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La notte della
Taranta di Melpignano
di
Margherita Agata
Melpignano ( Lecce) - Anche quest’anno la “ragnatela” ha vinto.
Un vortice di suoni, danze ed emozioni ha stregato una fiumana
di “pizzicati” dalla taranta. Nel piazzale degli Agostiniani
erano in tanti, un groviglio inestricabile di teste, gambe,
braccia... settantamila persone? Forse di più.
Dal tramonto all’alba. L’antica e misteriosa atmosfera del
tarantismo, i ritmi selvaggi ed incalzanti della più ancestrale
tradizione salentina hanno ipnotizzato Melpignano, in una Notte
della Taranta, in cui i suoni e gli strumenti tradizionali si
sono mescolati con le sonorità elettroniche del basso del
“maestro del suono” Gianni Maroccolo, in una combinazione
orchestrale di raro effetto catartico. Una esaltante
scorribanda tra sentieri sonori irresistibili e travolgenti, in
un sapiente intreccio tra musica e poesia, iniziata con un
inusuale “rito di iniziazione”.

Una processione, anzi, un pellegrinaggio della memoria da piazza
San Giorgio fino al piazzale de dell'ex convento degli
Agostiniani, “officiata” da un ispiratissimo Giovanni Lindo
Ferretti, “Maestro sconcertatore”, per sua stessa
autodefinizione, di questa edizione del festival, nume del
laboratorio di parola, cui hanno partecipato un centinaio di
persone dai 12 ai 60 anni.
Parte integrante dell’insolito corteo cinque cavalli murgesi,
l’asina Margherita di Martina Franca e un carro guidato da altri
due cavalli salentini.
“Avete idea di quanto siano belli? - ha detto Ferretti - ogni
festa popolare del Sud dovrebbe averli, fanno parte da millenni
della sua storia, ci danno il segno della nostra forza. Ma la
mia è solo la proposta folle di un artista folle”.
Ma ad aprire le danze, rendendo subito incandescente l’atmosfera, sono i
ritmi martellanti e frenetici di Pino Zimba, autentica icona del
sound made in Salento. “Pizzicarela mia pizzicarella”,
scandisce, poi, la voce cristallina ed avvolgente della
tredicenne Alessia Tondo.
L’inizio meraviglioso di uno splendido concerto in cui la grande
orchestra popolare “La Notte della Taranta”, ( 60 elementi fra
voci, tamburelli, organetti, mandole, mandolini, chitarre,
zampogne, bassi, percussioni) ha dimostrato di essere veramente
in forma; stato fisico e mentale perfettamente incarnato dalla
performance strepitosa del “maestro concertatore” Ambrogio
Sparagna, cuore e mente di questa settima edizione.
In scaletta 35 brani della tradizione popolare salentina. Molti
gli inediti, i canti d’autore, i brani della tradizione in cui
la lingua italiana si è mescolata al griko e al dialetto, in una
babele linguistica in grado di parlare tutte le lingue del canto
di tradizione.
E fra una pizzica e un canto, l’irruzione in scena dello
“sconcertante” sconcertatore Ferretti. E poi, la delicata
interpretazione di Damme nu ricciu di Franco Battiato, l’energia
di Gianna Nannini nell’inno delle tabacchine Fimmene, fimmene e
l’anima popolare di Francesco Di Giacomo con La Zita. Finale
travolgente con il bis di Pizzicarella.
Davvero il modo migliore per chiudere quello che non è un
concerto, è un viaggio nelle strutture profonde del pensiero,
del corpo, del sentimento del Salento, di quella terra del
rimorso, tanto cara ad Ernesto de Martino, che, negli ultimi
anni, è uscita dall’oblio secolare dei suoi sterminati uliveti
con la volontà di imporsi in Italia, in Europa. |
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