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di Giuseppe Carità*, in “Gentilhuomini Christiani e Religiosi Cavalieri. Nove secoli dell’Ordine di Malta in Piemonte”, a cura di Tomaso Ricardi di Netro e Luisa Clotilde Gentile, Electa, Milano, 2000, pp.150-152.
I cabrei figurati del
patrimonio immobiliare del gran priorato di Lombardia conservati
nel fondo dell’Ordine di Malta presso l’Archivio di Stato di
Torino, Sezione Finanze, costituiscono una delle più corpose e
omogenee serie archivistiche di cui si disponga per documentare
i caratteri e l’assetto del paesaggio urbano e rurale del
Piemonte lungo tutto il corso del Settecento[1].
Per l’ampiezza e la
diffusa puntualità delle loro rappresentazioni i cabrei figurati
dell’Ordine di Malta sono fonti imprescindibili per lo studio di
cospicui aspetti della storia del nostro territorio: molto
spesso i dati che possiamo leggere e comparare (in caso di
sequenze diacroniche) nelle loro figure, forniscono una delle
immagini più antiche e oggettive delle terre e degli
insediamenti piemontesi prima delle trasformazioni intervenute
nell’età contemporanea.
Il paesaggio agrario nei cabrei figurati I cabrei di Racconigi
comprendono insediamenti agricoli che coprono una superficie di
circa 770 giornate (circa 293 ettari), quelli di Fossano poco
più di 700 giornate e quelli di Cavallermaggiore quasi 900
giornate distribuite,
Nella molteplicità
delle colture è ravvisabile una varietà di produzioni, tale da
consentire all’ azienda una certa autonomia economica. Tale impianto, comune alla generalità della pianura piemontese
sino al XX secolo e scomparso progressivamente a partire dal
primo dopoguerra, è documentato nei cabrei figurati come
costante lungo tutto il XVIII secolo, con tutte il corollario di
strutture edilizie, fra cui si scorgono i “tinaggi” e, meno
frequentemente, le cantine, che si individuano solamente nei
casi di descrizione minuta della sede principale della commenda.
Un ultimo ma non meno importante aspetto che si rileva dalle figure dei territori agricoli è quello costituito dalle reti di canali e fossi adacquatori che percorrono i fondi e che costituivano, con le relative “prese” su fiumi e torrenti, uno dei presupposti della loro valorizzazione per coltivazioni o per il mantenimento dei prati perenni.
I complessi architettonici Gli edifici raffigurati nei cabrei sono sostanzialmente di tre tipi: i grandi complessi dei nuclei centrali delle tenute agricole; i singoli centri produttivi dispersi sul territorio, per così dire le cascine isolate; gli edifici situati negli agglomerati urbani. Dagli esempi sopra citati
possiamo rilevare nelle immagini di primo Settecento, come il
nucleo centrale e direzionale sia rappresentato con elementi
architettonici che lo configurano come un vero e proprio
ricetto. Peraltro vediamo che la cappella della commenda della Motta San Giovanni nel suo assetto originario era accessibile non dall’attuale facciata — disposta a oriente —, ma da ovest, quindi verso l’interno del castello, il che suggerisce l’ipotesi che essa fosse prevalentemente a servizio di questo. Via via questa immagine
per così dire fortificata tende ad attenuarsi nei cabrei dei
decenni che volgono alla conclusione della vicenda
imprenditoriale dell’Ordine in terra sabauda: qualche torre
scompare, qualche muro cade, si creano nuove strutture abitative
per il commendatore.
Il caso di Murello appare
più complesso rispetto ad altri contesti in cui le strutture
dell’Ordine sono una delle molteplici componenti
dell’insediamento. Nella raffigurazione di
queste entità i cabrei ci forniscono un repertorio vario e
articolato di tipologie non solo edilizie, ma più specificamente
produttive: dal forno al mulino con i suoi “rodoni”, dal
“pullile” al “porcile”, dai tinaggi alle stalle.
