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La Palazzina Bianca. I cavalieri di Malta a Ferrara
di Paolo Sturla Avogadri,
tratto dalla rivista "UnPoDiVersi" del maggio/giugno 2002
Pur non potendo vantare
radici protostoriche come le vicine Bologna, Mantova e Ravenna,
tuttavia Ferrara, emersa agli inizi dell’VIII secolo come
capitale di un ducato longobardo, si è sempre saputa
destreggiare ed essere all’avanguardia dando alla luce oppure
ospitando uomini illustri nella scienza e nelle arti, custodendo
prestigiose istituzioni o essendo teatro di avvenimenti fuori
dall’ordinario.
E così, purtroppo, sia
per l’indole tranquilla ed un tantino apatica dei ferraresi,
poco campanilisti e poco inclini a ricordare i fasti della loro
città della quale, invece, dovrebbero andare orgogliosi, sia per
la polvere del tempo che inesorabilmente si accumula, la memoria
di personaggi, fatti e luoghi sbiadisce fino quasi a scomparire.
Sono certo, infatti, che
se provassimo a chiedere perché quell’edificio, ora pinacoteca,
che si staglia per il colore chiaro fra il rosso mattone del
Palazzo Massari ed il verde secolare dell’omonimo parco, viene
chiamato Palazzina dei Cavalieri di Malta, ben poche persone
sarebbero in grado di rispondere con cognizione di causa.
La motivazione va
ricercata nel fatto che per otto anni, dal 1826 al 1834, Ferrara
fu sede dell’Ordine dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni di
Gerusalemme, oggi denominato Sovrano Militare Ordine di Malta.
Questa antica e gloriosa
istituzione, coeva dell’altra non meno importante, da tempo
scomparsa, dei leggendari Cavalieri Templari, fu fondata
all’indomani della Prima Crociata, traendo l’origine da una
preesistente confraternita di monaci e mercanti amalfitani (da
loro l’emblematica croce biforcata) che in Gerusalemme avevano
impiantato un ospizio per il ricovero e l’assistenza dei
pellegrini cristiani.
L’Ordine, fondato
intorno al 1120, fu uno dei protagonisti dell’epopea crociata in
Terrasanta. Dopo la caduta di Acri (1291) ed una breve
permanenza a Cipro, nel 1306 i Cavalieri posero la loro nuova
residenza a Rodi da dove, armata una poderosa e veloce flotta,
erano in grado di controllare ed intercettare i convogli
saraceni dediti alle incursioni sulle coste mediterranee ed
adriatiche, alla pirateria ed alla tratta degli schiavi
cristiani.
Divennero, in breve, una
vera e temibile potenza marinara, degna dell’antica tradizione
amaIfitana.
Dopo il secondo grande
assedio di Rodi (1522) l’Ordine dovette capitolare onorevolmente
e cedere, dopo 216 anni, l’isola alle preponderanti forze del
Sultano Solimano. Finalmente, dopo un periodo di spostamenti fra
Viterbo e Nizza, nel 1530 l’Imperatore Carlo V concesse, come
sede definitiva, l’isola di Malta. Di quel periodo è doveroso
ricordare l’assedio delle armate ottomane (18 maggio - 8
settembre 1565) e la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) che
posero fine all’egemonia della potenza turca sui mari con il
trionfo delle armi cristiane. Un’importante conseguenza della
vittoria di Lepanto fu l’affrancamento di decine di migliaia di
schiavi cristiani condannati ai remi delle galere ottomane.
Arriviamo così al giugno
1798 quando, approfittando del trasferimento delle sue Armate
per la Spedizione in Egitto (30 fregate da battaglia, 14 navi di
linea, 300 navi da trasporto cariche di truppa e l’Orient, la
più grande unità da guerra del mondo), Napoleone Bonaparte, con
uno sleale ed astuto stratagemma, occupò l’isola di Malta
cacciandone ignominiosamente, spogliati di tutto, i Cavalieri.
Questi allora ripararono
a Trieste, sotto la protezione dell’Imperatore d’Austria ma,
dopo la rinuncia al Gran Magistero di Fra’ Fernando Von Hompesch
(1799) e la nomina a 72° Gran Maestro dello Zar Paolo I,
dovettero trasferirsi a Pietroburgo.
Col suo assassinio (1801) ricominciò l’odissea dei Cavalieri che
li portò prima a Messina, poi a Catania (1803), dove possedevano
ancora una Casa conventuale.
