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             Ci sono luoghi che sanno raccontare la storia di un popolo e la sua terra. I “Cinti” di Grassano (Basilicata) è uno di questi.
Si tratta di un suggestivo sito geologico, naturalistico e architettonico, posto a poche centinaia di metri dal centro storico del Comune di Grassano ai piedi dei ruderi dell’antico Castello dei Cavalieri di Malta e della Chiesa Matrice che, da secoli, fanno da guardia allo stretto sentiero sterrato che attraversa questo luogo.

Percorrendolo ancora oggi si costeggia, da un lato, una profonda scarpata e dall’altro lato una ripida parete che rappresenta un vero e proprio spaccato della storia geologica della valle del medio Basento, costituita dalla sovrapposizione alternata di strati conglomeratici e sabbie di circa 1-2 milioni di anni fa.
       La formazione conglomeratica è formata dall’assemblaggio di ciottoli di varie dimensioni e colori di diversa origine, cementati da una matrice molto scarsa. Mentre nelle sabbie, dai colori che vanno dal rosso ruggine al giallo paglierino, sono riconoscibili stratificazioni incrociate concave, evidenze di antichi canali scavati dalle acque, e spesso sono rinvenibili conchiglie e biturbazioni che ci ricordano come questo luogo, milioni di anni fa, fosse lambito dal mare.

In questa imponente “montagna di terra” sono state scavate nei secoli numerose cantine e “niviere”, che sono circondate da vegetazione suggestiva e multiforme che cresce spontanea tra giganteschi massi di roccia e spettacolari fratture nel terreno dove nidificano rondini, corvi e su cui volteggiano  il verzellino, il cardellino e il verdone, uccelli tipici di queste zone.
      Qui, scriveva Carlo Levi nel Cristo si è fermato ad Eboli, “l’occhio spazia in ogni direzione su un orizzonte sterminato, identico in tutto il suo cerchio. Si è come in mezzo a un mare di terra biancastra, monotona e senz’alberi. [...] il grande mare informe, al di là del Bilioso, delle grotte dei Briganti e dei monachicchi, e di Irsina, irta su di un colle ispido. Paesi lontanissimi appaiono da ogni parte, come vele sperdute su questo mare, [...] altri più vicini, paiono navigare avvicinandosi al porto, fino a Grottole, là di faccia, dietro la cappella di Sant’Antonio, e ai suoi due alberi sperduti nel deserto”.

Lungo il sentiero, dopo il taglio della formazione boscosa che ricopriva questo versante della collina, ha trovato spazio una vegetazione semi-naturale di tipo secondario ed arbustivo fatta soprattutto di erbe aromatiche dagli odori forti e persistenti, tanto che questa zona si configura come una propria isola olfattiva.

Lungo i vecchi muri delle cantine possiamo rinvenire numerose piante ruderali comuni come la parietaria (Parietaria diffusa) l’ortica e l’orzo selvatico. Mentre tra le fenditure delle rocce vegeta l’Ombelico di Venere minore (Umbilicus horizontalis), una pianta che si caratterizza per la grossa concavità a forma di ombellico posta al centro della foglia nel punto di inserzione del picciolo, ed anche la Borraccina arrossata (Sedum rubens). Invece negli ampi slarghi sassosi alla base delle ripide pareti dei Cinti, dove si accumulano ammassi detritici formati dalla disgregazione delle formazioni geologiche sovrastanti, troviamo il Verbasco coda grossa (Verbascum macrurum) una pianta che durante la tarda primavera non passa inosservata per la sua imponente struttura coronata da numerosi fiori gialli.

wpe34.jpg (5413 byte)Un’altra pianta, tipica degli ambienti aridi, che cresce tra le siepi e lungo i bordi del sentiero è il Cardo mariano (Silybum marianum) di cui, sino a qualche decennio fa, i pastori avevano l’abitudine di mangiare, come insalata, la rosetta basale e come companatico i fusti decorticati, mentre i semi del Cardo sono ghiotto alimento del cardellino, un volatile che proprio da questa predilezione ha mutuato il nome.

Durante la primavera, lungo il sentiero sterrato, non è raro vedere uomini e donne chini a recidere con dei coltelli le tante piante di Cicoria comune (Cichorium intybus) che qui crescono spontanee insieme all’origano e alla menta selvatica e ai cespugli di more e a tante altre essenze vegetali che sarebbe davvero lungo elencare.

 

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