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Centro di Cultura e Tradizioni Popolari “Ernesto De Martino” , Ferrandina, Ferrandinese, Finisterre, Cultura popolare, dialetto lucano, Basilicata, Mangieri, Poesia, pittura, arte, Concorsi letterari |
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I canti
della tradizione: Altalena, sogni, di Anna Maria Mangeri tratta da "Obelanum" , anno 2, n. 9, novembre -dicembre 2004
Non
possiamo relegare l’altalena di una volta al ruolo di semplice
svago, perché assumeva vari significati rituali: oltre al valore
propiziatorio durante le feste agrarie, assumeva nella sfera
psichica individuale, durante la pubertà, anche valenza
sessuale. I canti che la accompagnavano erano canti d’amore e uniformavano il loro ritmo al senso inebriante del librarsi nell’aria, all’inevitabile sensazione di risveglio in un periodo dell’anno in cui anche la natura si risvegliava, in una straordinaria combinazione di valenze simboliche di tipo agrario e sessuale. I motivi ricorrenti vedono alternarsi scene di caccia in metafora o incontri d’amore, nei quali è spesso presente l’idea della trasgressione, che fa parte del gioco-rito e che può essere rappresentata dall’incontro fortuito in casa della donna o dal rapimento della rondine. Trasgressione che costituisce, in un certo senso, il modulo risolutore per rientrare nell’ordine naturale delle cose, per superare la crisi. Uno dei canti più belli è senz’altro "Mmienze a sta strade..."
Mmiènze a sta strade n.g-è nna rondinella In questa strada c’è una rondinella ca si ni prèisce di lu suua volare Che è felice del suo volo N.g-eri nu falcunette pinde e bbelle C’era un falchetto colorato e bello turnusciave ca l-aviie angappaie Le girava intorno per prenderla La mammi scia chiangenne chi li strade La madre piangeva per le strade Sand-Andonie mi falla lassaie. Sant’Antonio mio fagliela lasciare. No la pozzi lassaie è ttroppa bbella! Non la posso lasciare perche è troppo bella Ca cinga m-addummanne: Cè ccòusa bbella E chiunque mi chieda: Che cosa bella N.do la si ffatta sta caccia riiàle ? Dove l’hai fatta questa caccia reale? L- egghi fatte a lu bbosche di Maiella, L’ho fatta nel bosco di Maiella n.do iè la nèive ca non squaggia maie. Dove c’è la neve che non si scioglie mai Ondanì ondanà / scinne tu c-agghia ‘nghianà. Ondanì ondanà scendi tu che tocca a me.
Notissima
la metafora della rondinella ghermita dal falco, cui segue
l’invocazione al Santo perché intervenga a salvarla. In questa
versione è presente come finale il motivo della caccia reale
fatta nel bosco di Maiella, contaminazione da “Io voglio
andare alla fontanella”, che non pare aver luogo altrove.
Dolce, tenero e intenso, nonostante le malcelate allusioni all’amore fisico, il canto "Nu ggiorni l’ingundrabbe":
Nu ggiorni l-ingundrabbe / l-amor meia / mmienze a lu strittilicchie ca durmèia. Un giorno incontrai l’amor mio/ in un vicoletto che dormiva Ii li dicibbe: - Amòure non mi tuccuanna ! / So piccuiline e mmi metti paiura Io gli dissi: - amore non mi toccare/sono piccolina e mi spavento
E’ una
versione di All’acqua all’acqua, da cui differisce per l’inizio.
Il tema è quindi quello dell’appuntamento mancato, con notevoli
riferimenti al Convegno notturno del Nigra. |
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