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La Commenda di Grassano in un manoscritto inedito di Giuseppe Gattini 

A cura di Innocenzo Pontillo

 

A Giuseppe Gattini1, vissuto tra la metà dell’800’ e i primi del 900’, dobbiamo alcuni lavori storici che per ricchezza di notizie e di documentazione risultano fondamentali per ricostruire la storia di alcuni centri della Basilicata. Uno dei suoi lavori più interessanti, per la vastità delle ricerche e la mole dei dati raccolti, è il saggio intitolato “Delle armi de’ Comuni della provincia di Basilicata”2, dove traccia un breve quadro storico, economico e demografico dei comuni lucani.
Proprio in questo lavoro l’autore, scrivendo della comunità di Grassano e di Grottole, parla di una sua “monografia inedita” su questi due centri intitolata  “Cryptulae et Grassianum”, della quale si era persa ogni traccia dopo la  sua morte.

Nel 1995, al fine di appurare se vi fosse qualche copia manoscritta di questo lavoro, ho iniziato una serie di ricerche nell’Archivio della famiglia Gattini, custodito presso l’Archivio di Stato di Matera dove, dopo un lungo cercare e varie fortuite coincidenze ho reperito due manoscritti, che seppur incompleti, mi hanno permesso di ricostruire, quasi per intero, il contenuto di questa sconosciuta monografia.

Infatti se il primo manoscritto3, costituito da un quaderno di 96 fogli sulla cui copertina leggiamo: "C. G. Gattini, Cryptulae et Grassianum, aspergere verum scriptis"4, può essere considerato come una prima stesura, visto il gran numero di correzioni, note e rifacimenti5 in esso contenute.
Il secondo6, composto da 23 fogli contiene, trascritte e riordinate, tutte quelle notizie che l’Autore aveva annotato disordinatamente nel precedente quaderno, cosa che mi a permesso di poter ricostruire agilmente e in maniera completa la disposizione del testo.

Infatti era intenzione dell’Autore, dopo una prima introduzione7 generale, tracciare nella prima parte della monografia una dotta disquisizione sull’etimologia, l’economia e l’origine di Grassano ed una storia della sua Commenda Gerosolomitana. A questa sarebbe seguita una seconda parte in cui l’autore ricostruiva  la storia feudale della comunità di Grottole.
Ma questo progetto non venne mai portato a termine essendo rimasta la seconda parte del manoscritto allo stato di semplice abbozzo,  priva di note e mancante della parte finale del testo.

Come si vede il lavoro giunto a noi è tutt'altro che definitivo ma, nonostante sia scritto in un italiano ormai obsoleto, risulta ancor oggi estremamente valido. Curare la pubblicazione della prima parte di questo manoscritto era perciò un compito doveroso, anche se non facile.

Da parte mia ho cercato di procedere basandomi principalmente sul secondo manoscritto custodito nel Fondo Gattini dell’Archivio di Stato di Matera, da cui ho recuperato anche le annotazioni8 apposte dal Gattini a margine del suo lavoro vista la loro importanza ai fini di una valutazione critica delle fonti. Inoltre, al fine di integrare le affermazioni dell’autore con conoscenze storiografiche più recenti o di spiegare compiutamente gli eventi, le strutture sociali, economiche e feudali citate nel manoscritto ho realizzato delle brevi note che offrono varie indicazioni bibliografiche e documentali.

Di questo lavoro, già pubblicato integralmente nella collana dei Quaderni Grassanesi, di seguito  riporto solo la parte relativa alla “Commenda gerolomitana di Grassano”9 che è estremamente interessante e ricca di notizie ed informazioni storiche.

 

Estratto da Cryptulae et Grassianum” del Conte Giuseppe Gattini


 

Dà notiziari di Carte del passato secolo nella nota delle Commende10 del Priorato di Barletta va riportato Grassano11 e dà Ruoli generali dell’Ordine Gerosolomitano12 ne risulta l’esistenza al sec. XIV13 , elencandosene i Commendatori fino al 1476. Ma da un “Cabreum14 , Inventarium sive Platea Commendae Terrae Grassani15 , fatto dal notaio Giuseppe Strigoli d’Altamura “de ordine Illustrissimi Fratris D. Dominici Antonij Chyurlia16  ex Marchionibus Litiani uti Commentatorij dicta terrae Grassani”, addi’ 13 maggio 173717 , oltre ai nomi di alcuni altri titolari se ne rileva altresì l’importanza.

In esso si soggiunge comprendersi “tutto il territorio  circum circa di questa Terra di Grassano, limitato e situato secondo la misura fatta dal mag. Arcangelo Perrucci, Regio Compassatore, riportata innanzi”; “qual territorio si e’ di terre colte ed incolte e vi sono colline, valloni, piani e fiumi, che confina” come parimenti si e’ riferito; con “la giuristizione civile18 ... avanzandosi ancora pretendere la mista ..., intorno alle quali giuristizioni cosi’ civili, privative come (le) altre non appartenendo a questa Università19  (il Commendatore) se la deve vedere coll’Eccellentissimo Duca della Salandra; con tenervi esso Signor Commendatore in essa Terra il Capitano20 , assessore ed ogni altro ufficiale per esercizio della giuristizione, com’altresi’ della Mastrodattia21 , che si fitta a chiunque li pare e piace”.

Aveva anche “la giuristizione spirituale ed il jus di spedire le dimissioni a Preti, quale giuristizione sta usurpata da(i) Vescovi antipassati di Tricarico e ne sta il processo in Roma”.

Dà cittadini tutti, o abitanti, sieno secolari che ecclesiastici, esigeva il terraggio22  per la semina che si faceva in grano, orzo, avena, ed ogni specie di legumi, a tutta semenza23 , cioè almeno pel terzo del territorio conceduto, com’anche nella decima24  delle bambace, lino ed altro. 

- Percepiva il censo delle vigne, orti e vignali.

- E stava in possesso di riscuotere li tre carlini dà fuochi e sottofuochi.

- Teneva il jus della Piazza25 ; dello Scannaggio26  e della Fornatica27  col “jus prohibendi di non potersi cocere pani in altri forni”.

