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A cura di Innocenzo Pontillo
A Giuseppe Gattini1,
vissuto tra la metà dell’800’ e i primi del 900’, dobbiamo alcuni lavori storici che
per ricchezza di notizie e di documentazione risultano fondamentali per
ricostruire la storia di alcuni centri della Basilicata. Uno dei suoi lavori
più interessanti, per la vastità delle ricerche e la mole dei dati raccolti,
è il saggio intitolato “Delle armi de’ Comuni della provincia di Basilicata”2,
dove traccia un breve quadro storico, economico e demografico dei comuni
lucani. Nel 1995, al fine di appurare se vi fosse qualche copia manoscritta di questo lavoro, ho iniziato una serie di ricerche nell’Archivio della famiglia Gattini, custodito presso l’Archivio di Stato di Matera dove, dopo un lungo cercare e varie fortuite coincidenze ho reperito due manoscritti, che seppur incompleti, mi hanno permesso di ricostruire, quasi per intero, il contenuto di questa sconosciuta monografia. Infatti se il primo
manoscritto3,
costituito da un quaderno di 96 fogli sulla cui copertina leggiamo: "C. G.
Gattini, Cryptulae et Grassianum, aspergere verum scriptis"4,
può essere considerato come una prima stesura, visto il gran numero di
correzioni, note e rifacimenti5
in esso contenute. Infatti era intenzione
dell’Autore, dopo una prima introduzione7
generale, tracciare nella prima parte della monografia una dotta
disquisizione sull’etimologia, l’economia e l’origine di Grassano ed una
storia della sua Commenda Gerosolomitana. A questa sarebbe seguita una
seconda parte in cui l’autore ricostruiva la storia feudale della comunità di
Grottole. Come si vede il lavoro giunto a noi è tutt'altro che definitivo ma, nonostante sia scritto in un italiano ormai obsoleto, risulta ancor oggi estremamente valido. Curare la pubblicazione della prima parte di questo manoscritto era perciò un compito doveroso, anche se non facile. Da parte mia ho cercato di procedere basandomi principalmente sul secondo manoscritto custodito nel Fondo Gattini dell’Archivio di Stato di Matera, da cui ho recuperato anche le annotazioni8 apposte dal Gattini a margine del suo lavoro vista la loro importanza ai fini di una valutazione critica delle fonti. Inoltre, al fine di integrare le affermazioni dell’autore con conoscenze storiografiche più recenti o di spiegare compiutamente gli eventi, le strutture sociali, economiche e feudali citate nel manoscritto ho realizzato delle brevi note che offrono varie indicazioni bibliografiche e documentali. Di questo lavoro, già pubblicato integralmente nella collana dei Quaderni Grassanesi, di seguito riporto solo la parte relativa alla “Commenda gerolomitana di Grassano”9 che è estremamente interessante e ricca di notizie ed informazioni storiche.
Estratto da Cryptulae et Grassianum” del Conte Giuseppe Gattini
Dà notiziari di Carte del passato secolo nella nota delle Commende10 del Priorato di Barletta va riportato Grassano11 e dà Ruoli generali dell’Ordine Gerosolomitano12 ne risulta l’esistenza al sec. XIV13 , elencandosene i Commendatori fino al 1476. Ma da un “Cabreum14 , Inventarium sive Platea Commendae Terrae Grassani”15 , fatto dal notaio Giuseppe Strigoli d’Altamura “de ordine Illustrissimi Fratris D. Dominici Antonij Chyurlia16 ex Marchionibus Litiani uti Commentatorij dicta terrae Grassani”, addi’ 13 maggio 173717 , oltre ai nomi di alcuni altri titolari se ne rileva altresì l’importanza.
Aveva anche “la giuristizione spirituale ed il jus di spedire le dimissioni a Preti, quale giuristizione sta usurpata da(i) Vescovi antipassati di Tricarico e ne sta il processo in Roma”. Dà cittadini tutti, o abitanti, sieno secolari che ecclesiastici, esigeva il terraggio22 per la semina che si faceva in grano, orzo, avena, ed ogni specie di legumi, a tutta semenza23 , cioè almeno pel terzo del territorio conceduto, com’anche nella decima24 delle bambace, lino ed altro. - Percepiva il censo delle vigne, orti e vignali. - E stava in possesso di riscuotere li tre carlini dà fuochi e sottofuochi. - Teneva il jus della Piazza25 ; dello Scannaggio26 e della Fornatica27 col “jus prohibendi di non potersi cocere pani in altri forni”. - Aveva “la facoltà anche di proibire, siccome proibiscono, che niuna persona di questa terra, o abitanti in essa, possa far case, vigne, forni, grotte, fosse, senza ottenere concessione in scriptis... sotto pena... o prestazione; - e per tutte queste concessioni riscuotere la solita gallina”. L’Università poi era tenuta assegnare a Commendatori pro tempore il Camerlengo28 per esigere tutte l’entrate della Commenda istessa. Questa vi avea stanza in un Castello (di cui diamo il prospetto rilevato dal medesimo, giacche’ diruto e non più in essere)29 , sito sull’alto ed attaccato verso tramontana colla maggiore Chiesa, la quale oltre la porta maggiore verso levante, una (porta) particolare n’avea interposta a solo comodo de’ Commendatori e loro servitù.