La presenza dell’architetto Bocca alla commenda di San Lorenzo
(assolutamente insolita nell’ambito della redazione di cabrei
gerosolimitani), fa sorgere più di un sospetto sul ruolo del
professionista nell’insieme degli interventi operati sugli
edifici. Pertanto la sacrestia, il vano intermedio e il portichetto che si ritrovano addossati sempre alla facciata nord sono successivi alla metà del XVIII secolo. Quanto agli edifici gerosolomitani collocati entro ambiti urbani prendiamo in considerazione i cabrei di Fossano del 1723 e del 1751 che riproducono la chiesa di Santa Maria del Salice, presso l’antica porta omonima, e il palazzo sede della commenda, posto sull’asse principale dell’abitato entro le mura: i documenti figurativi testimoniano una sostanziale stabilità dei complessi edilizi in una consistenza che (al di là delle vicende recenti distruttive) permane nello stato documentato al XVIII secolo.
Nel caso della commenda
della Motta San Giovanni di Cavallermaggiore, i cabrei figurati
testimoniano le trasformazioni edilizie intervenute nell’arco di
quasi un secolo e quindi costituiscono la fonte più precisa con
cui si possa illustrare uno dei brani più interessanti del
nucleo urbano della città, con la chiesa della pieve e
l’adiacente palazzo della commenda. * Si ringrazia l'autore per averci autorizzato a pubblicare questo suo scritto. [1] Archivio di Stato di Torino, Sezione Finanze, Ordine di Malta. [2] Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Torino, Archivio storico, cabrei e tipi: si può rilevare, ad esempio, che esistono, per la sola area dell’attuale provincia di Cuneo, 20 cabrei dell’ordine Mauriziano che comprendono però entità fondiarie di minor consistenza, fatta eccezione per la commenda di Staffarda. Cfr. G. Carità, Cabrei settecenteschi: i contributi per la storia degli aspetti figurativi del paesaggio agrario in provincia di Cuneo, in “Bollettino della Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici della Provincia di Cuneo”, 85, 2° semestre 198l, pp.495-521. [3] Sulla catastazione sabauda e sui suoi esiti cartografici cfr. M. Carassi e I. Ricci, I catasti piemontesi del XVIII e XIX secolo da strumento di politica fiscale a strumento per la conoscenza del territorio, in Cultura figurativa e architettonica negli stati del Re di Sardegna, catalogo della mostra a cura di E. Castelnuovo e M. Rosci,Torino l980, pp. 1190 sgg. [4] A. Bonino, Miscellanea artistica dello provincia di Cuneo, vol. I, 1929, pp. 77sgg. [5] Cfr. C.L. De Laugier, Le “case a corte” in Piemonte meridionale tra ‘600 e ‘700: in particolare la “Cascina san Lorenzo”, tesi di laurea, rel. L. Palmucci, Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, a.a.1983-84. Oltre ai cabrei conservati nell’Archivio di Stato di Torino, esistono altri quattro cabrei (oltre a un tipo relativo all’intero territorio della commenda) riguardanti tutta o parte della commenda di San Lorenzo, conservati in archivio privato. Essi appaiono, in dimensioni ridotte rispetto a quelli torinesi, come duplicati originali dei Cabrei trasmessi al gran priorato di Lombardia. Tali esemplari sono rilegati in pergamena e in pelle con impressioni in Oro e riproducono il cabreo redatto dal misuratore Bojne nel 1763 (due copie) e quello redatto nel 1789 dall’architetto Bocca (due copie, di cui una senza i disegni relativi alla nuova villa Fatta erigere dal commendatore San Martino di San Germano) [6] Cfr. G. Carità (a cura di), Il castello e le fortificazioni nella storia di Fossono, Fossano 1985, pp. 267, 269, 270, 271 [7] Cfr. C. Brayda, Opere di Bernardo Vittone, in “Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, 1947, pp. 86-88; P. Portoghesi, Bernardo Virtone, un architetto tra Illuminismo e Rococò, Roma 1966; Bernardo disputa tra classicismo e barocco Settecento, Atti del Convegno Torino 21-24 settembre,1970, Torino 1972. [8] Per comprendere l’ausilio che offrono i cabrei figurati nello studio della dimora rurale cfr. L. Palmucci, Continuità e innovazione nella cara rurale di tra Cinquecento e Ottocento in Comolli Mandracci (a cura di) L’architettura popolare in Italia. Piemonte, Roma-Bari 1988, pp.63-88. [9] Cfr. G. Carità, Percorsi storici, Studi sulla città di Cavallermaggiore, Cavallermaggiore 1990, passim. |
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