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Museum Melitense

Vita dell'Ordine

 

 

Ordine di Malta - the kinghts of Malta

 

La grande infermeria dei cavalieri di Malta a La Valletta

Incisione, 33x25 cm, XVI secolo,
 tratta da "Statuta Hospitalis Hierusalem", Roma, 1586

 

"Gli Statuti dell’ordine di San Giovanni dedicano ampi capitoli al problema della gestione e delle attrezzature della Sacra Infermeria, cioè degli ospedali che nel tempo vennero costruiti nelle varie sedi giovannite. A Gerusalemme, testimonianze di pellegrini della fine del XII secolo, parlano di un numero variabile tra i mille e i duemila ricoverati nell’«hospitale, sia uomini che donne, visitati e medicati tutti i giorni e assistiti con larghezza di mezzi». A Rodi, dopo una prima sistemazione, venne costruito un nuovo ospedale. La sala principale era lunga 51 metri e larga 12, ma esistevano anche camere isolate. Queste le disposizioni degli Statuti: i letti erano individuali; dovevano essere sufficientemente larghi per poter ben riposare; le lenzuola venivano cambiate tre volte la settimana; ogni letto aveva a disposizione una coperta: due volte al giorno il malato veniva visitato dai medici accompagnato dagli infermieri e dai cavalieri di turno.
L’Ordine creò anche ospedali in altri suoi possedimenti, a Corinto, a San Samson, a Negroponte, poi a Civitavecchia durante il suo soggiorno dopo la caduta di Rodi. Anche a Malta, ovviamente venne costruito l’ospedale, prima alla Città vecchia, poi, dopo il Grande Assedio, a La Valletta: era posto in prossimità del porto militare cosicché feriti e i malati arrivavano direttamente dalle navi: circa 500 letti individuali, sala di chirurgia, sala di medicina, sale di isolamento per i contagiati o per i malati mentali, balconi per i convalescenti, una farmacia fornitissima.
Data la continua vita marinara, veniva data particolare importanza alla prevenzione igienica delle malattie sulle navi. Alla fine del Settecento si registra una media di +000 ricoveri annui, con una mortalità intorno all’8%. Il personale medico e paramedico proveniva dalle scuole di medicina e chirurgia fondate dai vari gran maestri, che presto raggiunsero fama europea, e da cui uscirono numerosi studi di anatomia e di patologia. In queste scuole furono compiute le prime lezioni e i primi esperimenti su cadaveri. Nel 1769 il gran maestro Pinto le trasformò in università: qui sarà laureata la prima donna medico e le sarà consentito di esercitare la professione di chirurgo", 
citazione tratta da "Gentilhuomini christiani e religiosi cavalieri: nove secoli dell'Ordine di Malta in Piemonte", a cura di Tomaso Ricardi di Netro e Luisa Clotilde Gentile, Milano, Electa, 2000, p.86.

 

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