La cucina, il riposto e la dispensa poi erano erano sottostanti e vi si scendeva per una scaletta di pietra della medesima sala, mentre al di fuori di essa con la salita di altri due gradini si andava in un’altro quarto corrispondente dietro la chiesa. E da questo, tra l’altro, mercè alcune buche nell’ammattonato, in tempo di ricolto si facevano calare i grani ed altre vettovaglie provenienti dà terraggi e da conservare in cassoni ed in fosse della capacità complessiva di 2500 tom. dentro i sottoposti magazzini, ch’vevano altresi le porte ed uscita nel giardino. Nell’anzidetto cortile finalmente vi avea una stalla grande capace per dieci cavalli, un’altra stalluccia, una pagliera, una grotta ad uso di abitazione e magazzino, una camera pe’ guardiani, un’altra ad uso di carcere, un lavatoio, un pozzo d’acqua piovana ed un’alta grotta “seu cellaro” con niviera, che soleva darsi in fitto. Teneva altra casa attaccata all’anzidetto giardino; un’altra verso la piazza; una terza nel mezzo del paese, con due forni, uno de’ quali cuoceva il pane di detta terra; tre fosse da riporvi vettovaglie; una dispensa; una Difesa, detta come innanzi la Macchia, confinante col Basento “quale difesa dalli 14 settembre a tutto li 25 Dicembre è chiusa” ed in essa (vi è) il menzionato molino ad acqua, cui fa girare la corrente del fiume predetto, che passa per dentro; nonché “una Balchiera34 da imbalcar35 panni, con tutti li suoi stigli36 , qual riceve l’acqua che va all’istesso molino e vi è una torretta soprana abitabile” e tutto parimenti s’affittava. Pertanto Grassano era “Capo della Commenda predetta della Sacra Religione Gerosolomitana, sotto il titolo di S. Giovanni Battista e S. Marco... e teneva sotto di se 19 Grancie37 in diversi luoghi della Provincia di Basilicata e di quella di Bari” che la rendevano abbastanza cospicua. - A Gravina infatti aveva la chiesa di S. Giorgio38 col feudo grande omonimo alla Contrada delli Limelli di circa tomoli 1973 e l’altro piccolo in due appezzamenti di circa tomoli 220. - In Montepeloso la chiesa di S. Giovanni39 con circa tomoli 552 in 9 appezzamenti in contrade diverse. - In Tricarico dappiù di 1009 tomoli in 12 appezzamenti, specie nella contrada della S.S. Trinità con la distrutta chiesa omonima 40 . - In Salandra circa tomoli 517 in 7 appezzamenti41 . - In S. Mauro la chiesa di S. Giovanni42 con circa tomoli 388 in 14 appezzamenti. - In Pietrapertosa circa tomoli 185 in due appezzamenti ed un orto43 . - In Calvello circa tomoli 87 in 8 appezzamenti44 . - In Laurenzana la chiesa di S. Maria dal ciel calata45 con tomoli 207 in sei appezzamenti. - In Tolve circa tomoli 731 in due appezzamenti46 . - In Viggiano la chiesa di S. Giacomo con circa tomoli 54 in sei appezzamenti47 . - In Roccanova circa tomoli 12 in due appezzamenti48 . - In Tursi circa tomoli 161 in due appezzamenti49 . - In Pisticci circa tomoli 123 in 13 appezzamenti50 . - In Pomarico la chiesa di S. Giovanni Battista con circa tomoli 107 in sei appezzamenti51 . - In Miglionico “alcuni censi e terre e vigne che rendono la copertura sotto il titolo di S. Maria Canasino”. - In Grottole censi più vigne e case. - In Calciano e S. Arcangelo52 , altri censi. - ed in Ferrandina, la chiesa dello Spirito Santo o Madonna di Civita Troyla53 . Non privo d’interesse da ultimo sarebbe un completo elenco de’ titolari di questa Commenda, la quale venne sul principio di questo secolo indemaniata 54 ; ma non avendo altre notizie che quelle precisate, non mi e’ dato d’addurre che i seguenti nomi 55 : 1365. Fra Troilo Sansoni di … 56 . 1435. Fra Taddeo Pietravina del Priorato di Barletta57 . 1438. Fra Francesco della Castellana di ... 1441. Fra Galeazzo o Guerao d’Alemagna del Priorato di Messina. 1450. Fra Giorgio Pignatelli di Napoli. 1452. Fra Brondo Dammatelli di ... 58 . 1463. Fra Antonio Signorio di ... 1468. Fra Tommaso Castagna del Priorato di Barletta. 1471. Fra Domenico d’Alemagna del Priorato di Messina 59 . ? .Fra Giulio Malvicino, la cui arma era scolpita in pietra, come si e’ detto, nel Palazzo Commendale; che fu apparentato cò de Novellis 60 , Baroni di Grassano, e che probabilmente sarà lo stesso che prima o dopo o contemporaneamente fu Commendatore di Santa Maria di Picciano 61 . 1608. Fra Gerio Vitelli di Roma62 che in detto anno compilò l’inventario della Commenda “manu qm. Notais Ioannis Angeli Mele Terrae Terlitis”. 1653. Fra Alessandro Mastrilli di Nola63 , il quale in questo anno formò altresi’ la Platea “manu qm. Notais Dominici Grippa Terrae Laurenzanae”. 1676. Fra Giacomo Cavarretta64 che nell’anno indicato confezionò pure il Cabreo “manu qm. Notais F. B. Ricci Civitatis Monopoli”. 1704. Fra Giovanni Quarto65 che in questo anno rifece l’inventario “manu qm. Notais Marcantonis Campanella Civitatis Baruli”. ? Fra Fabrizio Ruffo66 . 1728. Fra Domenico Antonio Chyurlia 67 che fece fare un altro Cabreo 68 , del quale si e’ tenuto parola innanzi. 1771. Fra Francesco Marulli69 ».
1
Giuseppe Gattini nacque a Matera nel 1843 da una delle più illustri
famiglie materane, partecipò attivamente alla vita politica locale come
sindaco di Matera e consigliere Provinciale dal 1877 al 1880, collaborò
all'importante inchiesta parlamentare di Jacini sull'agricoltura
italiana del 1884 e nel 1890 fu creato senatore. Esordì nel campo delle
lettere nel 1871 con alcune pubblicazioni di versi e scherzi, ma ben più
interessante fu la sua successiva produzione storica, frutto di un
instancabile attività di ricerca e di approfondimento del sapere.
