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L'abitato di Roccasecca in un Cabreo dell'Ordine
di Fernando Riccardi,
articolo tratto da "L'Eco di Roccasecca" su
www.ciociari.com
Presso l’Archivio del
Gran Maestro dell’Ordine di Malta, a Roma, è custodito un grosso
volume manoscritto risalente al 1739.
Nel frontespizio si legge: "Cabreo della Venerabile Commenda di
Pontecorvo, Fondi e Gaeta fatto rinnovare dall’illustrissimo
Signor Commendatore F.D. Fabrizio Franconi Patrizio Napolitano
dei Prencipi di Pietracupa e Ricevitore di Sua Altezza
Eccellentissima rogato dal Magnifico Notar Nicola Camposelli di
Rocca d’Evandro 1739".
Si tratta di un "cabreo"
ossia di un libro contenente un lungo inventario di beni
relativo alle chiese di S. Giovanni a Gaudo di Pontecorvo, di S.
Leonardo e di S. Maria di Monte Ospedale di Gaeta e di S.
Giovanni a Ponte Selce di Fondi, che costituivano una "Commenda
Gerosolimitana".
Il corpus patrimoniale di tali chiese era dato in "commenda"
(dal latino "commendare", ossia affidare) ad un membro
dell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani che provvedeva alla sua
amministrazione.
(...)
Nel passare in rassegna il cospicuo elenco di beni e di
proprietà dislocati nei vari paesi del Lazio meridionale
appartenenti alla Commenda, si giunge a Roccasecca (pag. 445).
Più che soffermarci sulla descrizione minuziosa dei possedimenti
che si protrae per quasi cento pagine, è interessante descrivere
due singolari disegni che si incontrano nel testo.
Il primo, collocato
all’interno di un grazioso cartiglio ovaleggiante finemente
decorato, rappresenta la cittadina di Roccasecca riprodotta in
maniera schematica ed approssimativa, pur nel rispetto delle
peculiarità più rilevanti. E’ bene tenere presente che a quell’epoca
i disegnatori non lavoravano sul posto ma si limitavano a
prendere appunti, riservandosi di sviluppare il disegno
successivamente ed in altra sede.
Di qui le raffigurazioni, condite di imprecisioni, che non
trovano riscontro nella realtà fisica dei luoghi. In primo piano
risalta, sulla vetta del Monte Asprano, l’imponente maniero dei
Conti d’Aquino e, al di sotto, la chiesetta di San Tommaso. Al
centro del borgo del Castello si distingue la chiesa della SS.ma
Annunziata circondata da case simmetriche ed uniformi.
Di ardua decifrazione invece un esiguo gruppo di abitazioni,
posto su una collina, nel quale si intravede il campanile di una
chiesa. Nella pianura al di sotto del paese infine, tra gli
alberi ed i campi coltivati, è raffigurato un altro nucleo
urbano disposto su di un’unica linea, con al centro la torre
campanaria di un edificio sacro.
Il secondo disegno che
riempie l’intera pagina 477 del cabreo, rappresenta un altro
piccolo borgo, con una chiesa ed un gruppo di case
simmetricamente abbozzate, situato sulle rive di un fiume che
scorre sotto l’ampia campata di un ponte. Difficile riscontrare
in questo schizzo analogie con la realtà paesaggistica attuale.
E’ indubbio però che ci si trovi proprio a Roccasecca: non a
caso le rose dei venti, collocate nella stessa pagina,
riconducono inequivocabilmente a nomi di contrade (Sabatina,
Fosse, Cese) tuttora presenti nella toponomastica locale.
Potrebbe trattarsi, ma è soltanto una ipotesi, di quella
contrada sorta attorno alla chiesetta di S. Onofrio (distrutta
dai bombardamenti dell’ultima guerra), nelle vicinanze del ponte
sul Melfa (ancora oggi "in loco" esiste via di S. Onofrio) e
della strada che, nel 1795, prese il nome di "Consolare".
Non a caso, ancora nella seconda metà dell’800, le fonti
attestano l’esistenza di una "locanda sul ponte del Melfa",
posta proprio sulla Consolare (l’odierna Casilina), meta di
ristoro e, soprattutto, di cambio di cavalli. Nei suoi pressi,
sicuramente, si trovava anche un esiguo numero di case. |
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