- Aveva “la facoltà anche di proibire, siccome proibiscono, che niuna persona di questa terra, o abitanti in essa, possa far case, vigne, forni, grotte, fosse, senza ottenere concessione in scriptis... sotto pena... o prestazione;

-  e per tutte queste concessioni riscuotere la solita gallina”.

L’Università poi era tenuta assegnare a Commendatori pro tempore il Camerlengo28   per esigere tutte l’entrate della Commenda istessa.

Questa vi avea stanza in un Castello (di cui diamo il prospetto rilevato dal medesimo, giacche’ diruto e non più in essere)29 , sito sull’alto ed attaccato verso tramontana colla maggiore Chiesa, la quale oltre la porta maggiore  verso levante, una (porta) particolare n’avea interposta a solo comodo de’ Commendatori e loro servitù.

 
Sul portone d’ingresso vedevasi al di fuori una iscrizione con l’arma  scolpita in pietra del Commendatore Fra Giovanni Quarto; come pure sulla porta della sala grande d’entrata, alla quale si saliva dal cortile per una gradinata scoperta, eranvi gli stemmi parimenti in pietra della sacra Religione (Gerosolomitana) e del Commendatore Fra Giulio Malvicino. Da detta sala si accedeva a due appartamenti di più camere, una delle quali il Commendatore Chyurlia avea fatta sontuosamente dipingere con l’armi, oltre della propria e quella della Religione  (Gerosolomitana), de’ passati Commendatori, del Gran Maestro del tempo Raimondo De Sping30  e de’ furono Manoel de Vilhena31 , Marcant.o  Zondodari32 , Perrellos y Roccaful33  ed altri più antichi.

La cucina, il riposto e la dispensa poi erano erano sottostanti e vi si scendeva per una scaletta di pietra della medesima sala, mentre al di fuori di essa con la salita di altri due gradini si andava in un’altro quarto corrispondente dietro la chiesa. E da questo, tra l’altro, mercè alcune buche nell’ammattonato, in tempo di ricolto si facevano calare i grani ed altre vettovaglie provenienti dà terraggi e da conservare in cassoni ed in fosse della capacità complessiva di 2500 tom. dentro i sottoposti magazzini, ch’vevano altresi le porte ed uscita nel giardino.

Nell’anzidetto cortile finalmente vi avea una stalla grande capace per dieci cavalli, un’altra stalluccia, una pagliera, una grotta ad uso di abitazione e magazzino, una camera pe’ guardiani, un’altra ad uso di carcere, un lavatoio, un pozzo d’acqua piovana ed un’alta grotta “seu cellaro” con niviera, che soleva darsi in fitto.

Teneva altra casa attaccata all’anzidetto giardino; un’altra verso la piazza; una terza nel mezzo del paese, con due forni, uno de’ quali cuoceva il pane di detta terra; tre fosse da riporvi vettovaglie; una dispensa; una Difesa, detta come innanzi la Macchia, confinante col Basento “quale difesa dalli 14 settembre a tutto li 25 Dicembre è chiusa” ed in essa (vi  è)  il menzionato molino ad acqua, cui  fa girare la corrente del fiume predetto, che passa per dentro; nonché “una Balchiera34  da imbalcar35  panni, con tutti li suoi stigli36 , qual riceve l’acqua che va all’istesso molino e vi è una torretta soprana abitabile” e tutto parimenti s’affittava.

Pertanto Grassano era “Capo della Commenda predetta della Sacra Religione Gerosolomitana, sotto il titolo di S. Giovanni Battista e S. Marco... e teneva sotto di se 19 Grancie37  in diversi luoghi della Provincia di Basilicata e di quella di Bari” che la rendevano abbastanza cospicua.

-  A Gravina infatti aveva la chiesa di S. Giorgio38  col feudo grande omonimo alla Contrada delli Limelli di circa tomoli 1973 e l’altro piccolo in due appezzamenti di circa tomoli 220.

-  In Montepeloso la chiesa di S. Giovanni39  con circa tomoli 552 in 9 appezzamenti in contrade diverse.

- In Tricarico dappiù di 1009 tomoli in 12 appezzamenti, specie nella contrada della S.S. Trinità con la distrutta chiesa omonima 40 .

- In Salandra circa tomoli 517 in 7 appezzamenti41 .

- In S. Mauro la chiesa di S. Giovanni42  con circa tomoli 388 in 14 appezzamenti.

- In Pietrapertosa circa tomoli 185 in due appezzamenti ed un orto43 .

- In Calvello circa tomoli 87 in 8 appezzamenti44 .

- In Laurenzana la chiesa di S. Maria dal ciel calata45  con tomoli 207 in sei appezzamenti.

- In Tolve circa tomoli 731 in due appezzamenti46 .

- In  Viggiano la chiesa di S. Giacomo con circa tomoli 54 in sei appezzamenti47 .

- In Roccanova circa tomoli 12 in due appezzamenti48 .

- In Tursi circa tomoli 161 in due appezzamenti49 .

- In Pisticci circa tomoli 123 in 13 appezzamenti50 .

- In Pomarico la chiesa di S. Giovanni Battista con circa tomoli 107 in sei appezzamenti51 .

- In Miglionico “alcuni censi  e terre e vigne che rendono la copertura sotto il titolo di S. Maria Canasino”.

- In Grottole censi più vigne e case.

- In Calciano e S. Arcangelo52 , altri censi.

- ed in Ferrandina, la chiesa dello Spirito Santo o Madonna di Civita Troyla53 .

Non privo d’interesse da ultimo sarebbe un completo elenco de’ titolari di questa Commenda, la quale venne sul principio di questo secolo indemaniata 54 ; ma non avendo altre notizie che quelle precisate, non mi e’ dato d’addurre che i seguenti nomi 55 :

1365. Fra Troilo Sansoni di … 56 .

1435. Fra Taddeo Pietravina del Priorato di Barletta57 .

1438. Fra Francesco della Castellana di ...

1441. Fra Galeazzo o Guerao d’Alemagna del Priorato di Messina.

1450. Fra Giorgio Pignatelli di Napoli.

1452. Fra Brondo Dammatelli di ... 58 .

1463. Fra Antonio Signorio di ...

1468. Fra Tommaso Castagna del Priorato di Barletta.

1471. Fra Domenico d’Alemagna del Priorato di Messina 59 .

? .Fra Giulio Malvicino, la cui arma era scolpita in pietra, come si e’ detto, nel Palazzo Commendale; che fu apparentato cò de Novellis 60 , Baroni di Grassano, e che probabilmente sarà lo stesso che prima o dopo o contemporaneamente fu Commendatore di Santa Maria di Picciano 61 .