Nel 1882 pubblicò la sua opera più impegnativa, ovvero una “Storia di Matera”, a cui seguirono altri studi particolari tra cui uno dedicato al poeta Tommaso Stigliani ed un altro, non privo di annotazioni interessanti, sulla famiglia Malvezzi ed alcune ricerche sull'economia e l'agricoltura dell'agro di Matera e sulla zootecnia. Importantissimo è un suo “Saggio di biblioteca Basilicatese” stampato nel 1908 che costituisce un primo abbozzo di storiografia regionale, ed il suo lavoro sulle “Armi de' Comuni della Provincia di Basilicata” stampato nel 1910. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla raccolta di notizie sulla città e la cattedrale di Matera e alla stesura di una vita di S. Eustachio. Morì nel 1917. Cfr. PADULA M., Antologia Materana, Montemurro, Matera, 1965, pp.47, nota 17; GIURA LONGO Raffaele, Giuseppe Gattini. La sua opera e i suoi tempi, Ed. F.lli Montemurro, Matera, 1968; AA.VV., Gentium memoria archivia. Il tesoro degli archivi, ed. De Luca, Roma, 1996, pp.294.
2
GATTINI Giuseppe,
Delle armi de’
Comuni della provincia di Basilicata, Tip. Conti, Matera,
1910, pp.30-31.
3
Archivio di Stato di
Matera, Fondo Gattini, Busta 43, Fascicolo A.
4
La frase dedicatoria latina usata dal Gattini, “aspergere verum scriptis”,
può avere due significati, come mi ha fatto notare il prof. Giovanni
Abbate, infatti può tradursi come “diffondere la verità mediante gli
scritti” oppure con “macchiare la verità con gli scritti”, racchiudendo
così in se il dilemma di ogni storico che non sa fino a che punto il
proprio lavoro ricostruirà la realtà storica e dove finirà per piegarla
alle sue verità.
5
In questo manoscritto troviamo la prima stesura di due capitoli che non
sono riportati nel successivo lavoro. Nel primo, intitolato
“Introduzione” o “Grottole e Grassano”, il Gattini descrive quali
difficoltà si affrontavano per giungere in questi due centri (fogli
1-5); invece nel secondo, intitolato “I signori di Grassano”, l’A.
realizza una cronistoria della famiglia De Novellis che possedette per
breve tempo questo feudo (fogli 41-49).
6
Archivio di Stato di
Matera, Fondo Gattini, Busta D, Fascicolo 8b.
7
Di questa “Introduzione”, che compare solo nel primo manoscritto non vi
è traccia nella successiva riscrittura dove invece troviamo il seguente
appunto scritto a matita: “Deve precedere l’introduzione a Grottole e
Grassano da rifare”. Cfr. Archivio di Stato di Matera, Fondo Gattini,
Busta 43, Fascicolo A, foglio 10.
8
Le annotazioni del
Gattini sono state trascritte nelle note a piè di pagina del testo, il numero romano riportato tra parentesi si riferisce
alla numerazione usata dall’Autore nel manoscritto.
9
Nel manoscritto originale di “Cryptulae et Grassianum” questa
parte era indicata semplicemente con il titolo “Capitolo II”.
10
Le Commende erano feudi affidati in “godimento pro-tempore” agli
ecclesiastici o ai cavalieri degli ordini cavallereschi (gerosolomitano,
templare, teutonico, mauriziano) che assumevano così il titolo di
“Commendatore”. Nell’ordine Gerosolomitano tutte le commende facevano
capo ad un Priorato ed erano date in “godimento” ai dignitari
dell’Ordine che si obbligavano a contribuire al Tesoro dell’Ordine
mediante due tasse dette di “responsione e dei vascelli”, nonché a
reimpiegare parte delle rendite nei miglioramenti, inoltre avevano il
divieto di alienare o di dare in fitto in perpetuo o per periodi
superiori a 29 anni i beni a loro affidati. Cfr. ANGELINI Gregorio, Note sull’Archivio
dell’Ordine Gerosolomitano conservato nella Malta National Library,
in Rassegna Storica Lucana, a.X, n.12, 1990, pp.155-166.
11
Le alte Commende erano: Priorato di Barletta, Baliaggio di S. Stefano,
Baliaggio di Venosa, Commende di Putignana Maggiore e Minore, di Ruvo,
Bitonto e Bari, di S. Sepolcro di Brindisi, di Monopoli, di S. Maria di
Picciano di Matera, di Melfi, di Marruggio, di S. Barbara di Rodi, di
Troia di S. Severino, di Nardò, di Foggia, di Molfetta e Terlizzi; di
Casamassimi, jus padronato della famiglia omonima e di Lizzano, jus
padronato di questa famiglia. (VIII) Alla luce delle ultime
ricerche sul Priorato del S. Sepolcro di Barletta risultano sue
dipendenze il Baliaggio di S. Stefano di Monopoli e della SS.ma Trinità
di Venosa e le Commende di S. Giovanni di Maruggio, di S. Giovanni di
Troia, dei SS. Giovanni e Stefano di Melfi, di S. Giovanni Battista di
Grassano, di S. Maria di Picciano (già S. Spirito) di Matera, di S.
Maria di Sovereto di Terlizzi, di S. Primiano di Larino, di S. Giovanni
Battista di Monopoli, di S. Caterina di Bari, di S. Giovanni di Bitonto
e SS. Filippo e Giacomo di Ruvo, di S. Giovanni di Nardò, di S. Giovanni
di Foggia, di S. Giovanni e S. Sepolcro di Brindisi, di S. Barbara di
Rodi. Cfr. ANGELINI G., Note sull’Archivio
dell’Ordine Gerosolomitano ...,
op. cit.,
pp.102-103.
