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A cura di Anna Maria Mangieri, Presidente della giuria 2002
“Le vuote morte parole ho riempito di voci, le voci dell’anima mia”. Sono i versi di una mia poesia che in qualche modo richiamano il tema di questo concorso: “Parole per Comunicare”. Ho accettato volentieri di presiedere la giuria che vede membri autorevoli come Marianna Catozzella, che già conoscevo per la sua serietà e sensibilità e Rocco Gentile, che si è rivelato puntuale ed esperto critico letterario e che ringrazio per l’attenzione e l’impegno profuso.
L’iniziativa “Parole per comunicare” promossa dall’Amministrazione Comunale e dell’Associazione Amici della Poesia “Finisterrae” oltre che dall’Associazione Genitori, è stata premiata da una nutrita e qualificata partecipazione. Sono infatti pervenuti un centinaio di testi di notevole fattura da ogni parte d’Italia, oltre che dall’estero, come ad esempio dall’Inghilterra e dalla Svizzera. Con profondo rammarico abbiamo dovuto però escludere dalla partecipazione alcuni concorrenti le cui opere o superano i limiti imposti oppure sono giunte fuori termine. Abbiamo dovuto inoltre escludere quei concorrenti che hanno presentato più di un solo testo, contravvenendo ai minimi dettami del bando. Escludere le opere è stato doloroso ma necessario a garanzia di coloro (i più) che hanno rispettato alla lettera le condizioni del concorso. Dobbiamo purtroppo registrare la mancanza di concorrenti per la sezione relativa alle opere dialettali, (l’unico concorrente infatti è fra gli esclusi per aver inviato più di un testo). Questo mi spinge a ricordare uno dei più autorevoli rappresentanti della nostra Regione, Albino Pierro, (don Albino) poeta di Tursi, più volte candidato al Nobel sulle ali degli eccezionali consensi della critica come dello straordinario favore riscosso all’estero, occasione questa più unica che rara per uno scrittore dialettale. Questo perché possiamo riflettere sulla notevole forza espressiva dei dialetti, su quell’oltranza di pudore lirico, con l’esigenza del recupero di una verginità espressiva, originalità e libertà rispetto alla tradizione aulica, che consente di andare oltre le plaghe estenuate dell’italiano. Il dialetto soprattutto, oltre a darci la misura del coinvolgimento della poesia al di là delle parole, attraverso la loro musicalità e significato puro, non convenzionale, ci consente di stabilire una corrente con l’autore, che, inspiegabilmente, si instaura anche quando le provenienze linguistiche sono diverse. Per tornare al
concorso, dopo la lettura delle opere giunte a noi anonime, abbiamo
selezionato per la sezione “Poesie in lingua italiana” dieci testi,
che abbiamo ritenuto meritevoli di pubblicazione e fra questi
abbiamo individuato la poesia vincitrice, cui andrà una targa. Per quanto riguarda il giudizio, del tutto unanime, che abbiamo espresso sulle opere in regola con il bando, possiamo certamente dire che la scelta è stata impegnativa, considerato, come ho già detto, il livello delle opere pervenute. Per la valutazione delle poesie abbiamo tenuto conto dello stile, del contenuto e del “lirismo”, per i racconti è stata determinante la capacità di “cattura”, oltre che, considerata la sostanziale correttezza espressiva di tutti i testi, l’affinamento stilistico, che ha visto spesso la prosa assurgere a vera poesia (è possibile rendersene conto anche da una rapida lettura). Le poesie, oscillanti tra il soggettivismo lirico e l’oggettivazione narrativa, spesso circoscritte al limite della confessione e dello sfogo, a volte trascendendolo nella sottile sapienza di un linguaggio poetico che si fa numero, immagine, valore musicale, hanno catturato la nostra attenzione al di là di ogni previsione (peccato solo non aver avuto a disposizione più opere per ogni autore, per una valutazione più serena e compiuta: questo potrebbe essere un suggerimento per le future edizioni del concorso). Per la sezione dedicata ai racconti siamo concordi nel rimarcare il buon livello di tutti i testi pervenuti, che raramente si limitano alla pura descrizione fine a se stessa; il più delle volte, partendo da spunti narrativi anche originali, racchiudono nello spazio concesso brevi e intense storie coinvolgenti-sconvolgenti, in grado sempre di tenere desta l’attenzione del lettore. Un plauso quindi va a tutti i partecipanti. E, per quanto poco consolabile per chi è rimasto fuori dalla rosa dei segnalati, mi pare d’obbligo il riconoscimento a tutti del coraggio di porsi in discussione, sottoporsi a un giudizio, affidandosi alla parola scritta, e quindi non modificabile. Lodevole allora oltre allo sforzo di tutti i partecipanti l’impegno dell’Amministrazione Comunale che ha deciso di dedicare uno spazio della propria attività amministrativa alla cultura, e questo spazio fra gli altri. Dare spazio alle voci,
alle menti, è sinonimo di rispetto per la libertà intesa nel senso più
ampio del termine, in un periodo in cui sono molti i tentativi di
limitarla per soddisfare “altre” esigenze e interessi “altri”. Lo scrittore, ed in lui il poeta, è il più strenuo difensore della singolarità, rifiutando d’istinto ogni parola d’ordine, per questo forse, spesso, troppo spesso, si cerca di minimizzarne la figura con l’arma della sufficienza e dell’ironia. Kierkegaard ha detto: “…dappertutto si è ricacciata indietro la personalità. Pare che si tema che l’Io debba essere una specie di tirannia e che per questo ogni Io debba essere livellato e nascosto…” parole di una terrificante attualità a distanza di oltre un secolo. Ecco perché in questa nostra civiltà così asimmetrica e friabile, pur nel piccolo di una cittadina del Sud, o forse soprattutto nel piccolo di una cittadina del Sud, avviene per strenua volontà di alcuni il miracolo della attenzione a quei nodi di luce, provenienti dalle “secretas galerìas del alma” (per citare il grande Machado), che, sotto gli strati superficiali diversissimi da individuo a individuo, sono comuni a tutti, anche se non tutti ne hanno coscienza. |
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