1608. Fra Gerio Vitelli di Roma62  che in detto anno compilò l’inventario della Commenda “manu qm.  Notais Ioannis Angeli Mele Terrae Terlitis”.

1653. Fra Alessandro Mastrilli di Nola63 , il quale in questo anno formò altresi’ la Platea “manu  qm. Notais Dominici Grippa Terrae Laurenzanae”.

1676. Fra Giacomo Cavarretta64  che nell’anno indicato confezionò pure il Cabreo “manu qm. Notais F. B. Ricci Civitatis Monopoli”.

1704. Fra Giovanni Quarto65  che in questo anno rifece l’inventario “manu qm. Notais  Marcantonis  Campanella Civitatis Baruli”.

? Fra Fabrizio Ruffo66 .

1728. Fra Domenico Antonio Chyurlia 67  che fece fare un altro Cabreo 68 , del quale si e’ tenuto parola innanzi.

1771. Fra Francesco Marulli69  ». 


 1  Giuseppe Gattini nacque a Matera nel 1843 da una delle più illustri famiglie materane, partecipò attivamente alla vita politica locale come sindaco di Matera e consigliere Provinciale dal 1877 al 1880, collaborò all'importante inchiesta parlamentare di Jacini sull'agricoltura italiana del 1884 e nel 1890 fu creato senatore. Esordì nel campo delle lettere nel 1871 con alcune pubblicazioni di versi e scherzi, ma ben più interessante fu la sua successiva produzione storica, frutto di un instancabile attività di ricerca e di approfondimento del sapere.
Nel 1882 pubblicò la sua opera più impegnativa, ovvero una “Storia di Matera”, a cui seguirono altri studi particolari tra cui uno dedicato al poeta Tommaso Stigliani ed un altro, non privo di annotazioni interessanti, sulla famiglia Malvezzi ed alcune ricerche sull'economia e l'agricoltura dell'agro di Matera e sulla zootecnia. Importantissimo è un suo “Saggio di biblioteca Basilicatese” stampato nel 1908 che costituisce un primo abbozzo di storiografia regionale, ed il suo lavoro sulle “Armi de' Comuni della Provincia di Basilicata” stampato nel 1910.
Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla raccolta di notizie sulla città e la cattedrale di Matera e alla stesura di una vita di S. Eustachio. Morì nel 1917. Cfr. PADULA M., Antologia Materana, Montemurro, Matera, 1965, pp.47, nota 17; GIURA LONGO Raffaele, Giuseppe Gattini. La sua opera e i suoi tempi, Ed. F.lli Montemurro, Matera, 1968; AA.VV., Gentium memoria archivia. Il tesoro degli archivi, ed. De Luca, Roma, 1996, pp.294.
 2  GATTINI Giuseppe, Delle armi de’ Comuni della provincia di Basilicata, Tip. Conti, Matera, 1910, pp.30-31.
 3  Archivio di Stato di Matera, Fondo Gattini, Busta 43, Fascicolo A.
 4  La frase dedicatoria latina usata dal Gattini, “aspergere verum scriptis”, può avere due significati, come mi ha fatto notare il prof. Giovanni Abbate, infatti può tradursi come “diffondere la verità mediante gli scritti” oppure con “macchiare la verità con gli scritti”, racchiudendo così in se il dilemma di ogni storico che non sa fino a che punto il proprio lavoro ricostruirà la realtà storica e dove finirà per piegarla alle sue verità.
 5  In questo manoscritto troviamo la prima stesura di due capitoli che non sono riportati nel successivo lavoro. Nel primo, intitolato “Introduzione” o “Grottole e Grassano”, il Gattini descrive quali difficoltà si affrontavano per giungere in questi due centri (fogli 1-5); invece nel secondo, intitolato “I signori di Grassano”, l’A. realizza una cronistoria della famiglia De Novellis che possedette per breve tempo questo feudo (fogli 41-49).
 6  Archivio di Stato di Matera, Fondo Gattini, Busta D, Fascicolo 8b.
 7  Di questa “Introduzione”, che compare solo nel primo manoscritto non vi è traccia nella successiva riscrittura dove invece troviamo il seguente appunto scritto a matita: “Deve precedere l’introduzione a Grottole e Grassano da rifare”. Cfr. Archivio di Stato di Matera, Fondo Gattini, Busta 43, Fascicolo A, foglio 10.
 8  Le annotazioni del Gattini sono state trascritte nelle note a piè di pagina del testo, il numero romano riportato tra parentesi si riferisce alla numerazione usata dall’Autore nel manoscritto.
 9  Nel manoscritto originale di “Cryptulae et Grassianum” questa parte era indicata semplicemente con il titolo “Capitolo II”.
 10  Le Commende erano feudi affidati in “godimento pro-tempore” agli ecclesiastici o ai cavalieri degli ordini cavallereschi (gerosolomitano, templare, teutonico, mauriziano) che assumevano così il titolo di “Commendatore”. Nell’ordine Gerosolomitano tutte le commende facevano capo ad un Priorato ed erano date in “godimento” ai dignitari dell’Ordine che si obbligavano a contribuire al Tesoro dell’Ordine mediante due tasse dette di “responsione e dei vascelli”, nonché a reimpiegare parte delle rendite nei miglioramenti, inoltre avevano il divieto di alienare o di dare in fitto in perpetuo o per periodi superiori a 29 anni i beni a loro affidati. Cfr. ANGELINI Gregorio, Note sull’Archivio dell’Ordine Gerosolomitano conservato nella Malta National Library, in Rassegna Storica Lucana, a.X, n.12, 1990, pp.155-166.
 11  Le alte Commende erano: Priorato di Barletta, Baliaggio di S. Stefano, Baliaggio di Venosa, Commende di Putignana Maggiore e Minore, di Ruvo, Bitonto e Bari, di S. Sepolcro di Brindisi, di Monopoli, di S. Maria di Picciano di Matera, di Melfi, di Marruggio, di S. Barbara di Rodi, di Troia di S. Severino, di Nardò, di Foggia, di Molfetta e Terlizzi; di Casamassimi, jus padronato della famiglia omonima e di Lizzano, jus padronato di questa famiglia. (VIII) Alla luce delle ultime ricerche sul Priorato del S. Sepolcro di Barletta risultano sue dipendenze il Baliaggio di S. Stefano di Monopoli e della SS.ma Trinità di Venosa e le Commende di S. Giovanni di Maruggio, di S. Giovanni di Troia, dei SS. Giovanni e Stefano di Melfi, di S. Giovanni Battista di Grassano, di S. Maria di Picciano (già S. Spirito) di Matera, di S. Maria di Sovereto di Terlizzi, di S. Primiano di Larino, di S. Giovanni Battista di Monopoli, di S. Caterina di Bari, di S. Giovanni di Bitonto e SS. Filippo e Giacomo di Ruvo, di S. Giovanni di Nardò, di S. Giovanni di Foggia, di S. Giovanni e S. Sepolcro di Brindisi, di S. Barbara di Rodi. Cfr. ANGELINI G., Note sull’Archivio dell’Ordine Gerosolomitano ..., op. cit., pp.102-103.
 12  Vedasi Del Pozzo Bartolomeo, Ruolo Generale dei Cavalieri Gerosolomitani, Messina, 1689, ristampata ed accresciuta, Torino, 1714. (IX)
 13  Cosa che ci viene confermata anche da una lettera di mandato spedita nel giugno 1368 da papa Urbano V indirizzata al soldato di Tricarico Tommaso Sanseverino, con cui il pontefice sollecitava la restituzione della precettoria dell’Ordine Ospedaliero di S. Giovanni Gerosolomitano di Grassano al priore di Barletta. Cfr. RUSSO Francesco, Regesto Vaticano per la Calabria, vol.III, ed. Gesualdi, Roma, 1974, n.7830, pp.23; BRONZINO G., Fonti documentarie e bibliografiche per la storia di Tricarico..., op. cit., pp.25.
