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Le parole specchio del nostro tempo
I suoni della Poesia
Ricordo
di una scena d’un film già visto, quel "Palombella rossa" di Nanni
Moretti in cui l’attore e regista romano schiaffeggiava una giornalista
che giocava con le parole e contemporaneamente la rimproverava tuonando
"Ma come parla! ma come parla! le parole sono importanti!".
Oppure
torna in testa l’indimenticabile ultimo ciak di Massimo Troisi, quel
commovente postino di Neruda che aveva imparato a toccare il cuore degli
altri con i versi delle poesie e che fissava la luna nella sera, con
penna e taccuino tra le mani, senza riuscire a scrivere un solo rigo.
Perché le
parole sono importanti, le parole sono pietre e prima che un solo verso
partorisca da una penna e da un cuore occorrerebbe fare attenzione,
proprio come faceva quel tenerissimo ed indimenticabile Troisi.
E tanto più tale ultima riflessione acquista valore di questi tempi, in
cui è sempre più facile scherzare con i sentimenti, confondere l’amore
con la mortadella, l’amicizia con un pacchetto di bubble gum consumate,
i sentimenti con gli oggetti. Ecco, le parole sono pietre.
Le parole
sono sacre, aggiungiamo noi, a maggior ragione quando con l’inchiostro
si immortalano sopra un comune pezzo di carta.
E sempre di più in questo tempo di spreco verbale e di consumismo
sentimentale. Parlare è un diritto ma anche una responsabilità, e ci
vuole attenzione in tutto quello che si fa, come mirabilmente scrisse,
in un’occasione, l’eurodeputato Simone Veil.
Si pensi, ad
esempio, alla sezione poesia in lingua italiana:
quale poesia premiare come vincitrice tra le centinaia esaminate? Il
parametro più logico potrebbe essere quello della poesia più bella.
Ma la categoria bellezza, in poesia, è sfumata al punto tale da
richiedere ulteriori definizioni e precisazioni.
Qual è la poesia più bella ? Quella che parla d’amore piuttosto che
d’odio (parametro del contenuto), quella che fa riferimento a fatti
concreti e realmente accaduti piuttosto che a fatti immaginari, ideali,
mai accaduti, quella dal linguaggio universalmente comprensibile
piuttosto che quella dal linguaggio ermetico e metaforico, quella che
trae spunto da vicende individuali piuttosto che collettive, quella a
rime baciate piuttosto che a rime sciolte, o viceversa ?
Ammesso e
non concesso, dunque, che esista un parametro di valutazione universale
delle opere che può identificarsi nel termine bellezza, bisogna
convenire che assai arduo è raggiungere un giudizio universalmente
valido sul medesimo concetto di bellezza.
Ne consegue che, per quanto una giuria possa essere compatta nella
individuazione e premiazione del testo migliore tra quelli pervenuti, a
tale risultato la medesima perviene sempre sulla scorta di un concetto,
quello di bellezza del componimento, di per sé difficilmente
qualificabile, determinabile ed universalmente definibile.
Un viaggio
alla fine del quale chi scrive sente di esprimere un grazie di cuore
agli autori, tutti egualmente impegnati nel tentativo di lasciare ai
fogli dei quaderni o a quelli formato pc, un frammento della loro e
della nostra immortalità. Parole misurate, parole importanti, parole e
sentimenti. Parole come pietre. |
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