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“Di qua, ai miei piedi, le case del paese (di Grassano), con i loro tetti giallognoli, e poi la discesa ondulata e grigiastra del monte, fino al Basento, ....
Paesi lontanissimi appaiono da ogni parte, come vele sperdute su questo mare, ...; altri più vicini, paiono navigare avvicinandosi al porto, fino a Grottole,
là di faccia, dietro la cappella di sant'Antonio,
e ai suoi due alberi sperduti nel deserto”

Carlo Levi

 

 

Salire sull'Altopiano di "Sant'Antun", nome dialettale di Sant'Antonio Abate, in macchina o a piedi, è sempre un viaggio affascinante tra paesaggi mozzafiato e grandi silenzi interrotti solo dal suono del vento. 
Non a caso molti dicono che, salendo in questo luogo solitario e splendido, non si può far a meno di sentire su di esso "il soffio di Dio".

Ancora oggi salendo sull'altopiano non è raro vedere volare il nibbio o correre tra la vegetazione lepri e volpi.
Anche la vegetazione presente, nonostante un incendio alcuni anni fa abbia distrutto quasi totalmente l’antico bosco lì esistente, è ritornata rigogliosa, mentre una folta macchia mediterranea sta rioccupando i brulli costoni dell’altipiano dove, in primavera ed in autunno, si sente un odore particolare, formato dalle varie essenze che qui crescono spontanee tra le rocce e vicino alle tante grotte naturali che si aprono nelle asperità del terreno.

Le rovine di Altogianni appaiono all'improvviso, a ridosso della strada sterrata che porta al Santuario. Di questo centro fortificato rimane ben poco nella memoria delle nostre genti se non il nome, qualche data e nulla più.
Secondo la storiografia ottocentesca l’abitato fu abbandonato nel ‘600 in seguito ad un terremoto e ad una terribile pestilenza.

Affiorano ancora dal terreno resti di mura, di fortificazioni, di camminamenti e su tutto svetta un resto di fortificazione che, erroneamente, viene indicata come "la torre". Silenziosa testimonianza di una comunità ormai scomparsa.

Dai ruderi si gode una vista magnifica sulle valli del Bradano e del Bilioso e "l’occhio spazia in ogni direzione su un orizzonte sterminato, identico in tutto il suo cerchio. Si è come in mezzo a un mare di terra biancastra, monotona e senz’alberi" (Carlo Levi).

za1.jpg (9906 byte)Il Santuario di Sant'Antonio Abate probabilmente è la più antica costruzione religiosa esistente nel territorio del comune di Grottole, dal quale dista 14 chilometri.
La storiografia ottocentesca afferma che venne edificato dopo "il 1371 per volere della regina Giovanna I". Più realisticamente questo insediamento faceva parte della complessa rete europea di Ospedali fondati dai Canonici dell’Ordine Antoniano di Sant'Antonio Abate di Vienne. Un Ordine che si dedicava alla cura delle malattie contagiose e in special modo dell’Herpes zoster, che viene chiamato ancor oggi "fuoco di Sant'Antonio".

A partire dal XVIII sec., il Santuario fu alle dipendenze dell'Ordine Costantiniano, finché alla fine dell'ottocento il Santuario passò alle dirette dipendenze della diocesi di Matera che lo ha affidato alla cura del clero di Grottole.

La struttura architettonica del Santuario è assai semplice. La chiesa ha una facciata a capanna ingentilita da una finestra circolare, ora murata, mentre sul portone  l'entrata troviamo in una piccola nicchia una statua policroma del Santo.

L'interno della chiesa è diviso in due navate, in fondo alla navata centrale vi è l'altare maggiore che accoglie la statua di Sant'Antonio Abate. Accanto alla chiesa vi è l’antico "conventino" oggi, purtroppo, pericolante.

Da secoli le nostre genti si recano in pellegrinaggio in questo luogo per chiedere la "grazia", per fare festa, per devozione. Pellegrini giungevano e giungono da Grottole, Grassano, Miglionico, Pomarico, Ferrandina e Salandra a piedi.

In piccoli gruppi salgono sull’altipiano e fanno trascorrere le lunghe ore di viaggio pregando, cantando e ricordando le tante leggende che sono legate a questo luogo, a "Sant'Antun" e ai suoi miracoli.

Attualmente la chiesa del Santuario viene aperta ai fedeli il 17 gennaio ed in occasione della festa popolare che si svolge in onore del santo il primo martedì successivo alla Pentecoste, preceduta da una notte di veglia al Santuario.

Per giungere sull’altipiano di Sant'Antun” partendo da Matera consigliamo di prendere la strada Provinciale che porta a Grassano. Dopo mezz'ora, dopo aver passato il bivio per Grottole, troviamo sulla destra un cartello indicatore (affiancato da un altarino votivo) che segnala la strada comunale, sterrata nell'ultimo tratto, che porta al Santuario.

La strada è costeggiata da numerose croci devozionali di legno ma, solo dopo aver superato i ruderi dello scomparso abitato di Altojanni, si giunge sull'altopiano... Ai suoi margini, spicca il Santuario.

Scrive Mara Romaniello che "oggi su quell'altopiano brullo e battuto dai venti [...] solo la chiesa pare ergersi intatta a sfidare il tempo e viene aperta alla devozione dei fedeli il 17 gennaio e durante la festa popolare che si svolge il primo martedì successivo alla Pentecoste.
Ci piace pensare a quanta strada si percorreva a piedi nei secoli passati per raggiungere il Santuario, forse con più pazienza di quella che accompagna oggi il viaggiatore frettoloso e timoroso di bucare una gomma a inerpicarsi con l'auto per queste strade dissestate.

Ci piace pensare che Sant'Antuono non sia stato dimenticato dai pochi abitanti dei paesi vicini, lontani essi stessi, come il loro Santuario, dalle vie del traffico e della velocità. Ci piace immaginare che saremo qui il 17 gennaio per visitare la chiesa aperta ai fedeli e saggiare le tracce di una religiosità popolare che in Lucania annulla lo scorrere dei secoli".

 

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