 14  I Cabrei, denominati nell’Italia meridionale anche Platee, erano registri contenenti l’inventario dei beni appartenenti alle grandi amministrazioni ecclesiastiche o signorili. Sin dal 1319 l’Ordine Gerosolomitano emanò le prime disposizioni riguardo alla stesura dei Cabrei che ebbero la funzione di censire i beni, le rendite e le giurisdizioni al fine di impedire dispersioni ed usurpazioni. Questo problema fu avvertito particolarmente dall’Ordine che oltre a condividere i rischi comuni a tutte le istituzioni ecclesiastiche, che in quell’epoca vedevano erodere continuamente il loro patrimonio da parte dei Signori feudali e dalle comunità, era esposto ad un pericolo “interno” per l’appartenenza di tutti i suoi membri a famiglie della nobiltà feudale o cittadina. Nel Regno di Napoli la redazione dei Cabrei avveniva in forma pubblica e veniva autorizzata dal delegato dell’Ordine che sedeva nel Sacro Regio Consiglio. Alla sua stesura era delegato un notaio che generalmente si avvaleva di uno o più agrimensori o periti di campagna per la misurazione dei terreni. I Cabrei erano spesso corredati da mappe che non raffiguravano solo i fondi rustici ma anche, in alcuni casi, il patrimonio edilizio ed in particolare i luoghi dove l’Ordine esercitava la giurisdizione feudale. La stesura di ogni Cabreo era realizzata secondo uno schema molto preciso, iniziava con la trascrizione del carteggio tra il titolare del beneficio, o il suo procuratore, ed il delegato dell’Ordine, seguivano l’atto di nomina del notaio, gli atti preliminari rogati dal notaio (emanazione e notifica dei bandi alle università interessate, ai possessori dei beni dell’ordine e ai proprietari confinanti, ecc...), quindi l’inventario e la descrizione dei beni, delle giurisdizioni, degli obblighi ecc...Una volta realizzato, due copie del Cabreo venivano inviate al Priorato dove, dopo un’accurato esame, veniva approvato in assemblea. Successivamente una copia veniva conservata nell’archivio Priorale, mentre l’altra veniva inviata al Convento di Malta. Gli statuti Gerosolomitani prevedevano che i Cabrei fossero rinnovati ogni 25 anni a spese del commendatario. Cfr. Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, I.P.Z.S., Roma, 1949, vol.VIII, pp.203; ANGELINI G., Note sull’Archivio dell’Ordine Gerosolomitano..., op. cit., pp.101-102.
 15  Che traduco come “Cabreo, Inventario o Platea della Commenda della Terra di Grassano”.
 16  Leggiamo nel DEL POZZO, op. cit., pp.276, che “Frate Domenico Antonio Chiurlia di Giovenazzo, (fu) eletto il 16 Agosto 1703”. Inoltre nel manoscritto di Giuseppe GATTINI intitolato “Dell’Ordine Gerosolomitano in Matera e contorno”, op. cit., al foglio 26 leggiamo che: ”Fr. Domenicantonio Chyurlia, passato il 1704 nel Priorato di Barletta, conseguì la Commenda di Grassano il 1728...” e che il suo stemma era “d’azzurro alla banda d’oro, accostata da due leoni contro rampanti”. Stemma che vediamo disegnato a penna sulla prima carta del “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., foglio 1.
 17  Vedasi Manoscritto XXI, busta 22 presso la Società di Storia Patria di Napoli. (XX) Non ci è stato possibile appurare se questo Cabreo è ancora esistente presso la Biblioteca della Società di Storia Patria di Napoli, comunque una sua copia è custodita presso la National Library di La Valletta (Malta). Cfr. ANGELINI G., Note sull’Archivio dell’Ordine Gerosolomitano..., op. cit., pp.103.
 18  Vedasi la nota n. 114.
 19  Così veniva chiamata l’Amministrazione Comunale nel Regno di Napoli.
 20  Il Capitano aveva la sorveglianza delle porte di accesso al centro abitato, ne custodiva le chiavi e garantiva la pubblica sicurezza nel territorio comunale. Cfr. MOLFESE Antonio, I proventi fiscali del Principe di Stigliano in un manoscritto del sec. XVI, BMG, Matera, 1992, pp.120
 21  Nel regno di Napoli il Mastrodatti era il funzionario addetto alla ricezione, registrazione e custodia degli atti pubblici e privati. Cfr. MOLFESE A., idem, pp.126.
 22  Il Terraggio o Terratico era una forma socialmente arretrata di compartecipazione agraria in cui il compenso al lavoratore del fondo era dato dalla rimanenza del prodotto tolta la quantità fissa da corrispondere al proprietario del terreno. Cfr. MOLFESE A., idem, pp.130-131.
 23  Leggasi “a tutta semenza” come “da tutta la semenza”.
 24  La decima era la decima parte del prodotto raccolto dai terreni e doveva essere versata al feudatario o al Signore del luogo. Cfr. MOLFESE A., idem, pp.122.
 25  Il Diritto della Piazza veniva corrisposto al feudatario del luogo da tutti coloro che vendevano beni o vettovaglie nel territorio comunale. A tal proposito leggiamo in un “Cabreo. Platea seu Inventarium omnium bonum Venerandae Commendae Grassani” del 1763-’64 realizzato dal notaio Antonio Petraccone della Terra di Vaglio su commissione del Commendatore di Grassano Fr. Domenico Antonio Chyurlia, che successivamente per brevità indicherò con la dicitura di “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, che il 22 settembre di ciascun anno in occasione della festa dei S. Innocenzo, protettore di Grassano, “non vi è peso di piazza durante questa festività dalle prime vespri per tutte le seconde vesperi; ciò è dal suono delle campane di essa, e vi concorrono a vendere e comprar merci ed altre cose, essendosi sempre così praticato ab immemorabilis...”, cit. tratta dal foglio 13.
 26  Trattasi del dazio sulla macellazione dei suini e degli altri animali. Cfr. MOLFESE A., op. cit., pp.122.
 27  Anche i forni rappresentavano una rilevante rendita, infatti la popolazione era costretta a cuocere il pane nei forni del feudatario a cui lasciava la 24° parte del pane che aveva cotto e 12 pezzi di legna. Cfr. MOLFESE A., idem, pp.124.
 28  Nella costituzione comunale si chiamava Camerlengo o Camerario colui che aveva in custodia il denaro pubblico, era praticamente il tesoriere del Comune. ZINGARELLI N., op. cit., pp.177; MOLFESE A., op. cit. , pp.120.
 29  All'inizio dell'800, con la soppressione della Commenda Gerosolomitana di Grassano, il "castello" passò, con tutti i beni della Commenda grassanese, al Pubblico Demanio.
Ma già il 23 agosto del 1825 l’Intendente di Basilicata scriveva all’Ispettore del Pubblico Demanio: “mi rapporta il Sindaco di Grassano, ch’esiste colà un vecchio Castello appartenente alla Commenda Gerosolomitana di Malta, ora del Pubblico Demanio, che per non essere stato giammai vattato (riparato) si è reso interamente diruto, di modo che non offre altro se non un ammasso di Cabrina e pietre. Una porzione di esso negli anni scorsi è crollata rovinando gli edifici sottoposti con la morte di due infelici cittadini. Minaccia imminente caduta un’altra muraglia di esso; per cui ad oggetto di prevenire i guasti cui potrebbe dar luogo tali avvenimenti, il Sindaco Medesimo chiede si autorizzi la demolizione dello stesso”, cit. tratta da Riparazioni al castello di Grassano. Lettera del 23 agosto 1825, Archivio di Stato di Napoli, Cassa di Ammortizzazione – Ordine di Malta – Cabrei, vol. 1118, fasc. 22203.
Quanto restava dei ruderi e il suolo del castello vennero venduti dal Demanio al clero di Grassano per 250 Ducati con atto del 25 febbraio 1832. In seguito a ciò il piano nobile del Palazzo Commendale fu quasi completamente abbattuto al fine di edificare il campanile e la navata di sinistra dell’attuale chiesa madre. Rimasero in piedi solo il piano terra e la torretta d'angolo, trasformata successivamente nel "Magazzino" di S. Innocenzo, e successivamente in parte abbattuta, presumibilmente negli anni '70 del novecento, al fine di ricavare un ampio piazzale di fianco alla chiesa.
 