12
Vedasi Del
Pozzo Bartolomeo, Ruolo Generale dei Cavalieri Gerosolomitani,
Messina, 1689, ristampata ed accresciuta, Torino, 1714. (IX)
13
Cosa che ci viene
confermata anche da una lettera di mandato spedita nel giugno 1368 da
papa Urbano V indirizzata al soldato di Tricarico Tommaso Sanseverino,
con cui il pontefice sollecitava la restituzione della precettoria
dell’Ordine Ospedaliero di S. Giovanni Gerosolomitano di Grassano al
priore di Barletta. Cfr. RUSSO Francesco, Regesto Vaticano per
la Calabria,
vol.III, ed. Gesualdi, Roma, 1974, n.7830, pp.23; BRONZINO G., Fonti
documentarie e bibliografiche per la storia di Tricarico..., op. cit.,
pp.25.
14
I Cabrei, denominati
nell’Italia meridionale anche Platee, erano registri contenenti
l’inventario dei beni appartenenti alle grandi amministrazioni
ecclesiastiche o signorili. Sin dal 1319 l’Ordine Gerosolomitano emanò
le prime disposizioni riguardo alla stesura dei Cabrei che ebbero la
funzione di censire i beni, le rendite e le giurisdizioni al fine di
impedire dispersioni ed usurpazioni. Questo problema fu avvertito
particolarmente dall’Ordine che oltre a condividere i rischi comuni a
tutte le istituzioni ecclesiastiche, che in quell’epoca vedevano erodere
continuamente il loro patrimonio da parte dei Signori feudali e dalle
comunità, era esposto ad un pericolo “interno” per l’appartenenza di
tutti i suoi membri a famiglie della nobiltà feudale o cittadina. Nel
Regno di Napoli la redazione dei Cabrei avveniva in forma pubblica e
veniva autorizzata dal delegato dell’Ordine che sedeva nel Sacro Regio
Consiglio. Alla sua stesura era delegato un notaio che generalmente si
avvaleva di uno o più agrimensori o periti di campagna per la
misurazione dei terreni. I Cabrei erano spesso corredati da mappe che
non raffiguravano solo i fondi rustici ma anche, in alcuni casi, il
patrimonio edilizio ed in particolare i luoghi dove l’Ordine esercitava
la giurisdizione feudale. La stesura di ogni Cabreo era realizzata
secondo uno schema molto preciso, iniziava con la trascrizione del
carteggio tra il titolare del beneficio, o il suo procuratore, ed il
delegato dell’Ordine, seguivano l’atto di nomina del notaio, gli atti
preliminari rogati dal notaio (emanazione e notifica dei bandi alle
università interessate, ai possessori dei beni dell’ordine e ai
proprietari confinanti, ecc...), quindi l’inventario e la descrizione
dei beni, delle giurisdizioni, degli obblighi ecc...Una volta
realizzato, due copie del Cabreo venivano inviate al Priorato dove, dopo
un’accurato esame, veniva approvato in assemblea. Successivamente una
copia veniva conservata nell’archivio Priorale, mentre l’altra veniva
inviata al Convento di Malta. Gli statuti Gerosolomitani prevedevano che
i Cabrei fossero rinnovati ogni 25 anni a spese del
commendatario. Cfr. Enciclopedia
Italiana di scienze, lettere ed arti, I.P.Z.S., Roma, 1949,
vol.VIII, pp.203; ANGELINI G., Note sull’Archivio
dell’Ordine Gerosolomitano..., op. cit., pp.101-102.
15
Che traduco come
“Cabreo, Inventario o Platea della Commenda della Terra di Grassano”.
16
Leggiamo nel DEL POZZO,
op. cit.,
pp.276, che “Frate Domenico Antonio Chiurlia di Giovenazzo, (fu)
eletto il 16 Agosto 1703”. Inoltre nel manoscritto di Giuseppe GATTINI
intitolato
“Dell’Ordine Gerosolomitano in Matera e contorno”,
op. cit.,
al foglio 26 leggiamo che: ”Fr. Domenicantonio Chyurlia, passato il 1704
nel Priorato di Barletta, conseguì la Commenda di Grassano il 1728...” e
che il suo stemma era “d’azzurro alla banda d’oro, accostata da due
leoni contro rampanti”. Stemma che vediamo disegnato a penna sulla prima
carta del “Cabreo
della Commenda di Grassano” del 1763-’64,
op. cit.,
foglio 1.
17
Vedasi Manoscritto XXI, busta 22 presso la Società di Storia
Patria di Napoli. (XX)
Non ci è stato possibile appurare se questo Cabreo è ancora esistente
presso la Biblioteca della Società di Storia Patria di Napoli, comunque
una sua copia è custodita presso la National Library di La Valletta
(Malta). Cfr. ANGELINI G., Note sull’Archivio
dell’Ordine Gerosolomitano..., op. cit., pp.103.
18
Vedasi la nota n.
114.
19
Così veniva chiamata
l’Amministrazione Comunale nel Regno di Napoli.
20
Il Capitano aveva la
sorveglianza delle porte di accesso al centro abitato, ne custodiva le
chiavi e garantiva la pubblica sicurezza nel territorio comunale. Cfr.
MOLFESE Antonio, I proventi fiscali
del Principe di Stigliano in un manoscritto del sec. XVI,
BMG, Matera, 1992, pp.120
21
Nel regno di Napoli
il Mastrodatti era il funzionario addetto alla ricezione, registrazione
e custodia degli atti pubblici e privati. Cfr. MOLFESE A., idem,
pp.126.
22
Il Terraggio o
Terratico era una forma socialmente arretrata di compartecipazione
agraria in cui il compenso al lavoratore del fondo era dato dalla
rimanenza del prodotto tolta la quantità fissa da corrispondere al
proprietario del terreno. Cfr. MOLFESE A., idem,
pp.130-131.
23
Leggasi “a tutta
semenza” come “da tutta la semenza”.
24
La decima era la
decima parte del prodotto raccolto dai terreni e doveva essere versata
al feudatario o al Signore del luogo. Cfr. MOLFESE A., idem,
pp.122.
