costruita in agro di Grassano, alla contrada Spineto e Pozzo, ove presentemente riposano le ossa di suo marito, padre e altro congiunto, deve accogliere le sue spoglie e immediatamente dopo la deve consegnare al Presidente di questa opera pia, Congregazione di Carità, che avrà lobbligo di curarne la manutenzione. Resta vietato di potere dare altra destinazione alla cappella, ed è egualmente vietato di potere introdurre nessuna altra spoglia o avanzo, deve sempre conservarsi comè presentemente. Dovrà pure il Presidente pro tempore fare celebrare, in ogni anniversario, nella stessa cappella una messa in suffragio dellanima della testatrice e unaltra messa nel giorno di tutti i Santi6. Oggi allo scioglimento dellE.C.A. di Grassano (Ente Comunale di Assistenza), che era subentrato nella gestione della cappella durante nel periodo fascista alla soppressione della Congregazione di Carità7 di Grassano, questo edificio è diventato di proprietà del Comune di Grassano che, dopo un lungo periodo di abbandono, lo ha affidato in custodia temporanea a Grazia Spagna, ultima discendente diretta della signora Abbatangelo, in attesa di un restauro che lo restituisca alla fruizione di tutta la comunità grassanese. ____________________ 1 Il progetto della cappella Abbatangelo fu redatto dal geometra Maglietta nel 1888, mentre i lavori di decorazione dellinterno furono affidati al pittore e scultore napoletano Paolo Restivo. 2 Questa leggenda è trascritta per intero anche da Giovanni Abbate, La Basilicata e Grassano: due nomi un solo destino, ed. Liantonio, Matera, 1972, pp.28-29. 3 Comune di Grassano, Atti di Stato Civile. 4 Come leggiamo nel suo testamento rogato dal notaio Magnante il 20 febbraio 1907, ed anche in quello rogato il 5 gennaio 1908 dal notaio Francesco Paolo Cuzzolini. 5 Ibidem. 6 Ibidem. 7 Cfr. Pontillo Innocenzo, La Congregazione di Carità di Grassano, in AA.VV., Grassano nel Ricordo e nella memoria, edizione Quaderni Grassanesi, Grassano, 2000. |
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