 30  Raimondo Despuig, del priorato di Catalogna (Portoghese), fu eletto Gran Maestro dell’ordine Gerosolomitano il 16 dicembre 1736 in seguito alla morte del Gran Maestro Manoel De Vilhera, governò l’Ordine fino al 12 dicembre del 1741. Cfr. GATTINI Michele, Sunto Storico del Sov. Mil. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme ovvero di Malta, Stab. Tip. Di Gennaro M. Priore, Napoli, 1899, pp.187-188.

 31  Antonio Manoel de Vilhena, della lingua di Castiglia (Spagna), fu eletto Gran Maestro dell’Ordine Gerosolomitano il 19 giugno 1722 in seguito alla morte del Gran Maestro Marcantonio Zondodari, governò l’Ordine fino al 12 dicembre del 1736. Cfr. GATTINI M., idem, pp.185-187.
 32  Marcantonio Zondodari della lingua d’Italia, fu eletto Gran Maestro dell’Ordine Gerosolomitano il 13 gennaio 1720, a seguito della morte del Perellos, governò l’Ordine per soli due anni, infatti morì il 16 giugno del 1722. Cfr. GATTINI M., idem., pp.184-185.
 33  Raimondo Perellos de Roccafoul della lingua d’Aragogna (Spagna), fu eletto Gran Maestro dell’Ordine Gerosolomitano il 7 febbraio 1697, governò l’Ordine fino al 10 gennaio 1720. Cfr. GATTINI M., idem, pp.181-184.
 34  Possiamo considerare questa parola come una forma corrotta del termine “Gualchiera” con cui si indicava anticamente, nell’industria tessile e conciaria, la macchina usata per lavare, digrassare e sodare le stoffe. Questa era composta da grosse mazze che, messe in movimento dalla ruota d’un mulino ad acqua, cadevano continuamente sulle stoffe trattate con acqua, sapone ed argilla al fine di purgarle da ogni impurità e per dar loro la consistenza del feltro. Cfr. MELZI G. B., Dizionario Italiano, ed. A. Vallardi, Milano, 1953, pp.550; ZINGARELLI N., op. cit., pp.685; DEVOTO Giacomo, Dizionario etimologico, ed. Le Monnier, Firenze, 1968, pp.197; Vocabolario della lingua Italiana, Istituto Enciclopedia Italiana, vol. II, Roma, 1987, pp.703.
 35  Probabilmente è la forma corrotta del termine “Gualcare” con cui si indicava anticamente la sodatura delle stoffe fatta colla Gualchiera, affinché queste acquistassero una maggiore consistenza e resistenza. Cfr. PALAZZI Fernando, Novissimo Dizionario della lingua Italiana, ed. Ceschina, Milano, 1970, pp.543.
 36  Lo stiglio era uno strumento usato per liberare dagli steli le fibre della canapa, del lino e della iuta. Cfr. ZINGARELLI N., op. cit., pp.1588.
 38  Ricaviamo maggiori notizie sulla consistenza dei beni e lo stato delle chiese possedute dalla Commenda di Grassano da un “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit.. Da questo ricaviamo una precisa descrizione della cappella di S. Giorgio di Gravina che era situata “fuor la città, distante in circa un quarto di miglio vicino la strada pubblica che ti conduce nella città di Altamura, non molto lontano dal convento dei PP. Domenicani sotto il titolo di S. Tommaso d’Aquino...”, cit. tratta dal foglio 122.
 39  Era una cappella dedicata a S. Giovanni Battista posta nel rione “Croci” che, nel passato, era situato fuori dall’abitato. La sua manutenzione spettava esclusivamente alla Commenda di Grassano, ma evidentemente nessuna cura veniva prestata poiché dalla SS. Visita del Vescovo Filippo Cesarini (1655-’74) fatta il 12 febbraio del 1659 la cappella, pur avendo un reddito di 45 ducati annui, risultava diroccata tanto che il Vescovo ordinò che fosse restaurata e fornita dei paramenti necessari per la celebrazione della messa. Ma lo stato di abbandono dovette continuare se, nonostante la rendita della cappella nel 1736 fosse salita a 70 ducati annui, al tempo del Vescovo Agostino De Simone (1763-’92) la cappella risultava interdetta al culto, come si legge nella SS. Visita fatta dal Vescovo montepelosino il 13 aprile del 1764. Cfr. DI PASQUALE N., op. cit., pp.79, 155, 257; PEDIO Tommaso, La relazione Gaudioso sulla Basilicata, in La Basilicata borbonica, ed. Osanna, Venosa, 1986, pp.77.
 40  La Grancia della SS.ma Trinità di Tricarico pervenne all’Ordine Gerosolomitano in seguito alla soppressione dell’Ordine dei Templari, avvenuta su decisione di Clemente V nel 1312, a cui apparteneva. In essa vi erano anticamente un convento e un chiesa dedicata alla SS. Trinità ma dalla Santa Visita fatta nel novembre del 1585 dal Vescovo Tricanicese Santantonio apprendiamo che il convento era diruto e la chiesa fatiscente. Ma le continue guerre e i movimenti tellurici distrussero anche la cappella, in modo che dell'importante chiesa rimasero solamente i ruderi che vediamo tutt’oggi. Cfr. DARIO Giovanni, Per la storia di civita di Tricarico e di Calle, vol.III, ed. Liantonio, Matera, 1954, pp.101-102.
 41  Nel “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-1764, op. cit., al foglio 51 si legge che “la Commenda di Grassano ha la sua Grancia, in questa Terra della Salandra, sotto il titolo di S. Margarita; non vi è cappella perché da più tempo diruta ed era vicino la strada che ti porta in Ferrandina che è dirimpetto al giardino de PP. Riformati e poco si conosce dove era l’edificio per esservi nati in essa molte spine ed altre case situate a poppiede l’infratti beni...”.