25
Il Diritto della
Piazza veniva corrisposto al feudatario del luogo da tutti coloro che
vendevano beni o vettovaglie nel territorio comunale. A tal proposito
leggiamo in un “Cabreo. Platea seu
Inventarium omnium bonum Venerandae Commendae Grassani”
del 1763-’64 realizzato dal notaio Antonio Petraccone della Terra di
Vaglio su commissione del Commendatore di Grassano Fr. Domenico Antonio
Chyurlia, che successivamente per brevità indicherò con la dicitura di “Cabreo
della Commenda di Grassano” del 1763-’64, che il 22
settembre di ciascun anno in occasione della festa dei S. Innocenzo,
protettore di Grassano, “non vi è peso di piazza durante questa
festività dalle prime vespri per tutte le seconde vesperi; ciò è dal
suono delle campane di essa, e vi concorrono a vendere e comprar merci
ed altre cose, essendosi sempre così praticato ab immemorabilis...”,
cit. tratta dal foglio 13.
26
Trattasi del dazio
sulla macellazione dei suini e degli altri animali. Cfr. MOLFESE A., op. cit.,
pp.122.
27
Anche i forni rappresentavano una rilevante rendita, infatti la
popolazione era costretta a cuocere il pane nei forni del feudatario a
cui lasciava la 24° parte del pane che aveva cotto e 12 pezzi di legna.
Cfr. MOLFESE A.,
idem, pp.124.
28
Nella costituzione
comunale si chiamava Camerlengo o Camerario colui che aveva in custodia
il denaro pubblico, era praticamente il tesoriere del Comune. ZINGARELLI
N., op.
cit., pp.177;
MOLFESE A., op. cit. , pp.120.
29
All'inizio
dell'800, con la soppressione della Commenda Gerosolomitana di Grassano, il
"castello" passò, con tutti i beni della Commenda grassanese, al
Pubblico Demanio.
Ma già il 23 agosto del 1825 l’Intendente di Basilicata scriveva all’Ispettore del Pubblico Demanio: “mi rapporta il Sindaco di Grassano, ch’esiste colà un vecchio Castello appartenente alla Commenda Gerosolomitana di Malta, ora del Pubblico Demanio, che per non essere stato giammai vattato (riparato) si è reso interamente diruto, di modo che non offre altro se non un ammasso di Cabrina e pietre. Una porzione di esso negli anni scorsi è crollata rovinando gli edifici sottoposti con la morte di due infelici cittadini. Minaccia imminente caduta un’altra muraglia di esso; per cui ad oggetto di prevenire i guasti cui potrebbe dar luogo tali avvenimenti, il Sindaco Medesimo chiede si autorizzi la demolizione dello stesso”, cit. tratta da Riparazioni al castello di Grassano. Lettera del 23 agosto 1825, Archivio di Stato di Napoli, Cassa di Ammortizzazione – Ordine di Malta – Cabrei, vol. 1118, fasc. 22203. Quanto restava dei ruderi e il suolo del castello vennero venduti dal Demanio al clero di Grassano per 250 Ducati con atto del 25 febbraio 1832. In seguito a ciò il piano nobile del Palazzo Commendale fu quasi completamente abbattuto al fine di edificare il campanile e la navata di sinistra dell’attuale chiesa madre. Rimasero in piedi solo il piano terra e la torretta d'angolo, trasformata successivamente nel "Magazzino" di S. Innocenzo, e successivamente in parte abbattuta, presumibilmente negli anni '70 del novecento, al fine di ricavare un ampio piazzale di fianco alla chiesa. 30 Raimondo Despuig, del priorato di Catalogna (Portoghese), fu eletto Gran Maestro dell’ordine Gerosolomitano il 16 dicembre 1736 in seguito alla morte del Gran Maestro Manoel De Vilhera, governò l’Ordine fino al 12 dicembre del 1741. Cfr. GATTINI Michele, Sunto Storico del Sov. Mil. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme ovvero di Malta, Stab. Tip. Di Gennaro M. Priore, Napoli, 1899, pp.187-188.
31
Antonio Manoel de
Vilhena, della lingua di Castiglia (Spagna), fu eletto Gran Maestro
dell’Ordine Gerosolomitano il 19 giugno 1722 in seguito alla morte del
Gran Maestro Marcantonio Zondodari, governò l’Ordine fino al 12 dicembre
del 1736. Cfr. GATTINI M., idem,
pp.185-187.
32
Marcantonio
Zondodari della lingua d’Italia, fu eletto Gran Maestro dell’Ordine
Gerosolomitano il 13 gennaio 1720, a seguito della morte del Perellos,
governò l’Ordine per soli due anni, infatti morì il 16 giugno del 1722.
Cfr. GATTINI M., idem.,
pp.184-185.
33
Raimondo Perellos de
Roccafoul della lingua d’Aragogna (Spagna), fu eletto Gran Maestro
dell’Ordine Gerosolomitano il 7 febbraio 1697, governò l’Ordine fino al
10 gennaio 1720. Cfr. GATTINI M., idem,
pp.181-184.
34
Possiamo considerare
questa parola come una forma corrotta del termine “Gualchiera” con cui
si indicava anticamente, nell’industria tessile e conciaria, la macchina
usata per lavare, digrassare e sodare le stoffe. Questa era composta da
grosse mazze che, messe in movimento dalla ruota d’un mulino ad acqua,
cadevano continuamente sulle stoffe trattate con acqua, sapone ed
argilla al fine di purgarle da ogni impurità e per dar loro la
consistenza del feltro. Cfr. MELZI G. B., Dizionario Italiano,
ed. A. Vallardi, Milano, 1953, pp.550; ZINGARELLI N., op. cit.,
pp.685; DEVOTO Giacomo, Dizionario
etimologico, ed.
Le Monnier, Firenze, 1968, pp.197; Vocabolario della
lingua Italiana,
Istituto Enciclopedia Italiana, vol. II, Roma, 1987, pp.703.
