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Di
qua, ai miei piedi, le case del paese (di Grassano), con i loro tetti giallognoli, e poi
la discesa ondulata e grigiastra del monte, fino al Basento, .... Carlo Levi
Salire
sull'Altopiano di "Sant'Antun", nome dialettale di Sant'Antonio
Abate, in macchina o a piedi, è sempre un viaggio affascinante tra paesaggi
mozzafiato e grandi silenzi interrotti solo dal suono del vento. Ancora
oggi salendo sull'altopiano non è raro vedere volare il nibbio o correre tra la
vegetazione lepri e volpi. Le
rovine di Altogianni appaiono all'improvviso, a ridosso della strada
sterrata che porta al Santuario. Di questo centro fortificato rimane ben poco nella
memoria delle nostre genti se non il nome, qualche data e nulla più. Affiorano ancora dal terreno resti di mura, di fortificazioni, di camminamenti e su tutto svetta un resto di fortificazione che, erroneamente, viene indicata come "la torre". Silenziosa testimonianza di una comunità ormai scomparsa. Dai ruderi si gode una vista magnifica sulle valli del Bradano e del Bilioso e "locchio spazia in ogni direzione su un orizzonte sterminato, identico in tutto il suo cerchio. Si è come in mezzo a un mare di terra biancastra, monotona e senzalberi" (Carlo Levi).
A partire dal XVIII sec., il Santuario fu alle dipendenze dell'Ordine Costantiniano, finché alla fine dell'ottocento il Santuario passò alle dirette dipendenze della diocesi di Matera che lo ha affidato alla cura del clero di Grottole. La struttura architettonica del Santuario è assai semplice. La chiesa ha una facciata a capanna ingentilita da una finestra circolare, ora murata, mentre sul portone l'entrata troviamo in una piccola nicchia una statua policroma del Santo. L'interno della chiesa è diviso in due navate, in fondo alla navata centrale vi è l'altare maggiore che accoglie la statua di Sant'Antonio Abate. Accanto alla chiesa vi è lantico "conventino" oggi, purtroppo, pericolante. Da secoli le nostre genti si recano in pellegrinaggio in questo luogo per chiedere la "grazia", per fare festa, per devozione. Pellegrini giungevano e giungono da Grottole, Grassano, Miglionico, Pomarico, Ferrandina e Salandra a piedi. In piccoli gruppi salgono sullaltipiano e fanno trascorrere le lunghe ore di viaggio pregando, cantando e ricordando le tante leggende che sono legate a questo luogo, a "Sant'Antun" e ai suoi miracoli. Attualmente la chiesa del Santuario viene aperta ai fedeli il 17 gennaio ed in occasione della festa popolare che si svolge in onore del santo il primo martedì successivo alla Pentecoste, preceduta da una notte di veglia al Santuario. Per giungere sullaltipiano di Sant'Antun partendo da Matera consigliamo di prendere la strada Provinciale che porta a Grassano. Dopo mezz'ora, dopo aver passato il bivio per Grottole, troviamo sulla destra un cartello indicatore (affiancato da un altarino votivo) che segnala la strada comunale, sterrata nell'ultimo tratto, che porta al Santuario. La strada è costeggiata da numerose croci devozionali di legno ma, solo dopo aver superato i ruderi dello scomparso abitato di Altojanni, si giunge sull'altopiano... Ai suoi margini, spicca il Santuario. Scrive
Mara Romaniello che "oggi su quell'altopiano brullo e battuto dai venti [...]
solo la chiesa pare ergersi intatta a sfidare il tempo e viene aperta alla devozione dei
fedeli il 17 gennaio e durante la festa popolare che si svolge il primo martedì
successivo alla Pentecoste. Ci piace pensare che Sant'Antuono non sia stato dimenticato dai pochi abitanti dei paesi vicini, lontani essi stessi, come il loro Santuario, dalle vie del traffico e della velocità. Ci piace immaginare che saremo qui il 17 gennaio per visitare la chiesa aperta ai fedeli e saggiare le tracce di una religiosità popolare che in Lucania annulla lo scorrere dei secoli". |
[ Grassano ]
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