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Sogni, visioni,
premonizioni
di Andrea
Cavallo
Il prof.
Romeo Frigiola, carissimo amico e collega, è passato da
Ferrandina per una chiacchierata serale al Brainstorming, su un
tema che suscita sempre grande attrazione: la parapsicologia.
In un ambiente poco formale la chiacchierata è stata vivace, non
sono mancate critiche e polemiche sulla possibilità di
dimostrare scientificamente il possesso di facoltà paranormali
da parte di individui capaci di spostare oggetti a distanza o di
prevedere il futuro.
L’unico atteggiamento sensato è in realtà quello di ammettere
l’esistenza di fenomeni inspiegabili, lasciando a ciascuno la
libertà di sognare. Abbandonate le speculazioni epistemologiche,
il discorso è poi caduto sul sogno, tema di vastissima portata
se guardiamo alle innumerevoli opere di letteratura, filosofia,
psicologia, che da tempo immemorabile accompagna la storia
dell’uomo.
La vita è forse un sogno? Se lo chiedeva Euripide, che affermava
ancor più drasticamente : “la vita è l’ombra di un sogno”.
Non sono i sogni portatori di una sapienza divina? Così la
pensavano gli antichi, che possedevano la scienza della
divinazione.
Giuseppe decifrò i sogni del faraone, spiegando il simbolismo
della vacche magre e delle vacche grasse. Cicerone, nel “Somnium
Scipionis”, descrive il sogno premonitore di Scipione
l’africano, cui viene assegnato un futuro glorioso. Infiniti
sono gli aspetti del sogno.
Il prof. Frigiola ne parla senza affettazione, citando en
passant filosofi e psicologi, scienziati e maghi, senza
risparmiarsi battute salaci e provocazioni.
Tra le
tante sue pubblicazioni il tema del sogno è trattato
specificamente nel volume intitolato “Sogni, Visioni,
Premonizioni”.
Si tratta di un testo che indaga con cura certosina i vari
aspetti del sogno.
Nel libro si trova una vasta tipologia di sogni, sogni d’amore,
sogni paranormali, sogni primitivi, sogni per il gioco del
lotto, sogni religiosi, sogni dei morenti.
Altrettanto numerose sono le interpretazioni dei sogni, ma due
sono quelle più importanti: Freud e Jung. Per Freud il sogno non
fa che riproporre desideri sessuali insoddisfatti.
Jung invece collega la simbologia del sogno all’inconscio
collettivo, reinterpretando così tutta la storia dei simboli
religiosi come bisogno di unità spirituale dell’uomo. Jung
distingue l’anima, che comprende la vita istintuale dell’uomo,
dall’animus che invece rinvia all’unità spirituale.
Il sogno
dei morenti è stato interpretato come passaggio verso un’altra
esistenza. Così un sogno di un vecchio di settantacinque anni
prima di morire: “ Vedo un vecchio albero nodoso su una costa
ripida. Le sue radici affondano nella terra solo per metà,
l’altra metà si protende nell’aria. Poi l’albero si stacca,
perde la presa e precipita. Mi si mozza il fiato. Ed ecco
avvenire il prodigio: l’albero rimane sospeso, non cade ma resta
sospeso. Nel mare? Non saprei dirlo".
Il simbolismo della vegetazione viene interpretato sia come
legame dei morti con la terra, in cui vengono seppelliti, sia
come sinonimo di fertilità e di rinascita. Altri simboli sono
l’acqua, il fuoco, il viaggio, le nozze, il tunnel.
Singolare è il racconto di un sogno di un pastore protestante
poco prima della sua morte: “Le lancette dell’orologio, che
un attimo fa si muovevano sono immobili: Dietro l’orologio si
apre una finestra e una luce chiara filtra nella stanza: La
finestra diventa una porta e la luce si trasforma in una strada
luminosa. Su questa strada di pura luce esco dalla stanza e mi
allontano fino a scomparire”.
Si
potrebbe concludere questa chiacchierata sui sogni con le parole
di Jung : "Ciò che accade oltre la morte è così
grandiosamente inesprimibile che la nostra immaginazione e il
nostro sentimento sono del tutto inadeguati a coglierlo anche in
modo solo parziale”.
Consiglio vivamente la lettura di questo libro, che riesce ad
avvincere il lettore portandolo per mano nei meandri della
nostra psiche a contemplare il grande mistero dell’esistenza. |
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