35
Probabilmente è la
forma corrotta del termine “Gualcare” con cui si indicava anticamente la
sodatura delle stoffe fatta colla Gualchiera, affinché queste
acquistassero una maggiore consistenza e resistenza. Cfr. PALAZZI
Fernando,
Novissimo Dizionario della lingua Italiana,
ed. Ceschina, Milano, 1970, pp.543.
36
Lo stiglio era uno
strumento usato per liberare dagli steli le fibre della canapa, del lino
e della iuta. Cfr. ZINGARELLI N., op. cit.,
pp.1588.
38
Ricaviamo maggiori
notizie sulla consistenza dei beni e lo stato delle chiese possedute
dalla Commenda di Grassano da un “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit..
Da questo ricaviamo una precisa descrizione della cappella di S. Giorgio
di Gravina che era situata “fuor la città, distante in circa un quarto
di miglio vicino la strada pubblica che ti conduce nella città di
Altamura, non molto lontano dal convento dei PP. Domenicani sotto il
titolo di S. Tommaso d’Aquino...”, cit. tratta dal foglio 122.
39
Era una cappella
dedicata a S. Giovanni Battista posta nel rione “Croci” che, nel
passato, era situato fuori dall’abitato. La sua manutenzione spettava
esclusivamente alla Commenda di Grassano, ma evidentemente nessuna cura
veniva prestata poiché dalla SS. Visita del Vescovo Filippo Cesarini
(1655-’74) fatta il 12 febbraio del 1659 la cappella, pur avendo un
reddito di 45 ducati annui, risultava diroccata tanto che il Vescovo
ordinò che fosse restaurata e fornita dei paramenti necessari per la
celebrazione della messa. Ma lo stato di abbandono dovette continuare
se, nonostante la rendita della cappella nel 1736 fosse salita a 70
ducati annui, al tempo del Vescovo Agostino De Simone (1763-’92) la
cappella risultava interdetta al culto, come si legge nella SS. Visita
fatta dal Vescovo montepelosino il 13 aprile del 1764. Cfr. DI PASQUALE
N., op.
cit., pp.79,
155, 257; PEDIO Tommaso, La relazione
Gaudioso sulla Basilicata,
in La Basilicata borbonica, ed. Osanna, Venosa, 1986, pp.77.
40
La Grancia della
SS.ma Trinità di Tricarico pervenne all’Ordine Gerosolomitano in seguito
alla soppressione dell’Ordine dei Templari, avvenuta su decisione di
Clemente V nel 1312, a cui apparteneva. In essa vi erano anticamente un
convento e un chiesa dedicata alla SS. Trinità ma dalla Santa Visita
fatta nel novembre del 1585 dal Vescovo Tricanicese Santantonio
apprendiamo che il convento era diruto e la chiesa fatiscente. Ma le
continue guerre e i movimenti tellurici distrussero anche la cappella,
in modo che dell'importante chiesa rimasero solamente i ruderi che
vediamo tutt’oggi. Cfr. DARIO Giovanni, Per la storia di
civita di Tricarico e di Calle,
vol.III, ed. Liantonio, Matera, 1954, pp.101-102.
41
Nel “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-1764, op. cit.,
al foglio 51 si legge che “la Commenda di Grassano ha la sua Grancia, in
questa Terra della Salandra, sotto il titolo di S. Margarita; non vi è
cappella perché da più tempo diruta ed era vicino la strada che ti porta
in Ferrandina che è dirimpetto al giardino de PP. Riformati e poco si
conosce dove era l’edificio per esservi nati in essa molte spine ed
altre case situate a poppiede l’infratti beni...”.
42
Dalla Relazione
Gaudioso sulla Basilicata, compilata nel 1736 da Rodrigo Maria Gaudioso
per ordine di Re Carlo III, traiamo varie notizie sui beni posseduti
dalla Commenda di Grassano in vari centri della nostra regione. Per la
Terra di S. Mauro si afferma: “vi è l’Abbadia sotto il titolo di S.
Giovanni che vien posseduta dalla Commenda di Malta colla rendita di
docati 30 circa”. Inoltre leggiamo in un “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
che questa “Grancia di S. Giovanni, di questa città di S. Mauro,
soggetta alla Commenda di Grassano tiene la sua chiesa sotto il titolo
di S. Giovanni; è situata sotto le mura della città (di S. Mauro) verso Oriente, in
distanza dalla medesima di un ottavo di miglio, ha ingresso per una
porta grande dalla parte orientale...”, cit. tratta dal foglio 37. Cfr.
Descrizione della Provincia di Basilicata fatta per ordine di Sua Maestà
da Rodrigo Maria Gaudioso,
avvocato fiscale della Regia Udienza di Matera, manoscritto, 1736,
Biblioteca Nazionale di Napoli, XIV, D.39; PEDIO T., La Basilicata
Borbonica,
op. cit.,
pp.59.
43
“La Grancia di
questa città di Pietrapertosa, sotto il titolo di S.ta Maria
Archimandrita rende alla unita Commenda di Grassano o sia di S.
Giovanni; la sua chiesa è circa tre miglia distante dall’abitato, il
tetto ha molto tempo che cascò, solamente è coperta sopra l’altare ed è
impossibile il rifarsi perché vi vuole più centinaia di ducati di spesa
per essere le mura in buona parte cascati; è lunga palmi quarantacinque
e larga diecisette e vi è la campanella di bronzo consegnata a Rocco
Ambrigi; tiene l’infratti beni che si possono affittare a chi piace alli
Eccellentissimi Signori Commendatori se ne esige Stoppelli quattro per
Tomola di territorio”, cit. tratta dal “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
foglio 116.
44
Nella Relazione
Gaudioso per la terra di Calvello si afferma: “vi sono due Abbadie,
(...) e la seconda detta di S. Giacomo rende alla Commenda di Grassano
da docati 15 incirca”. Cfr. PEDIO T., La Basilicata
Borbonica,
op. cit.,
pp.74.
