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Se volessimo racchiudere in pochi concetti i primi due secoli di vita dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, non dovremmo far altro che ricorrere alle doti di sintesi espresse da Giacomo Bosio in due brevi passi di un suo piccolo volume dal titolo La Corona del Cavaliere, dato alle stampe a Roma nel 1588. In esso sono presenti le ragioni della fondazione, i primi benefattori e, soprattutto, i principi fondanti del nuovo Ordine Ospedaliero: «[…] Hebbe ella
origine nel tempo, che’l gran Goffredo Buglioni acquistò la
Terra santa, e pigliò la Santa Città di Gierusalemme, liberando
il Santo Sepolcro di Cristo dalle mani de’ barbari nell’anno di
nostra salute mille novanta nove. Hebbe ella debili principij
(come ordinariamente avviene a tutte le cose, che qui basso
nascono) ma ben furono tanto più nobili, giusti, e santi,
facendo i primi fondatori d’essa particolar professione
d’albergare, nutrir, e servire i poveri, e pellegrini, che dalle
parti di Christianità concorrevano a visitar quei santi luogi,
novamente reconquistati, e d’accompagnarli, e difenderli armati
a cavallo per assicurare loro il passo dagl’infedeli, e ladroni,
onde n’acquistò nome di cavalleria per comune applauso del
mondo, e provilegij de’ Principi, e particolarmente della Santa
Sede Apostolica, e quindi dilatandosi il grido, e fama della
santità, valore, e meriti loro, andarono pian piano crescendo in
forze, e potenza: talmente c’havendo gia co’l valor loro
acquistate molte signorie, e castelli […][1]. Il riconoscimento ufficiale dell’Istituzione ospitaliera, si ebbe il 15 febbraio del 1113, per mano di papa Pasquale II, che nella bolla Pie Postulatio voluntatis, confermò tutte le proprietà gerosolimitane dello Xenodochium, più altre pertinenze, specificando che si trattava di beni acquisiti ad sustendandas peregrinorum et pauperum necessitates[3]. Il privilegio papale sottolineava come nella cura peregrinorum e nella loro accoglienza, doveva ricercarsi lo spirito caritativo del nuovo Ordine. Non vi sono, invece, riferimenti ad una funzione militare dell’Ordine, carattere che si affermò a partire dal magistero di Raymond du Puy, a conseguenza della necessità di una difesa anche armata dei pellegrini e dei beni della Domus hospitalis di Gerusalemme[4]. L’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme ha radici italiane. La storiografia moderna ha ormai definitivamente accettato l’origine amalfitana del fondatore dell’Ospedale[5], quel «Frater Gerardus tunc Praeceptor Domus Hospitalis Sancti Johannis Hierosolymitani»[6] che resse l’ospizio dei pellegrini che i mercanti della repubblica marinara campana fondarono intorno al 1070, presso il monastero di Santa Maria Latina[7]. Un altro brano del XVI secolo, questa volta ripreso dalla Vita de’ Gran Maestri di Girolamo Marulli del 1586, ci permette di fornire alcune notizie biografiche del fondatore dell’Ordine gerosolimitano: «[…] Fù Gerardo di vita molto esemplare ne vi è historico, che quando fa memoria di lui, non lo descriva per gran servo di Dio. Vestiva habito nero, però lungo con la Croce candida nel petto, era in forma di quella, che nelle bandiere di essa Religione d’Hospedalieri si dipimge. Io contrario sono all’opinione di coloro, che riferiscono la Croce sopra la veste, esser stata dal Maestro Fra’ Raimondo d’Ippodio instituita, come appresso nella sua vita si dirà, costoro di gran lungo s’ingannano, lo confirma il Codice manoscritto, con l’istesse parole. Gerardus suscepit regularem habitum in vestibus suis nigris, albam Crucem exteruis affigens in pectore. […] Morì questo buon servo di Dio, nell’anno 1118 […] il corpo fù trasportato in Provenza, e collocato in una cappella, nella Chiesa del Borgo di Monnasca, il quale hoggidì è posseduto in Comenda dall’istessa Religione, vien tenuto in gran veneratione, per li molti beneficj, che ricevuno gli huomini di quel Paese, à sua intercessione da Nostro Signore Dio»[8]. La fondazione di un primo ospedale e di una cappella, intitolati a San Giovanni Elemosiniere, annessi al monastero di Santa Maria Latina, ad opera dei monaci benedettini, fu possibile grazie alle donazioni fatte in loro favore da un certo Mauro e da vari altri amalfitani. I monaci del monastero gerosolimitano non potendo gestire direttamente l’ospedale, per non sottrarre tempo prezioso ai loro doveri religiosi, lo posero sotto la guida di Gerardo, che ne divenne rettore[9]. L’affluenza di un