 42  Dalla Relazione Gaudioso sulla Basilicata, compilata nel 1736 da Rodrigo Maria Gaudioso per ordine di Re Carlo III, traiamo varie notizie sui beni posseduti dalla Commenda di Grassano in vari centri della nostra regione. Per la Terra di S. Mauro si afferma: “vi è l’Abbadia sotto il titolo di S. Giovanni che vien posseduta dalla Commenda di Malta colla rendita di docati 30 circa”. Inoltre leggiamo in un “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., che questa “Grancia di S. Giovanni, di questa città di S. Mauro, soggetta alla Commenda di Grassano tiene la sua chiesa sotto il titolo di S. Giovanni; è situata sotto le mura della città (di S. Mauro) verso Oriente, in distanza dalla medesima di un ottavo di miglio, ha ingresso per una porta grande dalla parte orientale...”, cit. tratta dal foglio 37. Cfr. Descrizione della Provincia di Basilicata fatta per ordine di Sua Maestà da Rodrigo Maria Gaudioso, avvocato fiscale della Regia Udienza di Matera, manoscritto, 1736, Biblioteca Nazionale di Napoli, XIV, D.39; PEDIO T., La Basilicata Borbonica, op. cit., pp.59.
 43  “La Grancia di questa città di Pietrapertosa, sotto il titolo di S.ta Maria Archimandrita rende alla unita Commenda di Grassano o sia di S. Giovanni; la sua chiesa è circa tre miglia distante dall’abitato, il tetto ha molto tempo che cascò, solamente è coperta sopra l’altare ed è impossibile il rifarsi perché vi vuole più centinaia di ducati di spesa per essere le mura in buona parte cascati; è lunga palmi quarantacinque e larga diecisette e vi è la campanella di bronzo consegnata a Rocco Ambrigi; tiene l’infratti beni che si possono affittare a chi piace alli Eccellentissimi Signori Commendatori se ne esige Stoppelli quattro per Tomola di territorio”, cit. tratta dal “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., foglio 116.
 44  Nella Relazione Gaudioso per la terra di Calvello si afferma: “vi sono due Abbadie, (...) e la seconda detta di S. Giacomo rende alla Commenda di Grassano da docati 15 incirca”. Cfr. PEDIO T., La Basilicata Borbonica, op. cit., pp.74.
 45  “La Grancia della unita Commenda di Grassano sotto il titolo della Beatissima Vergine dal Ciel Calata, di questa città di Laurenzana, tiene la sua chiesa sotto il suddetto titolo, la quale è distante dall’abitato da circa tre miglia; è di buona fabbrica, coperta a soffitto con tavole d’abete ed ermici; vi sono due porte una riguarda ponente e l’altra mezzogiorno, il suolo (pavimento) è fatto di pietre grandi, in mezzo evvi la sepoltura con una grande lapide; la chiesa è lunga palmi trenta, larga palmi ventiquattro e sopra la porta grande o sia quella verso ponente vi è un campanile con campana di bronzo...”, cit. tratta dal “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., fogli 108-109.
 46  “La Grancia della unita Commenda di Grassano sotto il titolo di S. Giovanni è in questa città di Tolve, si dice vi fosse stata la chiesa, ma non si sa in che luogo...”, cit. tratta dal “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., foglio 119.
 47  Leggiamo nel “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., al foglio 91 che questa Commenda aveva “in questa Terra di Viggiano, la Grancia sotto il titolo di S. Giovanni; la chiesa è diruta e dove era vi scaturisce una copiosa e bell’acqua che per l’abbondanza si irrigano molti giardini e questa acqua è murata, d’intorno possedendosi dalla “Principal Camera”, la quale avevano dato in enfiteusi a più persone un territorio tutto sassoso di questa Commenda per fabbricarne case, non potendo servire per altro uso se non per orti, e poiché è della Commenda suddetta si è dovuto chiarire che sia tale e dopo vari contrasti colli ministri di questa Ecc.ma Casa conoscendosi la verità si è recuperato dalla Commenda e se ne è fatto istrumento in beneficio della medesima; qual territorio è nella contrada di S. Leonardo...”.
 48  “La Commenda di Grassano possiede in questa Terra di Roccanova la sua Grancia sotto il titolo di S. Cristoforo, non vi è Cappella essendo che non stà, nè è memoria dove sia stata...” cit. tratta dal “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., foglio 90.
 49  Nel “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., al foglio 71 si legge che “in questa città di Tursi la Commenda non vi ha chiesa appena vedendosi l’effigie o siano vestigia di quella (che) vi era sotto il titolo di S. Giovanni alli Pantani...”.
 50  Nel “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., al foglio 67 leggiamo che questa Commenda aveva “in questa Città di Pisticci la sua Grancia sotto il titolo di S. Maria la Strada; vi era la sua cappella distante da essa Città circa tre miglia vicino la pubblica strada che, da questa città, sporge in Pomarico ed altri luoghi prima di giungere al fiume Basento,

