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Il termine favola deriva dal latino fari (dire,
narrare), si riferisce solitamente ad una breve narrazione in forma poetica o in prosa
nella quale parlano ed agiscono animali o cose inanimate, da cui l'autore fa scaturire una
verità ed un insegnamento morale.
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La Volpe e la Calandra ('A Volp e 'a Calandr)
C'era una volta una Volpe che possedeva un appezzamento di terra. Un giorno
incontrò la Calandra e le disse: La Calandra andò ad arare, ma comare Volpe non andò a sarchiare. Appena la Calandra s'avvide che i lavori non erano stati eseguiti, si recò dalla Volpe e si risentì.
A lavoro ultimato, si presentò la Volpe per procedere alla
spartizione, pretendendo per sè il grano e lasciando la paglia al povero pennuto. Dopo che il cane ebbe mangiato, l'uccello prese un recipiente per misure agrarie del posto e si recò assieme al cane dalla Volpe. Giunta in prossimità della casa di questa, fece nascondere il cane sotto il recipiente e bussò alla porta della casa della Volpe, alla quale disse d'aver fatto ripensamento e d'essere disposta a prendere per sè la paglia. Con la scusa d'essere stanca, la Calandra pregò la Volpe di prenderle quel recipiente che essa, per debolezza, non poteva sollevare. Non appena il contenitore fu mosso, il cane uscì da sotto e con un morso strappò il naso alla Volpe che, presolo in mano, scappò via, dicendo:-San Parpaglia, non voglio nè grano, nè paglia! -San Parpaglia, non voglio nè grano, nè paglia!
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Il Lupo e la Volpe ('U Lup e 'a Volp)
C'era una volta compare Lupo mezzo morto di fame. -Eh!, rispose comare Volpe, - devo andare al fiume a pescare -. - Beh! anche se non vuoi, disse il Lupo, portami con te -. - Vieni, rispose la Volpe, tu con un p'dal (orinale) ed io con una fascedd (fascio di sarmenti) un po' di pesce prenderemo -. Così fecero. Il Lupo si attaccò al collo un bel p'dal, la Volpe trovò una fascedd ed andarono a pescare. Ma il p'dal si riempì di acqua tirando giù il Lupo. - Aiutami, aiutami, comare Volpe -, gridava il Lupo. Ma quella uscì dall'acqua e si mise a ridere. Il Lupo poveretto, stava annegando, ma vide passare un falco e si mise
a gridare: - Compare falco rompi questo p'dal che poi quando mangerò l'agnello ti
conserverò le interiora! -. Passò un po' di tempo ed il Lupo, sempre morto di fame, rincontrò la Volpe. Nel vederla disse: - Brutta Volpe mi portasti a pescare per farmi morire? Ah, ma ora ti uccido! -. - Ooh , non uccidermi, disse la Volpe, così ti mostro un casolare
e ti faccio fare una mangiata di ricotta! -. Entrarono e si misero a mangiare. Il Lupo mangiava e mangiava proprio
come un Lupo, ma la Volpe, furba, ogni tanto andava a misurarsi al buco dell' uscita. Il padrone, sentendo urlare, corse al casolare e picchiò a lungo il
Lupo. Il povero Lupo, mezzo morto ma con la pancia piena, se ne stava andando, quando vide
la Volpe allungata a terra che urlava: - Eh!, rispose la Volpe, non ce la faccio se tu non mi porti sulle spalle! -. Il povero Lupo si mise la Volpe sulle spalle e, zoppo e zoppo
camminava ...e la Volpe cantava: Così il Lupo accompagnò la Volpe, fino a casa sulle spalle. Passò del tempo, il Lupo dimenticò le botte ed andò a
trovare la Volpe che nel vederlo gli disse di non alzare gli occhi al soffitto perchè
aveva gli imbianchini. Il Lupo, fece anche lui così. Ma questa volta il carrettiere non si fece imbrogliare, prese il fucile e corse dietro al Lupo che poveretto correva così veloce che non vedeva la strada che faceva!
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Zia Formica (Zia F'rmecul)
Una domenica, mentre scopava trovò un soldo e pensò:
Passò un asino.... - Comare Formica che cosa fate?-. - Mi pettino perchè voglio sposarmi!-. - Mi volete per marito?-. - Fammi sentire come fai la notte?-. - Ihoh, ihoh, ihoi, ihoi!-. - Non ti voglio, non ti voglio, mi spaventi, mi spaventi-.
Passò un maiale... - Comare Formica che fate?-. - Mi pettino perchè devo sposarmi-. - Mi volete per marito?-. - Fammi sentire come fai la notte?-. - Ngru, ngru, ngru!-. - Non ti voglio, non ti voglio, vattene, vattene, mi spaventi-.
Passò un bel gallo e disse... - Comare Formica cosa fate?-. - Mi pettino perchè voglio sposarmi-. - Mi volete per marito?-. - Fammi sentire come fai la notte-. - Chicchirichiii!-. - Non ti voglio, non ti voglio, ho paura-.
Dopo passò zioTopo... - Comare Formica cosa fate?-. - Mi pettino perchè voglio sposarmi?-. - Mi volete per marito?-. -Fammi sentire come fai la notte?-. - Ziu, ziu, ziu!-. - Ti voglio, ti voglio, ti voglio -. Così zia Formica e zio Topo si sposarono. La domenica zia Formica
prima di andare a messa disse a zio Topo: Quando la Formica tornò a casa non trovò zio Topo. Dopo aver
aspettato un bel po' pensò: Ma quando versò la minestra nel piatto vide zio Topo morto!!!
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[ Grassano ]
Per approfondire:
DOMENICO BOLETTIERI
ORTENSIO RUGGIERO (a cura di), Favole Grassanesi, Quaderni Grassanesi, 1995 |
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