numero sempre maggiore di pellegrini, dopo la positiva conclusione della prima crociata[10], rese necessario l’ampliamento della struttura destinata all’accoglienza. Il praepositus Gerardo fece eseguire i lavori di questo secondo ospedale e della chiesa di San Giovanni Battista tra il 1099 e il 1113. È questa la struttura identificabile con lo Xenodochium di cui si parla nella Bolla del 1113, che nella stessa dedicazione al Battista individua la figura del primo patrono dell’Ordine[11]. Il beato Gerardo ha avuto anche il merito di aver conferito alla nuova istituzione una precisa impronta spirituale e religiosa normalizzando la vita interna all’Ospedale con l’adozione della cosiddetta Regola di sant’Agostino[12]. In effetti, la tradizione agostiniana meglio si adattava a coloro che fornivano anche un servizio secolare, come i canonici dei capitoli delle cattedrali o delle collegiate, o a coloro che conducevano una vita quasi monastica come i premonstratensi, risultando, in tal modo, la più vicina alle attività che svolgevano i frati del nuovo Ordine gerosolimitano. Ai frati di un ordine religioso-cavalleresco non era richiesto di svolgere una vita claustrale all’interno di un monastero, né dobbiamo considerarli crociati o cavalieri nel senso secolare. A questi frati-cavalieri era invece richiesto di prendere i tre voti di povertà, castità ed obbedienza, e condurre una comune vita liturgica di preghiera, in quanto facevano parte di un ordine regolare con una regola approvata dal pontefice[13]. Alla luce di queste basi ordinative i concetti teorici dell’obsequium pauperum e della tuitio fidei garantirono la nascita e lo sviluppo dell’Ordine ospitaliero; due termini che hanno segnato indelebilmente gli sviluppi di questa istituzione nel corso dei nove secoli di vita. I due pilastri del credo giovannita trovarono radici comuni in uno spirito cavalleresco-caritativo che aveva pervaso l’Occidente cristiano già a partire dal X e XI secolo[14]. Lo sviluppo di questa “cultura di servizio” portò il cavaliere a ricoprire oltre alla funzione “istituzionale” di miles Christi e defensor Ecclesiae, anche quella più articolata di protettore di advenae, peregrini e pauperes[15]. Il legame tra
miles e impotens in genere si consolidò nella prima
metà dell’XI secolo, periodo in cui sono sempre più frequenti i
gruppi di cavalieri che si recano in visita al Santo Sepolcro
accompagnando carovane di semplici pellegrini[16].
A questo bisogna aggiungere un altro elemento, di natura
eminentemente spirituale, consistente nel risvolto religioso
della peregrinatio, che accomunava gli uni (pellegrini)
con gli altri (cavalieri), sublimandoli verso quello stato di
passagium in Terrasanta che assumeva allora un valore
catartico e penitenziale, una funzione di transitus verso
il riscatto della propria condizione umana nel sepolcro vuoto di
Cristo.
Negli anni immediatamente successivi
molti furono i beni che entrarono a far parte del patrimonio
giovannita, risultato delle donazioni fatte da esponenti della
nobiltà latina e privati cittadini[22]. A tal riguardo, i quattro volumi del Cartulaire general de l’Ordre des Hospitaliers de Saint-Jean de Jerusalem (1100-1310), pubblicato tra il 1894 e il 1906 a Parigi da Joseph Delaville Le Roulx, forniscono una chiara e quanto mai preziosa fonte da cui attingere a piene mani per la conoscenza delle concessioni di privilegi e possedimenti in favore dell’Ospedale gerosolimitano nei primi secoli di vita dell’Ordine. Tra le prime testimonianze documentarie di donazioni in favore dei Giovanniti nel primo decennio del XII secolo, ricordiamo quella di Giordano, figlio di Raonulfo figlio minore di Brian che, nel 1100, concesse 14 acri di terra per la costruzione di una chiesa juxta Fontem Clericorum[23]; quella dell’abate di Gerusalemme, Ottone II, che donò a Gerardo la chiesa di San Pietro di Belac “et hoc totum quod ecclesie pertinet, excepto tertiam partem decime quam retinuit”[24]. Bernardo, primo patriarca latino di Antiochia, donò agli Ospedalieri «locum quendam in circuitu Beate Marie, qui est ante eorum Hospitium» della sua città[25]. Nel 1101 alcuni signori di Lauraguais donarono delle terre di Pexoria (Puysubran) al Santo Sepolcro e all’Hospitalis[26]. L’anno successivo Poncia di Saisac, con i suoi fratelli fecero lasciti di terre nello stesso luogo[27]. Ed infine, ad una data compresa tra il 1106 e il 1110[28] risale la donazione di un pezzo di terra a Diosovol, da parte di Foupier Favard[29].