Quivi il nuovo Gran Maestro Fra’ Giovanbattista Tommasi poté
ricostituire il Sacro Consiglio dell’Ordine che ebbe rinnovato
il riconoscimento da parte di numerose Potenze, anche se
risultava vano ogni tentativo di recupero dell’isola di Malta
per vie diplomatiche.
Purtroppo il sovrano
delle Due Sicilie, che aveva iniziato fruttuosi rapporti
diplomatici e commerciali con alcuni Sultanati ed Emirati
islamici, temendo che potessero deteriorarsi, non gradiva la
presenza dei Cavalieri nel suo Regno.
Era quindi necessario trovare al più presto una nuova sede,
definitiva e decorosa per lo status dei Cavalieri, che potesse
raccogliere anche quelli che erano rimasti a Pietroburgo.
Il Luogotenente Fra’
Antonio Busca, succeduto al Tommasi, fece allora un accorato
appello all’Austria affinché, come già in passato con
l’Imperatore Carlo V per l’isola di Malta, si adoperasse presso
la Santa Sede per ottenere una sistemazione nello Stato
Pontificio.
E fu proprio grazie al fattivo interessamento del Principe di
Metternich, plenipotenziario dell’Impero Austro-Ungarico, che
venne scelta Ferrara, tranquilla ed aristocratica città, ricca
di monumentali palazzi gentilizi e la più prossima ai territori
dell’Impero Asburgico, perché confinante col Lombardo-Veneto.
La notizia del
trasferimento dei Cavalieri, nonostante l’imposta circospezione,
fu accolta con grande entusiasmo dai ferraresi memori del loro
precedente secolare insediamento e l’aristocrazia si apprestava
ad aprire i salotti a questi gentiluomini di antica provata
nobiltà.
A questo punto, però, si presentava un nuovo problema: dove
accogliere degnamente l’ordine? I precedenti possedimenti, San
Giovanni della Trinità, Santa Maria della Rosa e Santa Maria
Annunciata di Betlemme a Mizzana, erano stati tutti requisiti
dal Bonaparte per la Repubblica Cisalpina (1798) e venduti
all’incanto, quindi non più disponibili.
Vennero al fine assegnati: il Palazzo Bevilacqua-Cantelli (ora
Massari) quale sede dell’Ordine, l’attigua Palazzina Bianca (ora
detta dei Cavalieri di Malta) quale foresteria, il grande parco
con le scuderie (ora trasformate in Teatro Polivalente), inoltre
la Chiesa di San Giovanni Battista (situata all’angolo fra C.so
Porta Mare e Via Montebello) e l’adiacente complesso conventuale
(trasformato in ospedale e convento per i Cavalieri che
praticavano lo status semimonastico).
Per far posto alla nuova
sistemazione (Luogotenenza, Sacro Consiglio, Gran Cancelleria,
Archivio, Tesoreria, Mensa conventuale) dal Palazzo Bevilacqua
Cantelli dovettero essere sfrattati senza indugio il Barone Von
Greiffeneg comandante il presidio austriaco presso la Fortezza
ed il Console austriaco in Ferrara. Questo denota e conferma
l’altissimo livello di considerazione in cui erano tenuti i
Cavalieri di Malta rispetto alle altre Autorità.
Il trasferimento dei
Cavalieri, giunti a Ferrara con notevole ritardo sul previsto,
fu seguito con molta apprensione anche da parte del Santo Padre
poiché si temeva che fossero incappati in qualche nave pirata
che ancora incrociava le rotte adriatiche: partiti, via mare, da
Catania il 31 luglio giunsero a Pontelagoscuro, passando per la
Sacca di Goro, soltanto il 12 settembre 1826.
L’Ordine poté così,
finalmente dopo tante peripezie, adempiere, come in passato, ai
propri doveri istituzionali di carità e di assistenza.
Nel corso dell’ultimo
anno di sua permanenza in Ferrara (1834), vennero a mancare
quasi contemporaneamente il Gran Cancelliere Fra’ Amabile Vella
ed il Luogotenente Fra’ Antonio Busca al quale succedette il
Bali Fra’ Carlo Candida. Questi possedeva uno splendido palazzo
in Via Condotti a Roma, città alla quale, evidentemente, era
molto affezionato.
Tanto fece presso Papa Gregorio XVI da indurlo ad autorizzare il
trasferimento dell’Ordine nella Città eterna.
Attualmente la Sede
dell’Ordine é ancora nel Palazzo Candida in Roma, divenuto il
Palazzo di Malta. |
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