ossia fiume di Ferrandina, si vede che da più secoli sia diruta come si conosce da cespoli (che) sono dentro le mura dirute di questa cappella, avanti di essa vi è un pozzo vecchio benché vi sia un poco acqua, e possiede l’anfratti beni...”.

 51  “La Commenda di Grassano ha in questa Terra di Pomarico la sua Grancia colla cappella sotto il titolo di S. Giovan Battista, la quale sta ben riparata ed è a lamia, situata nel Casale, ed è di lunghezza palmi quarantuno, larga dieciotto; si entra per una porta grande che riguarda a Ponente...”, cit. tratta dal “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., foglio 58.
 52  “La Commenda di Grassano tiene in questa Terra di S. Arcangelo la Grancia sotto il titolo di S. Giovanni, non vi è chiesa, ma solamente si sa che vi fosse stata e dove era l’Ecc.mo Signor Bali Chyurlia Commendatore vi ha fatto piantare un legno di cinque palmi alto a terra e nella sommità vi ha fatto porre un bella croce di ferro di palmi due e mezzo, aciò vi sia memoria; non vi ha territori, ma solo li sottoscritti canoni e censi...”, cit. tratta dal “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., foglio 73.
 53  Nella Relazione Gaudioso per la Città di Ferrandina si afferma: “vi è finalmente una Grancia di S. Giovanni Gerosolomitano di Malta soggetta alla Commenda di Grassano che riceve ogni anno dall’Università (di Ferrandina) picciole somme di denaro per comprar oglio a fin di mantener la lampada accesa nella Cappella detta di S. Maria Civita”. Invece nel “Cabreo della Commenda di Grassano” del 1763-’64, op. cit., leggiamo che questa Commenda “tiene in questa Città di Ferrandina una Grancia sotto il titolo dello Spirito Santo o sia Santa Maria di Civita Troyla che tiene la chiesa nella parte eminente dentro questa Città coll’ingresso dalla porta grande verso ponente; la chiesa è a lamia con quattro sottarchi in faccia le mura e viene

sostenuta da quattro angoli, o siano colonne, ed è di lunghezza quadrata palmi ventuno...”, cit. tratta dal foglio 54. Cfr. PEDIO T., La Basilicata Borbonica, op. cit., pp.57.