Alla fitta rete di possedimenti che i
Giovanniti crearono lungo la penisola italiana, seguendo
soprattutto la via Francigena e l’Appia nelle sue diverse
articolazioni, bisogna aggiungere le proprietà dislocate lungo
l’intera Penisola Iberica. Sono, infatti, attestati insediamenti
dell’Ospedale nella Francia meridionale e nella Catalogna già
nei primi anni del XII secolo[34],
mentre in Castiglia, León e Portogallo le prime donazioni
risalgono al quadriennio immediatamente successivo al privilegio
papale[35]. Nella Navarra, e
proprio sul Camino de Santiago, i Giovanniti avevano
ricevuto in dono da Alfonso VII nel 1126, Atapuerca[37].
Percorrendo il Camino in Castiglia[38],
in prossimità del passaggio del Pisuerga ed ancora lungo l’Orbigo
e a Portomarín, la presenza dell’Ospedale diveniva sempre più
capillare attestando anche una prevalenza insediativa che
seguiva, oltre a quelle terrestri anche le direttrici fluviali[39].
L’importanza di quest’area nasce da due importanti fattori: il
primo è strettamente connesso alla particolare posizione
geografica, essendo naturalmente inserita all’interno del bacino
del Mediterraneo e, quindi, tappa quasi obbligata per il
passagium in Terrasanta; il secondo è strettamente correlato
alla fitta rete viaria che si ramificava sul territorio
dell’Italia meridionale.
Su questa viabilità maggiore si
appoggiava una rete viaria cosiddetta minore, la cui differente
frequentazione è legata alle diverse fasi storiche e alla
diversa importanza dei centri collegati. Tra queste strade di
second’ordine la più importante era sicuramente la via
Peregrinorum, che si diramava a Troia dalla Traiana,
collegando Siponto e inerpicandosi sul Gargano conduceva al
santuario di San Michele Arcangelo. L’importanza di questa
strada trova giustificazione nel suo essere stata fin dall’età
longobarda –allora detta via Sacra Longobardorum-
costantemente attraversata dai pellegrini che si portavano alla
grotta dell’Arcangelo Michele, il più importante santuario
dell’Italia meridionale[40].
Nell’attesa di un quanto mai auspicato
studio organico della produzione documentaria del monastero di
Montescaglioso, la prima attestazione finora assunta con
certezza della presenza giovannita nel Mezzogiorno d’Italia è
contenuta in un documento del 1149 ed è collocabile ancora in
Basilicata. Il documento ci informa che Stefano, vescovo della
diocesi di Melfi, concesse ai frati dell’ospedale gerosolimitano
lo “sonodochio sancti Stefani, que est extra portam Melfie
iuxta balneum cum omnibus suis pertinentiis”[42].
Del resto, la presenza di una piccola colonia amalfitana nel
territorio di Melfi, nel casale di San Silvestro degli
Ospedalieri, è attestata prima del 1121[43].