45
“La Grancia della
unita Commenda di Grassano sotto il titolo della Beatissima Vergine dal
Ciel Calata, di questa città di Laurenzana, tiene la sua chiesa sotto il
suddetto titolo, la quale è distante dall’abitato da circa tre miglia; è
di buona fabbrica, coperta a soffitto con tavole d’abete ed ermici; vi
sono due porte una riguarda ponente e l’altra mezzogiorno, il suolo
(pavimento) è
fatto di pietre grandi, in mezzo evvi la sepoltura con una grande
lapide; la chiesa è lunga palmi trenta, larga palmi ventiquattro e sopra
la porta grande o sia quella verso ponente vi è un campanile con campana
di bronzo...”, cit. tratta dal “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
fogli 108-109.
46
“La Grancia della
unita Commenda di Grassano sotto il titolo di S. Giovanni è in questa
città di Tolve, si dice vi fosse stata la chiesa, ma non si sa in che
luogo...”, cit. tratta dal “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
foglio 119.
47
Leggiamo nel “Cabreo
della Commenda di Grassano” del 1763-’64,
op. cit., al
foglio 91 che questa Commenda aveva “in questa Terra di Viggiano, la
Grancia sotto il titolo di S. Giovanni; la chiesa è diruta e dove era vi
scaturisce una copiosa e bell’acqua che per l’abbondanza si irrigano
molti giardini e questa acqua è murata, d’intorno possedendosi dalla
“Principal Camera”, la quale avevano dato in enfiteusi a più persone un
territorio tutto sassoso di questa Commenda per fabbricarne case, non
potendo servire per altro uso se non per orti, e poiché è della Commenda
suddetta si è dovuto chiarire che sia tale e dopo vari contrasti colli
ministri di questa Ecc.ma Casa conoscendosi la verità si è recuperato
dalla Commenda e se ne è fatto istrumento in beneficio della medesima;
qual territorio è nella contrada di S. Leonardo...”.
48
“La Commenda di
Grassano possiede in questa Terra di Roccanova la sua Grancia sotto il
titolo di S. Cristoforo, non vi è Cappella essendo che non stà, nè è
memoria dove sia stata...” cit. tratta dal “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
foglio 90.
49
Nel “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
al foglio 71 si legge che “in questa città di Tursi la Commenda non vi
ha chiesa appena vedendosi l’effigie o siano vestigia di quella (che)
vi era sotto il titolo di S. Giovanni alli Pantani...”.
50
Nel “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
al foglio 67 leggiamo che questa Commenda aveva “in questa Città di
Pisticci la sua Grancia sotto il titolo di S. Maria la Strada; vi era la
sua cappella distante da essa Città circa tre miglia vicino la pubblica
strada che, da questa città, sporge in Pomarico ed altri luoghi prima di
giungere al fiume Basento,
ossia fiume di Ferrandina, si vede che da più secoli sia diruta come si conosce da cespoli (che) sono dentro le mura dirute di questa cappella, avanti di essa vi è un pozzo vecchio benché vi sia un poco acqua, e possiede l’anfratti beni...”.
51
“La Commenda di
Grassano ha in questa Terra di Pomarico la sua Grancia colla cappella
sotto il titolo di S. Giovan Battista, la quale sta ben riparata ed è a
lamia, situata nel Casale, ed è di lunghezza palmi quarantuno, larga
dieciotto; si entra per una porta grande che riguarda a Ponente...”,
cit. tratta dal “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
foglio 58.
52
“La Commenda di
Grassano tiene in questa Terra di S. Arcangelo la Grancia sotto il
titolo di S. Giovanni, non vi è chiesa, ma solamente si sa che vi fosse
stata e dove era l’Ecc.mo Signor Bali Chyurlia Commendatore vi ha fatto
piantare un legno di cinque palmi alto a terra e nella sommità vi ha
fatto porre un bella croce di ferro di palmi due e mezzo, aciò vi sia
memoria; non vi ha territori, ma solo li sottoscritti canoni e
censi...”, cit. tratta dal “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
foglio 73.
53
Nella Relazione
Gaudioso per la Città di Ferrandina si afferma: “vi è finalmente una
Grancia di S. Giovanni Gerosolomitano di Malta soggetta alla Commenda di
Grassano che riceve ogni anno dall’Università (di Ferrandina) picciole somme
di denaro per comprar oglio a fin di mantener la lampada accesa nella
Cappella detta di S. Maria Civita”. Invece nel “Cabreo della
Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.,
leggiamo che questa Commenda “tiene in questa Città di Ferrandina una
Grancia sotto il titolo dello Spirito Santo o sia Santa Maria di Civita
Troyla che tiene la chiesa nella parte eminente dentro questa Città
coll’ingresso dalla porta grande verso ponente; la chiesa è a lamia con
quattro sottarchi in faccia le mura e viene
sostenuta da quattro angoli, o siano colonne, ed è di lunghezza quadrata palmi ventuno...”, cit. tratta dal foglio 54. Cfr. PEDIO T., La Basilicata Borbonica, op. cit., pp.57.
54
Tutti i beni
dell’Ordine di Malta e relative rendite furono incamerati dallo Stato a
seguito del Decreto del 18 Giugno 1807 con cui furono abolite le
Prelature, le Commende, i Legati, le Cappellanie e i Benefici
ecclesiastici. In seguito al decreto del Murat, datato 5 Nov. 1808, tali
beni furono così destinati: “Art.1. I beni dell’Ordine di Malta e quelli
del Ordine Costantiniano situati nel Regno formeranno la dotazione
dell’Ordine delle Due Sicilie; Art.2. L’eccedente de’ beni mentovati
nell’art. precedente, dopo formata la dotazione dell’Ordine R. delle Due
Sicilie, sarà riunito a’ Demani dello Stato per essere impiegato
all’estinzione del debito pubblico o a dare delle pensioni a quei
Cavalieri del soppresso Ordine di Malta che giudicheremo degni della
nostra munificenza...”.
