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Centro di Cultura e Tradizioni Popolari “Ernesto De Martino” , Ferrandina, Ferrandinese, Finisterre, Cultura popolare, dialetto lucano, Basilicata, Mangieri, Poesia, pittura, arte, Concorsi letterari

 

 

 

 

I canti della tradizione:  Santa Lucia, dall’agiografia allo scongiuro


di Anna Maria Mangeri  tratta da "Obelanum" , anno 9, nov.-dicembre 2004

 

 

Da Vincenza Francolino, una vivace informatrice folklorica di Ferrandina e che ormai non è più con noi da tempo, è stata riferita una sequenza, tra il sacro e il profano, dedicata a Santa Lucia.  La vecchina comincia la sua serie incredibile di “memorie” proprio con una lode in onore della Santa. Una lode, con molti tratti dialogati, che rientra fra i canti narrativi religiosi e riporta una leggenda apocrifa che, trascurando l’evento della nascita, comincia dalla sua prigionia. 

Sanda Luciie andò na cella stiia,
Santa Lucia stava in una cella,

 tutti lu munne allumunate aviia.
Tutto il mondo aveva illuminato

Appena Sacra Corona la vede se ne innamora in virtù dei suoi occhi particolarmente belli e lucenti, tanto da sembrare d’argento, e la vuole per sé. Santa Lucia rifiuta e gli manda in dono proprio gli occhi da cui era stato tanto attratto.

Ii mi so nnammurate a ss-uòcchie luciènda,
Io mi sono innamorato di questi occhi lucenti

a mmi mi sèmbrene ca so d-ariggiènda !
mi sembra  come fossero d‘argento

Sanda Luciia cortese e ggendila
Santa Lucia cortese e gentile

si sceppe l-uòcchie e li mette in bbacila.
Si strappa gli occhi e li mette nel catino

Le guardie sono incaricate di ucciderla, ma il miracolo si compie e Santa Lucia, “meglio di prima”, viene accompagnata in Paradiso dagli angeli.

Il canto è ricco di riprese di vario genere, dalla ripetizione dell’intero verso alla formulazione della risposta cominciando dall’emistichio precedente.
Queste riprese potrebbero anche essere sintomo di un intervento “artistico”, se non dell’ultimo informatore, senz’altro di altri che lo hanno preceduto.

E sono facilmente individuabili i motivi comuni ad altre leggende a rimarcarne la facilità di trasmigrazione indipendentemente dal contesto.  Pure notabile il motivo diffusissimo in tutte le leggende degli angeli che scendono dal cielo.

Vincenza non si ferma e dopo aver ininterrottamente recitato i 72 versi della lode, quasi senza riprendere fiato, recita due preghiere che sembrano tradotte dall’italiano o, meglio, adattate al dialetto:

Sanda Lucìie da Rome venìie
Santa Lucia da Roma veniva

Per una granda cumbagnìie,
Con una grande compagnia

Pulite le strade, pulezzate le viie
Pulite le strade, pulite le vie

C’adda passà Sanda Lucìie
Che deve passare Santa Lucia

E così via. La prima preghiera di cui riporto i primi quattro versi, è in forma lirico-monostrofica a rima baciata, irregolare nella misura del verso proprio per effetto dell’adattamento linguistico.  La preghiera si conclude con una richiesta di grazie, come anche la seconda:

...

Con le  tue sante pupille
Fammi grazie a mmille a mmille.

 Sempre senza fermarsi, Vincenza conclude la sequenza dedicata a Santa Lucia  termina con un breve scongiuro, quasi ad evidenziare il legame, fortemente avvertito dal popolo, fra sacro e profano: si passa argento e oro sugli occhi e si invoca la  grazia di far passare le cataratte e il dolore:

Ii passe argiènde e iiòure
Io passo argento e oro

Famme passà pitatelle e ogne ddelòure
Fammi passare cataratte e ogni dolore.

Si direbbe che la recitazione di preghiere e leggende non fosse altro che la fase preparatoria allo scongiuro vero e proprio, in cui si condensa tutto il potere magico, via via accumulato. Lo scongiuro è breve, composto da due versi a rima baciata.

   


 

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