Il nuovo impulso militare dell’Ordine si ebbe con il successore del praeceptor Gerardo[50], Raymond du Puy[51], il quale soprintese anche alla stesura della Regola dei frati dell’Ospedale[52]. In verità, questa silloge normativa non contiene nessun riferimento esplicito alla funzione militare dei Giovanniti. I 19 articoli di cui essa si compone[53] vanno dalla promessa dei tre voti di castità, di obbedienza e di povertà a cui i frati erano tenuti a formulare nel momento in cui entravano nell’Ordine[54], al modo di accogliere e curare i pellegrini[55], a come portare la croce bianca sull’abito[56], ma nessuno di essi fa cenno al modo di cavalcare o di allenarsi alla “guerra”, concetti più familiari all’Ordine del Tempio[57]. Le prime forme embrionali di utilizzo di un contingente armato da parte degli Ospedalieri sono riconducibili al terzo decennio del XII secolo, anche se la presenza di un conestabile dell’Ordine nel 1126, e quindi di cavalli e scuderie nel Convento, ha fatto pensare ad azioni di armati a cavallo addirittura prima del 13 gennaio 1129, data in cui si riunì il concilio di Troyes, dove venne di fatto autorizzato l’utilizzo della funzione militare all’interno di un Ordine religioso[58]. Del resto, le donazioni in favore dei Giovanniti del castello di difesa a Bethgibelin nel 1136[59], da parte di re Folco di Gerusalemme che voleva limitare il raggio offensivo di Ascalona, l’ultima roccaforte musulmana sulla costa palestinese, e del Krak des Chevaliers nel 1142, anche se fortemente significative dal punto di vista del ruolo ricoperto dagli Ospedalieri all’interno degli equilibri degli Stati Latini e funzionali al più ampio programma di militarizzazione intrapreso dai frati gerosolimitani sulla scorta dell’esempio templare, non forniscono dati certi sulla presenza di un contingente armato di cavalieri all’interno del Convento gerosolimitano, ma aprono all’ipotesi di un utilizzo di uomini d’armi assoldati dall’Ordine per le azioni di difesa e di controllo del territorio[60]. Il primo esplicito riferimento documentario ad un frate cavaliere risale al 1148[61], mentre al 1182 è datato un documento nel quale compare un «fratres armorum quos sacra domus honoranter tenebat»[62]. Riassumendo, in merito alla progressiva militarizzazione dell’Ordine Ospedaliero possiamo individuare tre fasi distinte: una prima fase iniziata forse già con Fra’ Gerardo, in cui l’uso delle armi è limitato solo alla difesa dei propri possedimenti e dei pellegrini in Terrasanta; una seconda iniziata con il magistero di Raymund du Puy, in cui all’Ordine fu richiesto di partecipare alla difesa del Regno di Gerusalemme, ma non avendo ancora in servizio Cavalieri armati ricorse al reclutamento di mercenari; infine, una terza fase databile alla fine del XII secolo, in cui le strutture occidentali intensificarono le attività di reclutamento di fratres[63], consentendo all’Ordine di poter finalmente contare su milizie proprie[64]. I primi anni del XIII secolo coincidono con il periodo in cui si attuò la completa strutturazione di una sacra militia[65] ospedaliera, che trovò conferma istituzionale nel capitolo generale di Margat del 1206[66]. Con Margat si diede inizio alla prassi di reclutare i cavalieri tra esponenti della nobiltà che erano stati educati all’interno delle strutture conventuali dei Cavalieri gerosolimitani, anche senza la professione dei voti religiosi richiesti[67]. Il documento più antico in nostro possesso riguardante l’assetto “nobiliare” dell’Ospedale risale al capitolo generale tenutosi a San Giovanni d’Acri il 19 settembre 1262, presieduto dal Gran Maestro Hugues de Revel: «Nemo assumatur seu eligatur in magistrum sacre domus Hospitalis nisi frater miles eiusdem ordinis Hospitalis et ex nobilis parentibus legittime procreatus»[68]. Il passaggio
successivo fu quello, deciso a Rodi nei capitoli del 1428 e del
1433, di limitare l’ingresso nell’Ordine solo agli appartenenti
a famiglie nobili, riservando agli altri funzioni di fratres
serventes[69]. Così come non mancano atti di grande eroismo compiuti dai cavalieri di questo o di quell’Ordine, sono rintracciabili casi in cui la foga di combattere portò ad una completa disfatta. Un esempio significativo è rappresentato dalla sconfitta dell’esercito franco, ad opera del Saladino, presso i Corni di Hattin il 4 luglio 1187, nata da un mal consiglio dato dal Gran Maestro del Tempio, Gerardo di Ridefort, al re di Gerusalemme Guido di Lusignano: preludio alla conquista musulmana di Gerusalemme del 2 ottobre[71]. Ad Hattin caddero in mano musulmana circa dodicimila cristiani, tra i quali figurava anche il re gerosolimitano, senza calcolare i cavalieri templari ed ospedalieri che una volta catturati furono passati per le armi. Nella frase usata dal Saladino per giustificare l’uccisione dei frati-cavalieri -“Voglio purgare la terra da questi due ordini immondi, le pratiche dei quali sono prive di utilità, e che non rinunceranno mai alla loro ostilità e non saranno mai utili come schiavi”- emerge l’impeto guerriero e lo spirito di servizio riposto dai cavalieri di questi due Ordini nella lotta contro i musulmani[72]. La perdita di Gerusalemme coincise con l’organizzazione in Occidente della terza crociata (1188-92) e l’abbandono di Al-Quds[73] da parte degli Ordini religioso-cavallereschi e di quello che restava dell’esercito franco. La successiva riconquista cristiana di San Giovanni d’Acri, avvenuta il 13 luglio 1191, diede inizio al secondo Regno latino; tra le mura di Accon trovarono ospitalità tutte le forze cristiane, Ordini militari compresi[74]. Dopo altre cinque crociate e ripetuti tentativi di liberare il Sepolcro di Cristo dalla mano musulmana, il 18 maggio 1291[75], San Giovanni d’Acri fu investita dall’esercito musulmano del sultano al-Ashraf, che mise fine al secondo Regno cristiano d’Oriente. Nell’occasione, i Giovanniti, guidati dal Gran Maestro Jean de Villiers, cercarono strenuamente di difendere la città, ma il loro impeto non sortì successo, lo stesso Gran Maestro rimase gravemente ferito ed i cavalieri furono quasi tutti passati al fil di lama[76].
