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La Commenda di Grassano, 500 anni di storia

di  Innocenzo Pontillo


 

Grassano è un piccolo centro abitato della Basilicata che sorge su un'ampia collina posta tra le valli del fiume Basento e del torrente Bilioso.
E proprio da questo centro scrive il prof. Cosimo Damiano Fonseca, Direttore del CentroStudi Melitensi di Taranto, «ha preso il via il progetto delle "Città melitensi" e cioè l'individuazione di quelle realtà insediative strettamente collegate alla presenza dei Giovanniti»1,  più conosciuti come Cavalieri di Malta
Infatti la fondazione da parte dell'Ordine della Commenda di Grassano cambiò completamente la storia di questo borgo, citato per la prima volta in un documento del 1270,  che così da “casale” divenne “terra”.
Non a caso si suole attribuire la fondazione di Grassano all’arrivo dei Cavalieri gerosolimitani che, a partire dalla seconda metà del '400, seppero trasformare socialmente ed urbanisticamente questo centro e salvarlo dal declino provocato dalla grande crisi demografica in atto in quel tempo che portò allo spopolamento e alla scomparsa di numerosi centri abitati similari, come il vicino centro abitato di Altogianni.
Purtroppo la scarsezza delle fonti non ci permette di formulare ipotesi circa il momento preciso in cui si insediarono i cavalieri.
Una prima notizia relativa alla presenza, in questo luogo, dei Cavalieri Giovanniti ci è data da una lettera che Papa Urbano V, datata 4 giugno 1368, con la quale chiedeva di restituire la Precettoria di Grassano al priore di Barletta.
Invece  un'inedito scritto del Conte Giuseppe Gattini, conservato presso l’archivio di Stato di Matera, ci da notizia che il primo Commendatore di Grassano fu, nell’anno 1365, un certo Fra’ Trailo Sansone di Troia.

Dalla numerosa documentazione esistente, formata in larga parte da Cabrei, apprendiamo che la Commenda di Grassano risulta essere assai  ricca, insieme a quella di Matera.
Il Commendatore era anche Barone di Grassano e possedeva "la suddetta Terra di Grassano, la quale stà sita, e posta in Provincia di Basilicata sopra un alto monte, e quale è capo della Commenda predetta della Sagra Religione Gerosolomitana sotto i titoli di S. Giovani Battista e s. Marco, … " inoltre su Grassano possedeva "la giurisdizione civile… come altresì la mista".
La dimora del Commendatore, dalle fonti denominata “castello, o sia Palazzo Commendale”, si arroccava intorno alla chiesa di SS. Giovanni e Marco e si componeva di diversi membri.

Dai cabrei la Commenda di Grassano risulta essere la più ricca della Basilicata infatti da essa dipendevano ben 19 grancie poste quasi tutte in Basilicata, ad eccezione della chiesa di San Giorgio di  Gravina che sorgeva in Puglia.
Alla commenda appartenevano numerose grancie (erano chiamate così le fattorie appartenenti a enti o ordini religiosi) site a Tricarico con la chiesa della SS. Trinità, a Tolve con la chiesa di S. Giovanni, a Montepeloso (attuale Irsina) con la chiesa di S. Giovanni, a Miglionico con la chiesa di Santa Maria, a Salandra con la chiesa di S. Margherita, a San Mauro con la chiesa di San Giovanni, a Pietrapertosa con la chiesa di Santa Maria Archimandita, a Calvello con la chiesa di San Giacomo, a Laurenzana con la chiesa della Beatissima Vergine Maria di Cielcalata, a Santarcangelo con la chiesa di San Giovanni, a Viggiano con la chiesa di San Giovanni, a Ferrandina con la chiesa di Santa Maria di Civita Troyola o dello Spirito Santo, a Pomarico con la chiesa di San Giovanni Battista, a Tursi con la chiesa di San Giovanni, e a Pisticci con la chiesa di Santa Maria la strada. A Grottole, Roccanova e Calciano possedeva solo terreni coltivati.

I Giovanniti furono per secoli gli unici padroni di Grassano e delle grancie sopra elencate sino alla Legge del 1810 che promulgò la soppressione delle Corporazioni “non di interesse sociale”, con la soppressione della Commenda il paese decadde profondamente, per poi riprendersi nei secoli successivi, e col tempo si era persa anche il ricordo della presenza in loco dei cavalieri gerosolomitani e della loro ricca Commenda, tanto che tra gli abitanti di Grassano era diffusa l'opinione che il paese fosse sorto in epoca recente (nel XVII secolo per intenderci), idea che solo negli ultimi anni, vari studi e ricerche, hanno permesso di smentire.

Oggi cosa rimane in loco di questa presenza millenaria? Nonostante numerose distruzioni troviamo ancora sulla cima dell'abitato di Grassano, parte delle imponenti fortificazioni del "Castello seu Palazzo Commendale" con la sua torre d'angolo (pur se mozzata), le imponenti stalle e prigioni sotterranee e l'antica chiesa, ampliata nel corso dei secoli, che è divenuta la chiesa matrice del paese.
Rimane integro il reticolo di strade che anticamente circondavano il Castello ed anche alcune interessanti e ampie costruzioni di servizio della Commenda (magazzini, depositi, palazzi, etc..) poste lungo l'antica strada che, già nel seicento, collegava la Commenda di Grassano con le puglie.
Mentre ai piedi dei resti dell’antico Castello dei Cavalieri, lungo uno stretto sentiero sterrato, scavato nella collina su cui poggia il paese, troviamo i "Cinti".
Una lunga teoria di antiche cantine, immerse in una natura suggestiva, che custodiscono interessanti palmenti decorati da curiosi bassorilievi allegorici e religiosi, ed anche alcune antiche e ampie "neviere" che servivano a raccogliere e custodire la neve.

Tutti luoghi che, come ci ricordano i tanti Cabrei della Commenda di Grassano, sono serviti per secoli per "lo comodo del Signore Commendatore" e sono stati testimoni della presenza gerosolimitana in Basilicata, pertanto meritano di essere scoperti, custoditi e salvaguardati prima che l'incuria e l'azione sciagurata dell'uomo cancelli ogni traccia di questo passato.

 

Da leggere


Nicola Montesano - Antonella Pellettieri, La Commenda di Grassano attraverso un inedito cabreo del 1737, Centro Studi Melitensi, Taranto, 2004
Giuseppe Gattini, Note storiche sulla comunità di Grassano, a cura di Innocenzo Pontillo, Quaderni Grassanesi, Grassano, 1997

 

 

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