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Quando la parola scritta diventa parola viva
Un Kaddish per la memoria

 

Un singolare esperimento di “trasmissione della memoria” in occasione della giornata della memoria attraverso la diffusione in tre regioni di "Kaddish"  il racconto sull’olocausto di Fabrizio Parrini, già vincitore del premio "Parole per comunicare 2002".

Un'iniziativa realizzata dall'Associazione Finisterre, dall’Associazione Magna Grecia Lucana di Torino e dal Centro Studi “Ernesto de Martino” di Ferrandina (Basilicata)  con il patrocinio del Comune di Campi Bisenzio (Firenze) e del Comune di Torino  perché la “giornata della memoria” non sia solo una celebrazione ufficiale, ma diventi soprattutto anche un momento di trasmissione e condivisione della memoria storica tra generazioni.

Certo non è stato facile mettere intorno a un tavolo tante realtà associative ed istituzionali ma in fondo il programma di questa giornata è il frutto di un impegno collettivo che vuol raccontare un pezzo della nostra storia di comunità e di popolo.

Ecco perché il Parlamento italiano nel 20 luglio 2000 ha dichiarato il giorno 27 gennaio, data dell' abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria"; al fine di ricordare lo  sterminio del popolo ebraico (la Shoah), dei deportati militari e politici italiani nei campi di concentramento e quanti, a rischio della propria vita, hanno salvato e protetto altre vite.

A tal proposito scriveva  il preside di un liceo americano ai suoi insegnanti “… sono un sopravvissuto di un campo di concentramento.
I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università.

Diffido – quindi – dell’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani.
I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani
”.

Anche se un secolo nuovo si è appena aperto mettendo la parola fine al novecento, nessuno può illudersi che questo cancellerà per sempre quel passato, anche perché l’uomo del terzo millennio è lo stesso di allora, perciò sempre capace di rifare gli stessi sbagli, da qui la necessità di conoscere quel passato perché non abbia più a ripetersi.

 


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