Dal punto prettamente economico, la perdita di San Giovanni d’Acri ebbe forti ripercussioni sulle casse dei vari Ordini religioso-cavallereschi. Nello specifico, l’Ospedale fu costretto a rinunciare definitivamente agli introiti derivanti dai possedimenti in Siria, mentre i terreni a Cipro erano troppo limitati per sostenere qualsiasi azione di guerra in Oriente[78]. Le conseguenze maggiori derivanti dall’abbandono della capitale del secondo Regno Latino si ebbero, però, sul piano squisitamente politico e nelle coscienze dell’opinione pubblica contemporanea, che alla commozione e alla rabbia nei confronti dei musulmani, associarono quella verso gli stessi Ordini militari, rei di corruzione e, soprattutto, di inefficienza militare. In dubbio ormai era messa la sopravvivenza stessa di queste istituzioni, sicuramente il prodotto più evidente della vicenda crociata[79]. Gli ultimi anni del XIII secolo, quindi, potevano rappresentare la fine dei cavalieri Gerosolimitani, tenuto conto di quanto di lì a breve sarebbe accaduto all’Ordine del Tempio. I Giovanniti scamparono alla soppressione grazie ad una serie di fattori politici favorevoli e alla capacità di reinventarsi, riuscendo a proporre nuove strategie offensive di guerra contro i musulmani. Decisiva risultò la protezione accordata ai Giovanniti dai sovrani angioini di Napoli e l’attenzione nei loro confronti della Santa Sede che, oltre a tenerli fuori dal dibattito sulla necessità o meno degli Ordini religioso-cavallereschi, li rese protagonisti e fruitori del passaggio dei beni appartenuti all’Ordine soppresso. Reinventare la loro azione militare per i Giovanniti significava anche poter contare su spazi più ampi e strategicamente più importanti di quelli posseduti a Cipro. La soluzione ottimale fu trovata in Rodi. L’isola si prestava benissimo alle nuove esigenze belliche che l’Ordine voleva intraprendere.
Il papa francese Clemente V, troppo indeciso e debole per contrastare il re capetingio, il 22 novembre, emanando la bolla Pastoralis praeeminentiae, ordinò l’arresto di tutti i Cavalieri e la messa sotto tutela ecclesiastica dei beni dell’Ordine del Tempio. Con il processo ai Templari ancora in corso, si aprì la polemica su che fine dovessero fare i beni confiscati all’Ordine. Per il papa, che aveva trattenuto i beni sotto la custodia pontificia perché dovevano servire per la Terra Santa, la soluzione migliore era quella di passarli agli Ospedalieri. Dello stesso avviso, però, non erano né Filippo il Bello né il re d’Aragona, Giacomo II. Per il primo
sovrano, infatti, gli Ospedalieri dovevano ricevere lo stesso
trattamento riservato ai Templari, in modo da creare un nuovo
Ordine nato dallo scioglimento dei vecchi ordini militari,
guidati dallo stesso re di Francia[83].
Il re aragonese, invece, era pronto ad accettare qualunque
soluzione che non fosse quella della devoluzione all’Ospedale,
perché aveva il timore che quest’Ordine, già troppo potente in
Spagna, potesse rappresentare una seria minaccia per la sua
corona[84].
