Home  |  Il Centro De Martino  |  Obelanum  |  Gallery  I  Finisterre  |  Scrivici  
 

 

Centro di Cultura e Tradizioni Popolari “Ernesto De Martino” , Ferrandina, Ferrandinese, Finisterre, Cultura popolare, dialetto lucano, Basilicata, Mangieri, Poesia, pittura, arte, Concorsi letterari

 

 

 

 

Mimì Bellocchio (1932-1988)


a cura di Anna Maria Mangieri 

 

 

Mimì Bellocchio è nato a Ferrandina il 26 novembre del 1932 ed è morto a Potenza il 2 giugno 1988. Insegnante di scuola elementare, diplomato presso l’Istituto magistrale di Matera, ha abitato per molto tempo da solo in Via Pietro Micca, in un monolocale, dove ha scritto poesie e commedie ispirandosi alla vita quotidiana della gente di Ferrandina, registrando i suoni del dialetto e ricercando e usi abitudini mestieri superati dalla civiltà della tecnica, che non doveva amare molto.
Verso i vent’anni abbracciò il protestantesimo degli Avventisti del Settimo Giorno, appartenenza che visse con tanta fedeltà da non accettare di insegnare alle elementari perché la sua religione proibiva il lavoro di sabato.
Emigrò in Germania dove trovò lavoro, ma dove si rafforzò il suo legame con Ferrandina, mai attratto dalla vita anonima delle grandi città.
In una lettera ad un amico confidava la sua nostalgia per la piccola città fatta di case piccole, con i muri sgretolati, con le viuzze contorte come il carattere dei suoi abitanti, scontrosi e litigiosi, ma schietti e leali.
Durante il suo soggiorno in Germani tenne un sermone in tedesco nella speranza di essere accolto nella comunità avventista, esperienza che lo deluse enormemente.
Fu paziente come Giobbe nel sopportare l’isolamento sociale forse proprio per la sua scelta religiosa e per il suo stile di vita francescano che nessuno comprendeva né tantomeno approvava.
Ebbe un acuto senso dell’umorismo nel cogliere gli aspetti paradossali della vanità umana che poi dissolveva nell’arguzia vernacolare. Seppe cogliere i grandi problemi dell’attualità per lanciare il suo messaggio filantropico: all’arrivismo, alla violenza, alla superficialità e all’intolleranza contrappose la fermezza, lo spirito di solidarietà, la rude semplicità contadina.
Possedeva una vasta cultura da autodidatta, avendo inoltre imparato da solo il tedesco, lo spagnolo, il russo, il greco antico. Autore di poesie in italiano e in vernacolo ferrandinese, alcune pubblicate dalla casa editrice Masciangelo di Lanciano con il titolo “Melodie nascoste”, partecipò a numerosi premi letterari, come quello dell’edizione Omnia, dal titolo “Vento, Luna, Stelle” del 1957. Collaborò a riviste letterarie come Omnia, Nuovo Corso, Segno dei tempi. Molte sue liriche sono state tradotte in francese, tedesco e spagnolo.
Scrisse numerose commedie, prose, farse e canti in italiano e in vernacolo.
La sua sensibilità per i ritmi e i colori del linguaggio popolare lo spinse a studiarne gli aspetti etimologici, morfologici e culturali. Tra le sue carte sono stati ritrovati appunti su pesi e misure, brevi saggi su tradizioni, usi e costumi locali.
Tutti inediti, come ancora inedita la sua immensa e preziosa raccolta di proverbi, sentenze e motti dialettali, da lui intitolata “Antica fontana di Ferrandina”. La mole delle sue opere è ancora lungi dall’essere conosciuta e apprezzata nel suo vero valore.
Bellocchio aveva capito che il patrimonio dialettale ferrandinese doveva essere salvato, perché il paese non giungesse a perdere del tutto la memoria delle proprie radici; perciò appuntava ogni espressione dialettale, ne ricercava i significati originari discutendo con i fabbri, i falegnami, i contadini…  rintracciandone le etimologie servendosi della sua conoscenza delle lingue antiche e moderne, sforzandosi di creare un sistema di segni per la trascrizione dei fonemi, rimasto a lungo l’unico tentativo di registrazione e trascrizione dei suoni dialettali di Ferrandina.

   


 

Parliamo di


Progetto Mimì Bellocchio,
Nuova vita alla memoria
 

 
     
 
 
 


© Webmaster Associazione Finisterre