|
A cura di Innocenzo Pontillo
La prima notizia che troviamo sul "castello" di Grassano è riportata nella Bolla di Godano, Arcivescovo di Acerenza del 1060, pubblicata da Mons. Zavarrone, Vescovo di Tricarico, quantunque un tal documento venga sospettato di falso. In esso si parla del "Castellum, quod vacatur Grassanum" e così parimenti nel privilegio di Roberto, Conte di Montescaglioso e Governatore di Tricarico, datato 1070.
Dunque proprio nel palazzo Commendale potremmo
identificare il "castello", infatti in un "Cabreo, Platea seu inventarium
omnium bonorum Venerandae Commendae Grassani ..." datato 1763-1764 vediamo
indicata la sede del commendatore come "Castello seu Palazzo Commendale"
o con il termine latino di "castrum". Ma una soluzione definitiva atta a fugare ogni dubbio ce
lha data solo la consultazione di un altro Cabreo della
Commenda di Grassano datato
1737-38 attualmente custodito presso la The National Library di
La Valletta (Malta), al quale si trovano allegate 41 tavole acquerellate
in cui sono raffigurati i territori, le chiese e i palazzi appartenenti alla
Commenda di Grassano
ed anche il prospetto del "castello" di Grassano (vedasi in alto un particolare
del "Castello" tratto da una tavola del Cabreo). Il "Cabreo della Commenda Gerosolomitana di Grassano del 1763-64" ci fornisce anche una descrizione di questa struttura, infatti vi leggiamo:
Più sopra di essa, alla quinta (all'angolo) del muro vi è una cisterna d'acqua piovana (che) si raduna e dallo stillicidio di detta Chiesa e da quello di detto Palazzo; vicino a detta cisterna vi è una porta sopra la quale vi è scolpita l'arma di detta religione, per il medesimo piano si entra in una saletta, nella quale vi è una fossa (di) per tener vettovaglie della capacità di tomoli cinquecento; attaccata a detta sala per una porta si passa a due altre camere che servono per magazzini ed hanno le altre porte, che hanno l'uscita nel giardino di detta Commenda. In detti magazzini vi sono undici granai, ossia cassoni di legno, (da) per conservare grano, della capacità (di) tomoli duemila circa, che furono fatti dal fu Sig. Commendatore F. D. Fabrizio Ruffo, (e) mentre la saletta (col quarto di quinta) coll'appartamento d'angolo come si dirà, furono fatti dal detto Sig. Commendatore Quarto; (ad) su una delle due porte che corrispondono nel giardino vi è l'arma dei precalendato (precedente) Sig. Commendatore Quarto di felice memoria. Da dentro detto portone, vicino alla detta sala di
basso (dopo) una scaletta scoperta di nove gradini, trovansi un piano e poi', altri due
gradini, per i quali si va ad una saletta, sopra i detti magazzini, e tre camere per
dietro il Coro di detta Chiesa, che furono fatte dal detto fu Commendatore Quarto; ed in
ogni Camera vi sono le finestre che (sono) danno verso settentrione e ponente,
rispettivamente. Nella saletta ve n'è una che corrisponde nel cortile. Nelle mattonate vi
sono quattro buchi per i quali si fa calare nei suddetti granai, ossia cassoni, il grano
che si raccoglie per il terraggio dai rispettivi coloni che seminano il territorio
suddetto... Dette camere sono coperte e fatte a (tempiate) soffitto, anche nel vecchio
Cabreo sono descritte coperte a tempiate, fatte a spese del detto fu Commendatore Quarto,
al presente è (a) lamila, fatta a spese dell'odierno Ecc./mo Sig. Balì Commendatore
Chiurlia nell'anno 1760, tempo in cui si fece, in detta sala, un cateratto dal quale si
scende nella detta saletta di basso per ben serrarla di dentro.
