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Centro di Cultura e Tradizioni Popolari “Ernesto De Martino” , Ferrandina, Ferrandinese, Finisterre, Cultura popolare, dialetto lucano, Basilicata, Mangieri, Poesia, pittura, arte, Concorsi letterari

 

 

 

 

La notte della Taranta di Melpignano


di Margherita Agata

 

 

Melpignano ( Lecce) - Anche quest’anno la “ragnatela” ha vinto. Un vortice di suoni, danze ed emozioni  ha stregato una fiumana di “pizzicati” dalla taranta. Nel piazzale degli Agostiniani erano in tanti, un groviglio inestricabile di teste, gambe, braccia... settantamila persone? Forse di più.
Dal tramonto all’alba.  L’antica e misteriosa atmosfera del tarantismo, i ritmi selvaggi ed incalzanti della più ancestrale tradizione salentina  hanno ipnotizzato Melpignano, in una Notte della Taranta,  in cui i suoni e gli strumenti  tradizionali si sono mescolati con le sonorità elettroniche del basso del “maestro del suono” Gianni Maroccolo, in una combinazione orchestrale di raro effetto catartico.  Una  esaltante scorribanda tra sentieri sonori  irresistibili e travolgenti, in un sapiente intreccio tra musica e poesia, iniziata con un inusuale “rito di iniziazione”.
Una processione, anzi, un pellegrinaggio della memoria da piazza San Giorgio fino al piazzale de dell'ex convento degli Agostiniani, “officiata” da un ispiratissimo Giovanni Lindo Ferretti, “Maestro  sconcertatore”, per sua stessa autodefinizione, di questa edizione del festival, nume del laboratorio  di parola, cui hanno partecipato un centinaio di persone dai 12 ai 60 anni.
Parte integrante dell’insolito corteo cinque cavalli murgesi, l’asina Margherita di Martina Franca e un carro guidato da altri due cavalli salentini.
“Avete idea di quanto siano belli? - ha detto Ferretti - ogni festa popolare del Sud dovrebbe averli, fanno parte da millenni della sua storia, ci danno il segno della nostra forza. Ma la mia è solo la proposta folle di un artista folle”.
 Ma ad aprire le danze, rendendo subito incandescente l’atmosfera, sono i ritmi martellanti e frenetici di Pino Zimba, autentica icona del sound made in Salento. “Pizzicarela mia pizzicarella”, scandisce, poi,  la voce cristallina ed avvolgente della tredicenne Alessia Tondo.
L’inizio meraviglioso di uno splendido concerto in cui la grande orchestra popolare “La Notte della Taranta”, ( 60 elementi fra voci, tamburelli, organetti, mandole, mandolini, chitarre, zampogne, bassi, percussioni) ha dimostrato di essere veramente in forma; stato fisico e mentale perfettamente incarnato dalla performance strepitosa del “maestro concertatore” Ambrogio Sparagna, cuore e mente di questa settima edizione.
In  scaletta 35 brani della tradizione popolare salentina. Molti gli inediti, i canti d’autore, i brani della tradizione in cui la lingua italiana si è mescolata al griko e al dialetto, in una babele linguistica in grado di parlare tutte le lingue del canto di tradizione.
E fra una pizzica e un canto, l’irruzione in scena dello “sconcertante” sconcertatore Ferretti. E poi, la delicata interpretazione di Damme nu ricciu di Franco Battiato, l’energia di Gianna Nannini nell’inno delle tabacchine Fimmene, fimmene e l’anima popolare di Francesco Di Giacomo con La Zita. Finale travolgente con il bis di Pizzicarella.
Davvero il modo migliore per chiudere quello che non è un concerto, è un viaggio nelle strutture profonde del pensiero, del corpo, del sentimento del Salento, di quella terra del rimorso, tanto cara ad Ernesto de Martino, che, negli ultimi anni, è uscita dall’oblio secolare dei suoi sterminati uliveti con la volontà di imporsi in Italia, in Europa.

   


 

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