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Centro di Cultura e Tradizioni Popolari “Ernesto De Martino” , Ferrandina, Ferrandinese, Finisterre, Cultura popolare, dialetto lucano, Basilicata, Mangieri, Poesia, pittura, arte, Concorsi letterari

 

 

 

 

Ferrandina, Uggiano vecchia? Padre Carlo Palestina rinnova la storia


di Andrea Cavallo tratto da "Obelanum", Anno 2, n. 8 , settembre 2004

 

 

Il 18 agosto 2004 è stata presentata la “Guida storico-artistica di Ferrandina” di padre Carlo Palestina. La scelta della Chiesa Madre si è imposta per motivi storici, l’impianto bizantino della chiesa dedicata a S. Lorenzo risale al VII secolo, dunque è la chiesa più antica. I cittadini sono accorsi numerosi, alla manifestazione erano presenti il Sindaco di Ferrandina, il Sindaco di Potenza, l’Assessore provinciale alla cultura, Nicola Pavese presentava la serata.
Dopo i saluti degli ospiti la parola è stata data a Padre Carlo Palestina, che ha ripercorso  momenti della sua ricerca storica, le difficoltà incontrate, le scoperte fatte presso l’archivio di Napoli.
Questo libro, edito dalla S.T.E.S. nel mese di agosto 2004 a Potenza, ripropone in sintesi le tesi già esposte più ampiamente nella ponderosa opera in cinque volumi, in più è corredato dalle splendide foto di Rocco Scattino.
Nell’introduzione Nicola Pavese propone una passeggiata a piedi nel centro storico a partire dalla Chiesa Madre, risalendo poi verso i monasteri di Santa Chiara  e San Domenico, per finire al Purgatorio visitando i palazzi signorili.
Seguono poi le notizie archeologiche sulle testimonianze enotrie, magno-greche, lucane, ricostruite dall’immenso lavoro di Adamesteanu e di De Siena. La ricostruzione  del castello di  Uggiano fatta al computer accende la speranza di una riqualificazione dell’area del  castello, per farne un centro di interesse storico archeologico.

La ricchezza delle notizie sul centro storico e sull’agro di Ferrandina rendono piacevole la lettura. Lo si potrebbe utilizzare sia come guida storico-artistica, sia come compendio storico nell’insegnamento scolastico.
Non me ne voglia Padre Carlo, ma sono necessarie alcune integrazioni per una maggior fruibilità dell’opera: innanzitutto, sembrerà banale, ci vorrebbe un indice per la ricerca degli argomenti, in secondo luogo manca una piantina della città.
Tolti questi due appunti il libro è bellissimo e spero venga acquistato da tutti i cittadini di Ferrandina, anche quelli che si sono trasferiti  in altre città o all’estero.

Padre Carlo è ritornato con ostinazione sul problema delle origini, il suo assillo è di cancellare il mito del terremoto: “toglietevelo dalla testa!”  ha ripetuto durante la serata di presentazione, “si tratta di un abbaglio del Centola”, che riporta una lettera di Federico II al Cardinale Vito Pisapiello l’11 novembre del 1498  andata perduta.
Gli studi geologici confermano la data del terremoto , tra il 4 e il 5 dicembre 1456, ma ritengono che i danni per la Basilicata fossero assai limitati. Una storia nota, si esagerano i danni di una catastrofe naturale per ottenere aiuti economici, niente di nuovo sotto il sole.

Dalle numerose testimonianze archeologiche risulta che ‘Oblanum’ era il nome attribuito alla rocca  da cui presero poi la denominazione gli abitanti “Obelani”. Il centro storico di Ferrandina, costituito dalla Cittadella, in zona Piana, da Pizzofalcone e Croce Missionaria costituiva una fortezza naturale ben più importante del castello di Uggiano.
Padre Carlo ribalta il mito del terremoto: Ferrandina non è stata fondata dagli abitanti del castello di Uggiano, al contrario gli abitanti di Ferrandina (Obelanum)  sentono il bisogno di proteggere i feudi e i casali sparsi nel territorio con una fortificazione interna.
Ulteriore prova  a suffragio di questa tesi è il numero degli abitanti, calcolato in base alla tassazione focatica, circa 3000 abitanti.
Una tale popolazione non poteva certamente essere insediata sui pendii scoscesi del castello. Veniamo ora alla “fatidica data del 1494”  riportata nell’iscrizione posta sulla porta del Palazzo Comunale di Ferrandina.
L’iscrizione è stata riprodotta nel 1606 da un’antica lapide, mancano però documenti di archivio che confermino quella data. L’unico avvenimento legato alla data del 1494 è la morte del re Ferrante.
L’ipotesi più verosimile sembrerebbe quella di Biagio La Fratta, come scrive il Palestina, “Federico , dopo l’incoronazione a re del 1497,prima di spostarsi per sempre a Napoli, abbia inteso dare un chiaro significato celebrativo per solennizzare l’attribuzione della città al re Ferrante che aveva inteso ingrandirla.. o più probabilmente a Ferrandino, che con la sua morte precoce gli aveva lasciato spazio per ascendere sul trono degli aragonesi”.
Dunque - conclude Padre Carlo- se dopo le prove inoppugnabili che vi ho fornito volete continuare a credere al mito del terremoto, fate pure, ma sappiate che ciò che affermo deriva da documenti e non da congetture. Senza documenti non si fa storia”.
Grazie Padre Carlo per il dono che hai fatto ai ferrandinesi, gli hai restituito la memoria del tesoro che hanno sotto i loro occhi e che spesso non sono in grado di valorizzare.
Ora attendiamo l’impulso delle Istituzioni,l’impegno delle associazioni culturali, l’interesse dei cittadini, per rendere leggibile nel centro abitato le tracce del passato. E’ necessario affiggere dei cartelli per indicare al turista l’origine storica dei monumenti, occorre stabilire con i proprietari dei palazzi signorili degli accordi  per consentire visite. Resta ancora da risolvere il problema di Uggiano, rudere storico importantissimo, ma proprietà privata. Non è concepibile che sulle guide turistiche della Basilicata Ferrandina non venga neppure menzionata.
Non è possibile che all’ingresso di Ferrandina manchi un cartello turistico con le indicazioni dei principali monumenti di interesse storico artistico. Si deve sviluppare una cultura diffusa affinché si affermi la consapevolezza che il futuro del nostro paese sarà monco senza una valorizzazione del suo centro storico. Alcuni anni fa Rainer Bigalke, professore di dialettologia presso l’Università di Osnabruck  in Germania, venuto a Ferrandina per una conferenza sul dialetto, ci portò un articolo della rivista Spiegel in cui si affermava che la  Basilicata è l’unica zona ancora vergine  adatta ad un turismo colto.
Dobbiamo fare tesoro di questo suggerimento e immaginare l’inserimento del nostro paese nei circuiti turistici del materano, evitando un distruttivo turismo improvvisato. C’è bisogno di giovani preparati coadiuvati dagli studiosi come Padre Carlo Palestina, che abbiano la fantasia di inventarsi nuove professioni e il coraggio di intraprenderle.
Presso l’Università della Basilicata è stata istituita una cattedra di ‘Urbs turismo’  per la riqualificazione dei centri storici in via di spopolamento. I tempi sono maturi, gli stimoli non mancano. Padre Carlo Palestina ha acceso una speranza che spero non sarà lasciata cadere. 

   


 

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Il castello di Uggiano di Ferrandina
Fotogalery di G. TAddeo

L'insediamento di Uggiano
da Basilicata Regione Notizie

 

 

 
   
 
 


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