Nel quarto verso ponente si entra per una porta dentro la detta sala, la quale fatta dirimpetto a quella che sporge nel quarto verso levante, e si va in tre camere nelle due prime vi sono i focolari col camino per il fumo, e nell'ultima vi è il comune, ossia il necessario. (Locale per l'uso comune, forse una specie di bagno). Sotto la suddetta gradinata di detta sala (evvi) vi è un comodo di fabbrica per lavare. Il giardino (è) attaccato a detto Palazzo (che) e abbraccia porzione di esso, da mezzogiorno a ponente; (ed) in esso escono le due porte dei Magazzini"[3]. Purtroppo all'inizio dell'800, con la soppressione della
Commenda Gerosolomitana di
Grassano, il "castello" passò, con tutti i beni della Commenda grassanese, al
Pubblico Demanio[4]. Oggi del Castello rimangono in piedi solo una
piccola parte delle imponenti fortificazioni, parte del piano terra del
castello, la torre d'angolo (pur se mozzata) e le imponenti stalle e prigioni.
[1]
AA.VV., Vocabolario della lingua italiana, vol. II, ed. Treccani, pp.665.
[2]
CRISPI Francesco, Memorie di un candidato. Il collegio elettorale di Tricarico in
Basilicata, ed. Osanna, Venosa, 1994, pp.40.
[3] La descrizione
del "Castello" è tratta dalla "Platea o Inventario di tutti i beni della
Veneranda Commenda di Grassano, fatto e rinnovato da parte del Notaio Antonio Pietraccone,
della Terra di Vaglio, provincia di Basilicata, per ordine e commissione dell'Ill.mo Sig.
D. Carlo Gaeta, prefetto del S.R.C., Regio Consigliere della Real Camera di Santa Chiara
e, per S. M. delegato della S. Religione Gerosolomitana, ecc. a spese delI'Ecc./mo Sig.
Balì Frate D. Domenicantonio Chiurlia, Commendatore della predetta Commenda, nell'anno
1763 e 1764", custodita presso lArchivio di Satato di Matera. Cfr. Nicola Montesano Antonella Pellettieri, La Commenda di Grassano
attraverso un inedito Cabreo del 1737, Centro Studi melitensi, Taranto, 2004; GATTINI
Giuseppe, Note Storiche sulla comunità di Grassano, a cura di Pontillo
Innocenzo, Quaderni Grassanesi, Grassano, 1998.
[4]
Tutti i beni dellOrdine di Malta e relative rendite esistenti nel regno di Napoli
furono incamerati dal Demanio a seguito del Decreto del 18 Giugno 1807 con cui furono
abolite le Prelature, le Commende, i Legati, le Cappellanie e i Benefici ecclesiastici. In
seguito al decreto del Murat, datato 5 Nov. 1808, tali beni furono così destinati:
Art.1. I beni dellOrdine di Malta e quelli del Ordine Costantiniano situati
nel Regno formeranno la dotazione dellOrdine delle Due Sicilie; Art.2.
Leccedente de beni mentovati nellart. precedente, dopo formata la
dotazione dellOrdine R. delle Due Sicilie, sarà riunito a Demani dello Stato
per essere impiegato allestinzione del debito pubblico o a dare delle pensioni a
quei Cavalieri del soppresso Ordine di Malta che giudicheremo degni della nostra
munificenza....
[5]
Archivio di Stato di Napoli, Riparazioni al castello di Grassano. Lettera del 23 agosto
1825, Cassa di Ammortizzazione Ordine di Malta Cabrei, vol. 1118, fasc.
22203.
[6] Archivio di Stato di Napoli, Cassa di Ammortizzazione Ordine di Malta
incartamento D. 295. Cfr. AA.VV., Atti della commissione parlamentare di inchiesta
sulla miseria in Italia e sui mezzi per combatterla, vol. XIV, ed. Arti Grafiche, Roma,
1954, p.22.
|
|
|
![]()
|
||
|
|
|||||