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Quante volte entrando in una chiesa lucana o guardando una processione che attraversa uno dei tanti paesi della Basilicata abbiamo visto, esposta alla pietà dei fedeli, una statua della Madonna rivestita di abiti veri.

La pratica di vestire le statue delle Madonne ha origini antiche e pagane dalla vestizione delle statue lignee con ori e vesti preziose.
In Europa, nel Medioevo, si incominciarono ad addobbare le sculture di legno, di bronzo e di pietra, con ori e vesti preziose. Nel Rinascimento si rafforzò il culto mariano e si arricchirono i guardaroba delle Madonne, come dimostrano gli inventari esistenti.

Era una preghiera vestire la Madonna, una devozione, un rito, perché gli abiti, la biancheria, gli ori che la coprivano erano offerti dai devoti di ogni categoria sociale, per un voto fatto, per una grazia ricevuta, per la salvezza della propria anima.

La vestizione era un compito riservato alle donne che, a seconda dei luoghi, potevano essere solo le vergini, le donne sposate o le vedove.

Per la Madonna Addolorata non era esclusa la presenza degli uomini che, con mani amorose, partecipavano all’antico rito carico di simbolismo, allorquando al tramonto, con la chiesa chiusa e in un’atmosfera di pietà, vestivano la Madonna quasi che fosse un momento grande sacralità, non guardando al valore artistico della statua ma a ciò che rappresentava come "Regina del cielo, della terra e degli uomini".

wpe1F.jpg (11598 byte)La statua della Madonna, scendendo in processione per le strade nel giorno della festa, rivestita degli abiti più sontuosi che si possano immaginare doveva rappresentare il momento trionfale della vittoria della luce sul male.
A volte, come avveniva a Venezia o a Cosenza, a fine vestizione la Madonna veniva profumata, perché anche il profumo partecipava a conferire e a esaltarne il valore sacrale.

Ma le Madonne vestite non erano delle semplici statue, ma veri e propri manichini snodabili,  erano realizzate infatti con una meccanica di costruzione tale da facilitarne la vestizione.
Potevano essere completamente in legno, oppure avere strutture di ferro o di legno ricoperte di canapa, paglia, a volte di fieno e con alcune articolazioni, rispettando le parti anatomiche, sempre asessuate.
Forse per evidenziare la verginità di Maria prima e durante il parto, erano abolite le zone pubiche e i seni, quasi mai accennate.

Gli abiti invece rispecchiavano fedelmente i modi di vestire delle donne dell’epoca, popolane o nobildonne, ed erano caratterizzati dalla preziosità dei tessuti di un tempo realizzati con disegni, telai e lavoro manuale, dai colori brillanti e dai ricami preziosi.
Lo stesso dicasi per la biancheria: corpetti, manichette, camiciole, sottogonne, sottane in cotone, lino e canapa ricamata ed ornata da merletti realizzati ad ago, a fuselli, all’uncinetto e da semplici ricami.

Le parrucche delle Madonne erano realizzate con capelli veri, con canapa o seta ed erano le pettinatrici ad occuparsi della conservazione.
Esse erano usate per coprire teste calve scolpite appositamente o, per moda, teste con acconciature già intagliate.
Gli ori, che si apponevano sugli abiti o su un apposito supporto espositivo, costituivano i doni dei devoti, spesso convertiti in moneta per sopperire alle necessità della chiesa di cui le immagini sacre erano titolari.

Anche a Grassano è rimasta memoria di questa antica e pia tradizione infatti troviamo, custodite nelle sue chiese, ben tre Madonne vestite, un numero davvero cospicuo per una così piccola comunità.
Si tratta in tutti e tre i casi di Madonne Addolorate, la più antica delle quali è forse proprio la Madonna custodita nella chiesa Madre. Bellissimo è il suo viso di porcellana incorniciato da una magnifica parrucca, assai ricco e sontuoso è il suo abito di fine settecento completato da   splendidi ricami, da candide sottane e sottogonne.

Un’altra Madonna è custodita presso la cappella della Madonna di Pompei, tra le tre è quella di più rozza fattura, ha un vestito assai semplice seppur completato da diversi semplici accessori.

Infine troviamo la bella Madonna custodita nella chiesa del Carmine, assai fine è il suo viso, assai ricco il suo corredo e, cosa assai curiosa, sotto il vestito e la sottana indossa un saio francescano.

Oggi queste statue, rivestite con i loro abiti più sontuosi, se ne stanno polverose e dimenticate nelle nostre chiese, testimoni mute di un pio rituale ora dimenticato.

Esse stesse con i loro abiti costituiscono un documento storico dell’abilità e del gusto nel vestire raggiunto, nella nostra comunità, nei secoli passati, e della pietas religiosa della nostra gente.

 

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