55
Un elenco dei
Commendatori della Commenda di Grassano è riportato anche da GATTINI
Michele, in I Priorati, i
Baliaggi e le Commende del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni di
Gerusalemme nelle province meridionali d’Italia prima della caduta di
Malta, ed.
I.T.E.A., Napoli, 1928, pp.29, da cui risultano essere stati titolari di
questa Commenda: “Troilo Sansoni di Troia (1365), Taddeo Pietravina del
Priorato di Barletta (1435), Francesco della Castellana (1438), Galeazzo
o Guerao d’Alemagna del Priorato di Messina (1441), Giorgio Pignatelli
di Napoli (1450), Biondo Pignatelli di Napoli (1450), Brondo Dammatelli
(1452), Antonio Signorio (1463), Tommaso Castagna del Priorato di
Barletta (1468), Domenico Alemagna del Priorato di Messina (1471),
Domenico Alemagna di Napoli (1476), Giulio Cesare Malvicino di Napoli
(1552), Giorgio Vitelli di Roma (1578), Giorgio Cavaretta di Trapani
(1634), Alessandro Mastrilli di Nola (1649), Giovanni Quarti di Andria
(1662), Fabrizio Ruffo di Napoli (1643), Domenico Antonio Chyurlia di
Bari, (1703), Francesco Marulli (1740)”.
56
Di Sansoni o
Sassoni ve ne furono a Napoli al Sedile di Porto ed a Troia, ond’ è
dubbio se al Priorato di Capua appartenne o a quello di Barletta. (XXI)
57
Evidentemente tra questi due Commendatori evvi una lacuna di più di un
nome. (XXII)
58
Tra i due
ultimi il Del Pozzo frammette anche con la data 1634 (XVIII).
59
Lo stesso,
ma con la qualifica “di Napoli”, è ripetuto sotto la data del 1476. (XIV)
60
Vedasi nota n.111.
61
Vedasi le
mie
“Note storiche sulla città di Matera”,
Napoli, 1882, pag.212. Dove lo troviamo riportato
tra i Commendatori della Commenda Gerosolomitana di Picciano con la
seguente annotazione: “Ammiraglio Ambasciatore della Religione di Roma
Fr. Giulio Cesare Malvicino di Napoli li Gen. 1552 è nel Del Pozzo, pp.92;
ed in Not. Nic. Gio. Giocolano al 1 Giugno 1583, fol.40 si fa parola
dell’Ill. et Rev. Fratris Julij Malvicini Commendatoris Comm. S. M. de
Picciano de dic. Civ. Matere”.
62
Riportato
dal Del Pozzo sotto il 24 Dicembre 1578 (XVI).
63
Segnato dal
suddetto Del Pozzo sotto il 10 ottobre 1616, è ricordato dal Bonazzi,
Elenchi delle famiglie ricevute nell’Ordine Gerosolomitano Priorato di
Capua e di Barletta,
Napoli, 1879, in nota a pp.34 (XVII).
64
Vedasi
annoverato dal ripetuto Dal Pozzo, con le qualifiche di Trapani e di
Balio di S. Stefano, fatte il 18 Dic. 1634 (XVIII).
65
Non saprei per vero se questi fosse di Andria e del Priorato
di Barletta secondo il medesimo Del Pozzo o di Belgioioso e del Priorato
di Capua conforme il Bonazzi, quantunque da entrambi segnato sotto il 20
Dic. 1662 (XIX).
66
E’ riferito
ne’ Ruoli il 1680 a 29 Febbraio (XX).
67
Passato il 1704 nel Priorato di Barletta (XXI).
68
Al Commendatore
Domenico Antonio Chyurlia dobbiamo oltre al “Cabreum,
Inventarium sive Platea Commendae Terrae Grassani” fatto dal notaio Giuseppe
Strigoli d’Altamura nel 1737, segnalatoci dal Gattini, anche un “Cabreo, Platea
seu Inventario omnium bonorum Venerandae Commendae Grassani”
fatto dal notaio Antonio Petraccone della Terra di Vaglio nel 1763-’64,
precedentemente citato.
69
Di Barletta e colà passato in Priorato il 1740, ma dal Ruolo
del 1789 va riportato sotto la data del 1 maggio 1771. Fu anche
“Colonnello degli eserciti di Sua Maestà, Reg. Delegato ed Ispettore
Generale de’ Ponti e Marine dell’Adriatico, Preside e Governatore delle
armi e Delegato delle Reg. Scuole nella Provincia di Lecce”, tali titoli
e con l’enunciativa di “Utile signore della Terra di Grassano” il signor
Berardino Maselli, nobile Patrizio e professore di matematica nelle
scuole, gli dedicava le sue “Lezioni
elementari di Geometria e trigonometria ecc...”; stmpate presso
Marino e fratelli, Lecce, 1796.
Lo stesso Marulli con atto del 23 luglio dicembre 1797 riaffittava a Francesco Paolo e Pasquale Matera di Grassano, per 2300 ducati annui, la “Commenda di Grassano con tutte le Grancie attinenti alla medesima che sono Gravina, Tricarico, Salandra, Laurenzana, Tolve, Roccanova, Ferrandina, S. Arcangelo, Pisticci, Calciano, e tutte le altre spettanti alla questa Commenda, eccettuate quelle di S. Mauro, Pomarico, Pietrapertosa e Montepeloso (attuale Irsina), quali si trovano alienate da questo Signor Commendatore con decreto del Consiglio di Malta...” cit. tratta dalla “Convenzione tra il Commendatore della Commenda di Grassano e Francesco Paolo e Pasquale Matera di Grassano”, manoscritto, 1797, Archivio di Stato di Matera, Fondo Materi, Busta 36, fascicolo 9, foglio 2. Per approfondire Giuseppe Gattini, Note storiche sulla comunità di Grassano, a cura di Innocenzo Pontillo, edizioni Quaderni Grassanesi, Grassano, 1997 |
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