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Centro di Cultura e Tradizioni Popolari “Ernesto De Martino” , Ferrandina, Ferrandinese, Finisterre, Cultura popolare, dialetto lucano, Basilicata, Mangieri, Poesia, pittura, arte, Concorsi letterari |
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La memoria Folcloristica.Il carnevale a cura di Anna Maria Mangieri
Il termine carnevale deriva probabilmente dal latino carrus navalis, carro navale, termine reinterpretato con carnem levare (togliere la carne) che, inserendosi formalmente nel calendario festivo cristiano, occupa lo spazio immediatamente precedente la Quaresima (a partire da una data variabile secondo le tradizioni locali: in Basilicata si parte il 17 gennaio, festa di SantAntonio) e termine ultimo è nel rito romano il martedì precedente al mercoledì delle ceneri, in cui come sapete è dobbligo lastinenza dalla carne. Nel rito ambrosiano invece lultimo giorno è il sabato precedente la prima domenica di Quaresima. Il confronto con la religione cristiana può continuare mettendo in antitesi la Settimana grassa: martedì grasso, giovedì grasso, con la Settimana Santa: giovedì, venerdì e sabato santo, così come la stessa Passione di Cristo, che vede, in alcune tradizioni, la sua contraffazione irriverente nella passione di Carnevale: un re per burla, che alla fine del periodo viene simbolicamente ucciso. Qui non sto a spiegare tutti i significati e le valenze di simili
riti, che investono, o almeno investivano, comunque una sorta di desiderio di riscatto
e di rivalsa del popolo nei confronti sia di classi sociali egemoni (e nel periodo
di carnevale tutto era permesso) che nei confronti di una condizione storica, ma anche
naturale, di sottomissione e soccombenza.
E il comico non è, o non solo, tutto ciò che fa ridere ma è una chiave di traduzione della vita, dei suoi aspetti, dei suoi problemi. Questa dimensione del comico è importantissima anche per seguire lo svolgimento di tutta la cultura. La dimensione del carnevalesco non è solo quella che rileviamo nel carnevale di questo o quel paese ma è proprio una dimensione in cui collochiamo una certa visione del mondo e della vita. E stata spesso notata la rassomiglianza tra i saturnali antichi e il carnevale dellItalia moderna: in Italia, Spagna e Francia, nei paesi in cui linfluenza di Roma è stata più profonda e duratura, un cospicuo carattere del carnevale è quella burlesca figura che rappresenta questo periodo di feste e che, dopo una carriera di gloria e di dissipazioni viene simbolicamente uccisa. Allorigine di tutto è comunque il rito, che vede la
sua celebrazione attraverso la rappresentazione del dramma (partendo proprio da quello
profano), con e nelle feste popolari. Proprio queste concezioni magiche hanno ispirato tante cerimonie e usanze di cui senzaltro il Carnevale è la maggiore e che si è andato via via esprimendo in forme drammatiche come: - per quel che riguarda le Personificazioni del Carnevale e della Quaresima nei: Contrasti fra Carnevale e Quaresima, nelle Befanate profane e nella Rappresentazione dellOmo salvatico e della Capra Barbana; - per quel che riguarda i riti di eliminazione del male nei: Testamenti, bosinade e altre satire carnevalesche; Processo condanna e morte di carnevale, cui assisteremo anche qui stasera e le Giudiate, le Barabbate e scene della uccisione di Arlecchino; - Per quanto attiene invece ai riti di propiziazione: nei Bruscelli, farse di carnevale (contesa e assegnazione della sposa al vincitore); Mariazi e riti nuziali di una sola coppia; rappresentazioni di maschere agli inizi della commedia dellarte, Buffonate e forme carnevalesche minori. Lo svolgimento sostanzialmente allaperto dei riti facilita la partecipazione dellintero gruppo religioso-sociale per cui il rito stesso si compie. Esempio di rappresentazione drammatica: è Il Testamento
del Porcello, di cui il più antico, a quanto si sa, (IV sec. D.C.), è quello del
porcellino Grunnio Corocotta che veniva recitato a scuola fra le risate di schiere di
ragazzi. In effetti da noi, proprio qui a Ferrandina, non si è
sviluppata, o è andata irrimediabilmente perduta, una vera e propria drammatizzazione
delle feste carnevalesche, che sono rimaste in qualche modo un po costrette,
confinate nellambito delle cosiddette serenate. Le poche notizie che abbiamo di antiche celebrazioni ci sono fornite dal Canonico Don Nicola Caputi che, nel suo cenno storico su Ferrandina, pubblicato nel 1859 ricorda che alcuni individui, con grosse chiazze nere sulla faccia, con cappelloni laceri e malconci sulla testa [...] "ballavano e bevevano nelle strade e che altri ben vestiti rappresentavano" [...] qualche tratto di storia profana o di mitologia, eseguendo concerti di ballo e gettando confetti ai curiosi intervenuti E dallo stesso reverendo Salvatore Centola nel suo libro su
Ferrandina, pubblicato la prima volta nel 1931, che richiama espressamente e
brevemente lusanza delle serenate. Tornando alle serenate: queste erano accompagnate dal cupa
cupa, per le strade ed erano impostate su richieste di cibo in cambio del canto,
anche in applicazione di una formula rituale ben precisa, che è quella della richiesta
che non può essere evasa con un rifiuto che sarebbe una grave mancanza
nei confronti della collettività. Nel canto si richiedono cibi preziosi, da tempi grassi
appunto, come la salsiccia e la ricotta, ma non viene disdegnata lannugghie,
che è una sorta di salame più povero. |
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