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La Commenda di Grassano e le sue grancie nella Relazione Gaudioso del 1736

A cura di Innocenzo Pontillo

  

Nel gennaio del 1735 il Carlo III, Sovrano del Regno delle due Sicilie, visitò la Basilicata ma non ne riportò una buona impressione, di qui la decisione di promuovere una inchiesta sulle condizioni della regione.
Il 19 aprile 1735 Bernardo Tanucci, segretario di giustizia, incaricò Rodrigo Maria Gaudioso, avvocato fiscale presso la Regia Udienza provinciale di Matera, di condurre tale indagine e di redigere "una esatta descrittione di questa provincia", precisando "il numero degli habitanti dè rispettivi luoghi, i vescovi colle loro entrate e prebende, Badie, Conventi dè Frati, Parrocchie, Baroni con loro rendite, i Nobili di ciascuna Città con loro entrate, ecc...".
Riguardo alla popolazione, poi, si voleva conoscere quale fosse l’attività prevalente, il numero dei professionisti e degli artigiani, l’eventuale osservanza di consuetudini e usanze locali.
Sulla base di tali indicazioni, il Gaudioso chiese, alle singole Università (attuali Comuni), dettagliate relazioni.
Queste ultime, redatte dal cancelliere e sottoscritte dal sindaco e dagli eletti di ciascun centro abitato, gli fornirono le informazioni necessarie per stilare la relazione riassuntiva, completata nel corso del 1736.
La relazione del Gaudioso e quelle delle Università furono raccolte in un unico volume attualmente conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.
Quale immagine della Basilicata emerge da queste pagine? Una immagine, tutto sommato, molto meno stereotipa di quanto si possa pensare.
Scrive Valeria Verrastro, «pur con tutti i limiti evidenti di un’inchiesta condotta sostanzialmente a tavolino, in assoluta povertà di adeguati strumenti di rilevazione, l’indagine del Gaudioso ha l’indubbio merito di essersi avvicinata, più di quanto altri avessero precedentemente fatto, alla Basilicata reale anziché a quella dell’immaginario.
Una Basilicata che è, sì, quella regione aspra e dai precipitosi monti di cui ci parla l’Alberti: il vero attestano sindaco ed eletti di Brindisi quando ci descrivono territori "di aspera coltura per le spine, pietre ed altri intoppi, per essere, tali territori, la maggior parte montuosi, e non piani, e le vigne per essere in terreno duro".
Emerge anche, una Basilicata che in alcune sue zone pure si identifica con quella regione fertile descrittaci dal Mazzella: "con profitto gli abitanti dell’antica Montepeloso s’industriano alla semina dé grani, e biade in un territorio che è tanto quanto fertile, ed è sufficiente per lo mantenimento del paese".
Una regione, dunque, non del tutto priva di risorse, ma dove le stesse sono letteralmente falcidiate dalla perversità del sistema fiscale napoletano che, se da una parte indebita le Università, dall’altra aumenta a dismisura la rendita baronale e quella regale a tutto svantaggio dei ceti più umili.
Quest'ultimi sottoposti a una infinita serie di contribuzioni su generi di consumo di prima necessità, di corresponsioni dovute alla feudalità laica (duchi e principi) come a quella ecclesiastica (Ordini religiosi e vescovi), così numerose da metterli nelle condizioni, come amaramente si legge nella già citata relazione su Brindisi, "di non aver più cosa propria che non sia soggetta ai suddetti pesi".
Una regione dove il ceto civile, che pure altrove va faticosamente facendosi strada, stenta a formarsi: "pochi i dottori di legge", pochi pure i "dottori fisici"».

In questa relazione il comune di Grassano , facente parte all'epoca del dipartimento di Tricarico insieme ad Albano, Brindisi, Grottole, San Chirico Nuovo e Tolve, e la sua Commenda vengono così descritti:
"La Terra di Grassano, distante dalla già detta (Matera) miglia 12, è numerata per 350 fuochi (famiglie). L'abitanti d'essa vivono colle fatiche della semina e di masserie. Detta Terra vien posseduta dall'illustre Duca della Salandra che vi tiene di rendita da docati 500 annui.
 Nello spirituale ritrovasi soggetta alla Diocesi del Vescovo di Tricarico, la cui mensa vi possiede un feudo chiamato Uggiano colla rendita docati 700 in circa, come avvi un Convento dè PP. Riformati di S. Francesco che si sostiene colle elemosine. Come altresi' v'è una Commenda di Malta che si possiede dal Commendator Chiurlia colla rendita di docati 2300 incirca".