 54  Tutti i beni dell’Ordine di Malta e relative rendite furono incamerati dallo Stato a seguito del Decreto del 18 Giugno 1807 con cui furono abolite le Prelature, le Commende, i Legati, le Cappellanie e i Benefici ecclesiastici. In seguito al decreto del Murat, datato 5 Nov. 1808, tali beni furono così destinati: “Art.1. I beni dell’Ordine di Malta e quelli del Ordine Costantiniano situati nel Regno formeranno la dotazione dell’Ordine delle Due Sicilie; Art.2. L’eccedente de’ beni mentovati nell’art. precedente, dopo formata la dotazione dell’Ordine R. delle Due Sicilie, sarà riunito a’ Demani dello Stato per essere impiegato all’estinzione del debito pubblico o a dare delle pensioni a quei Cavalieri del soppresso Ordine di Malta che giudicheremo degni della nostra munificenza...”.
 55  Un elenco dei Commendatori della Commenda di Grassano è riportato anche da GATTINI Michele, in I Priorati, i Baliaggi e le Commende del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni di Gerusalemme nelle province meridionali d’Italia prima della caduta di Malta, ed. I.T.E.A., Napoli, 1928, pp.29, da cui risultano essere stati titolari di questa Commenda: “Troilo Sansoni di Troia (1365), Taddeo Pietravina del Priorato di Barletta (1435), Francesco della Castellana (1438), Galeazzo o Guerao d’Alemagna del Priorato di Messina (1441), Giorgio Pignatelli di Napoli (1450), Biondo Pignatelli di Napoli (1450), Brondo Dammatelli (1452), Antonio Signorio (1463), Tommaso Castagna del Priorato di Barletta (1468), Domenico Alemagna del Priorato di Messina (1471), Domenico Alemagna di Napoli (1476), Giulio Cesare Malvicino di Napoli (1552), Giorgio Vitelli di Roma (1578), Giorgio Cavaretta di Trapani (1634), Alessandro Mastrilli di Nola (1649), Giovanni Quarti di Andria (1662), Fabrizio Ruffo di Napoli (1643), Domenico Antonio Chyurlia di Bari, (1703), Francesco Marulli (1740)”.
 56  Di Sansoni o Sassoni ve ne furono a Napoli al Sedile di Porto ed a Troia, ond’ è dubbio se al Priorato di Capua appartenne o a quello di Barletta. (XXI)
 57  Evidentemente tra questi due Commendatori evvi una lacuna di più di un nome. (XXII)
 58  Tra i due ultimi il Del Pozzo frammette anche con la data 1634 (XVIII).
 59  Lo stesso, ma con la qualifica “di Napoli”, è ripetuto sotto la data del 1476. (XIV)
 60  Vedasi nota n.111.
 61  Vedasi le mie “Note storiche sulla città di Matera”, Napoli, 1882, pag.212. Dove lo troviamo riportato tra i Commendatori della Commenda Gerosolomitana di Picciano con la seguente annotazione: “Ammiraglio Ambasciatore della Religione di Roma Fr. Giulio Cesare Malvicino di Napoli li Gen. 1552 è nel Del Pozzo, pp.92; ed in Not. Nic. Gio. Giocolano al 1 Giugno 1583, fol.40 si fa parola dell’Ill. et Rev. Fratris Julij Malvicini Commendatoris Comm. S. M. de Picciano de dic. Civ. Matere”.
 62  Riportato dal Del Pozzo sotto il 24 Dicembre 1578 (XVI).
 63  Segnato dal suddetto Del Pozzo sotto il 10 ottobre 1616, è ricordato dal Bonazzi, Elenchi delle famiglie ricevute nell’Ordine Gerosolomitano Priorato di Capua e di Barletta, Napoli, 1879, in nota a pp.34 (XVII).
 64  Vedasi annoverato dal ripetuto Dal Pozzo, con le qualifiche di Trapani e di Balio di S. Stefano, fatte il 18 Dic. 1634 (XVIII).
 65  Non saprei per vero se questi fosse di Andria e del Priorato di Barletta secondo il medesimo Del Pozzo o di Belgioioso e del Priorato di Capua conforme il Bonazzi, quantunque da entrambi segnato sotto il 20 Dic. 1662 (XIX).
 66  E’ riferito ne’ Ruoli il 1680 a 29 Febbraio (XX).
 67  Passato il 1704 nel Priorato di Barletta (XXI).
 68  Al Commendatore Domenico Antonio Chyurlia dobbiamo oltre al “Cabreum, Inventarium sive Platea Commendae Terrae Grassani” fatto dal notaio Giuseppe Strigoli d’Altamura nel 1737, segnalatoci dal Gattini, anche un “Cabreo, Platea seu Inventario omnium bonorum Venerandae Commendae Grassani” fatto dal notaio Antonio Petraccone della Terra di Vaglio nel 1763-’64, precedentemente citato.
 69  Di Barletta e colà passato in Priorato il 1740, ma dal Ruolo del 1789 va riportato sotto la data del 1 maggio 1771. Fu anche “Colonnello degli eserciti di Sua Maestà, Reg. Delegato ed Ispettore Generale de’ Ponti e Marine dell’Adriatico, Preside e Governatore delle armi e Delegato delle Reg. Scuole nella Provincia di Lecce”, tali titoli e con l’enunciativa di “Utile signore della Terra di Grassano” il signor Berardino Maselli, nobile Patrizio e professore di matematica nelle scuole, gli dedicava le sue “Lezioni elementari di Geometria e trigonometria ecc...”; stmpate presso Marino e fratelli, Lecce, 1796.
Lo stesso Marulli con atto del 23 luglio dicembre 1797 riaffittava a Francesco Paolo e Pasquale Matera di Grassano, per 2300 ducati annui, la “Commenda di Grassano con tutte le Grancie attinenti alla medesima che sono Gravina, Tricarico, Salandra, Laurenzana, Tolve, Roccanova, Ferrandina, S. Arcangelo, Pisticci, Calciano, e tutte le altre spettanti alla questa Commenda, eccettuate quelle di S. Mauro, Pomarico, Pietrapertosa e Montepeloso (attuale Irsina), quali si trovano alienate da questo Signor Commendatore con decreto del Consiglio di Malta...” cit. tratta dalla “Convenzione tra il Commendatore della Commenda di Grassano e Francesco Paolo e Pasquale Matera di Grassano”, manoscritto, 1797, Archivio di Stato di Matera, Fondo Materi, Busta 36, fascicolo 9, foglio 2.

 

Per approfondire


Giuseppe Gattini, Note storiche sulla comunità di Grassano,  a cura di Innocenzo Pontillo, edizioni Quaderni Grassanesi, Grassano, 1997

 

 

 

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