 Inoltre nella relazione vi sono varie segnalazioni di beni posseduti dalla Commenda di Grassano in altri centri della regione.
Per la città di Ferrandina si afferma: "vi è finalmente una grancia di S. Giovanni Gerosolomitano di Malta soggetta alla commenda di Grassano, che riceve ogni anno dall'Università picciole somme di danaro per comprar oglio a fin di mantener la lampada accesa nella Cappella detta di S. Maria Cività"; per la Terra di S. Mauro si afferma: "vi è l'Abbadia sotto il titolo di S. Giovanni che vien posseduta dalla Commenda di Malta colla rendita di docati 30 circa"; per la Terra di Calvello si afferma "vi sono due abbadie, (...) e la seconda detta di S. Giacomo che rende alla Commenda di Grassano da docati 15 incirca"; per la terra di Laurenzana si afferma: "vi è puranche una Grancia che si possiede dalla Religione di S. Giovanni Gerosolomitano di Malta"; per la Città di Montepeloso (attuale Irsina) si afferma "vi sono pure Abbadie,(...), la seconda di S. Giovanni Gerosolomitano che si possiede dalla Commenda di Grassano anche colla rendita di docati 70".

Ma più che la Relazione grande interesse hanno, ancor oggi, le informative che furono spedite al Gaudioso dagli amministratori delle singole municipalità, per la grande mole di notizie in esse contenute.
Tra queste non possiamo fare a meno di trascrivere l'informativa redatta dagli amministratori dell'Università di Grassano datata 6 giugno 1735.
 In essa leggiamo che:
"Si fa piena ed indubitata fede per noi qui sottoscritti, e croce signati respettive sindico, ed eletti al regimento, e governo dell’Università di questa terra di Grassano, a chi la presente pur anco con giuramento qua tenus etc. e sotto pena di falso, qualmente in esecuzione del riverito ordine notifìcatoci a 30 di maggio 1735 dal signor illustre avvocato fiscale per parte dell’eccellentissimo signor don Bernardo Tanucci, in questa predetta terra vi sono abitanti numero trecento cinquanta, cioè focolari. Il vescovato diocesi di Tricarico possiede un feudo chiamato Siggiano, che li rende tumola due cento di grano, cinquanta d’orzo, quaranta d’avena, e dieci di fave, come anco possiede la quarta mortuorum, e tumola cinquanta di decima dall’Università; un convento di frati reformati di san Francesco, che si vive per carità, solo ave docati quaranta dall’Università, che se ne celebra una messa il giorno; la chiesa parrochiale possiede docati cinquecento di censuarj, che ne celebrano tante messe per obligo, e tumola cento di decima dall’Università, ed il ius solagi. L’eccellentissimo signor duca della Salandra nostro padrone possiede docati quattro cento di rendite annui provenendo dalla mastro d’attia, da un forno, dalla portulaneria, dalla taberna, e camere per servigio di gente di corte, e per tanti terratichi; la commenda di Malta, che si possiede dall'illustrissimo don Domenico Chiurlia, have per rendite per la piazza, e scandaggio docati cento trenta, per un forno docati settanta, per un molino d’acqua con una barchera docati duecento, dall’Università docati venti per censo di vigne, e per terratico di semina, che si fa nel suo territorio tumola due mila di vettovaglie, cioè tumola mille, e due cento di grano, trecento d’orzo, trecento d’avena, e tumola duecento di legume, ed altre rendite in altri luoghi, che l’uno, e l’altro fanno la somma di due mila, e trecento docati annui, e delli nobili, quali nel presente ordine si nominano, qui si vivono solo con fare un poco di seminato per uso di masseria, eccetto per tre persone, quali possedono tumola cento di territori per ciascheduno franchi e liberi, e sono li seguenti videlicet: il signor don Giuseppe Falcone, il signor Giovanni Vincenzo Santoro, il magnifico Francesco Bonelli, e tutti gli altri habitanti si vivono solo con le loro miserabili (fa)tighe.
 E questo è quanto noi possiamo deponere con verità, onde in fede del vero n’abbiamo fatto scrivere la presente dal nostro odierno cancelliero, sotto scritta, e croce signata di nostro proprio pugno, e robborata, e siggillata col solito suggello universale.
Grassano, li 6 di giugno 1735. Io Angelo Viscera sindico fò fede ut supra. Giulio Bonelli fò fede ut supra. Segno di croce di Paulo Vitamore; Segno di croce di Gerolamo Vitale; Segno di croce di Natale le Rose eletti fanno fede ut supra. Bagroli cancelliere".

 

Da leggere


Biblioteca Nazionale di Napoli, Descrizione della provincia di Basilicata fatta per ordine di Sua Maestà, che Dio guardi, da Rodrigo Maria Gaudioso Avvocato Fiscale della Regia Udienza di detta Provincia, manoscritto, 1736.

Archivio di Stato di Matera, Descrizione della provincia di Basilicata fatta da Rodrigo Maria Gaudioso nel 1736, Microfilm del manoscritto omonimo custodito presso Biblioteca Nazionale di Napoli

Tommaso Pedio, La Basilicata borbonica, edizioni Osanna, Venosa, 1986, pp.39-77

Valeria Verrastro, Relazioni a Rodrigo Maria Gaudioso, in AA.VV., Sopra i tetti del Bradano e del Basento, Edizioni La Bautta, Matera-Ferrara, 1993, pp.59-62, 83-84.

 

 

 

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