La cacciata da Rodi segnò l’inizio della prima lunga diaspora dei Cavalieri, durata ben otto anni, conclusasi solo grazie alla donazione da parte di Carlo V dell’isola di Malta, dove l’Ordine si insediò nel 1530. * Nicola Montesano svolge attività di ricerca presso l’IBAM (Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali, ex Istituto Internazionale di Studi federiciani) del CNR – Sezione di Lagopesole (PZ) nell'ambito della Commessa del Dipartimento Patrimonio Culturale del CNR dal titolo: “Alle origini dell’Europa Mediterranea: gli Ordini religioso-cavallereschi”. Si ringrazia l'autore per aver autorizzato la pubblicazione di questo suo lavoro. [1] G. BOSIO, La Corona del Cavaliere, Roma 1588, p. 51. [2] Ivi, p. 65. [3] J. DELAVILLE LE ROULX, Cartulaire general de l’Ordre des Hospitaliers de S. Jean de Jérusalem (1301-1310), Paris 1904, I, n. 30, pp. 29-30 – D’ora in poi Cartulaire; P. JAFFÉ, Regesta Pontificorum Romanorum, Lipsia 1888 (rist. Graz 1956), I, p. 749, n. 6341; ed anche in: J.D. MANSI, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, Graz 1960 (rist. anast.) vol. XXI, coll. 87. «Il testo, reso pubblico durante un concilio generale a Benevento […] venne interamente ripetuto nella conferma del 1119, data […] a Saint-Gilles, e in quella del 1139 […] a Pisa». Cfr. A. LUTTRELL, Gli Ospedalieri nel Mezzogiorno, in Il Mezzogiorno normanno-svevo e le Crociate, Atti delle quattordicesime giornate normanno-sveve, Bari, 17-20 ottobre 2000, a cura di G. Musca, Bari 2002. [4] C.D. FONSECA, Mezzogiorno ed Oriente: il ruolo del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, in «Studi Melitensi», I (1993); N. MONTESANO, L’Ordine di san Giovanni di Gerusalemme e la sua espansione nel Mediterraneo, in “Nova Historica” Anno 4 (2005), n. 15, pp. 134-153; A. ILARI, Il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni Battista di Gerusalemme detto di Rodi detto di Malta. Lineamenti storici, ivi , pp. 23-52; P. CAUCCI VON SAUCKEN, Cavalleria pellegrinaggio ed Ordine di Malta, in La presenza dei cavalieri di San Giovanni in Sicilia, Collana di Studi della Fondazione Donna Maria Marullo di Condojanni, Roma, I (2001), pp. 17-28. [5] LUTTRELL, Gli ospedalieri italiani: Storia e storiografia, in «Studi Melitensi», VI (1998), pp. 73-88. [6] GUGLIELMUS TYRIUS, Historia rerum in partibus Transmarinis gestarum (1095-1184), in Itinera Hierosolimitana Crucesignatorum (secc. XII-XIII), a cura di S. De Sandoli, Franciscan Printing Press, Jerusalem, 1978, Vol. I, Lib. XVIII, Capp. 3-5, pp. 81 e ssg.; AMATO DI MONTECASSINO, Storia dei Normanni, a cura di V. Bartholomaeis, in “Fonti per la storia d’Italia”, 76, Roma 1935; R. HIESTAND, “Die Anfänge der Johanniter”, in Die geistlichen Ritterorden Europas, Sigmaringen 1980, pp. 34-37. «[…] Gerardo utilizzava vari titoli, incluso quello di prior, ed anche fra Raimondo de Podio, maestro dal 1124 circa in poi, fu chiamato prior […]». Cfr. LUTTRELL, Gli Ospedalieri nel Mezzogiorno…, cit., p. 296. [7] Cfr. LUTTRELL, From Jerusalem to Malta: the Hospital’s Character and Evolution, in Peregrinationes. Acta et documenta, Accademia Internazionale Melitense, Tomo I-Anno Accademico I-MM, pp. 13-22; FONSECA, Mezzogiorno ed Oriente…cit.; G. SEVASTANO, Il Beato Gerardo e le origini dell’Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, Napoli 1958; M. GATTINI, Sunto storico del Sovrano Militare Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme ovvero di Malta, Napoli 1899, pp. 2-6. Sui rapporti tra Amalfi e l’Ordine gerosolimitano si veda: M. CRISCONIO, Amalfi nella storia dei cavalieri di San Giovanni, in «Studi Melitense», V (1997), pp. 117-128; G. SANGERMANO, Amalfi l’Oriente e le origini dell’Ordine gerosolimitano, ivi, pp. 141-150. [8] G. MARULLI, Vite de’ Gran Maestri della Sacra Religione di S. Giovanni Gierosolimitano. Del Commendatore Fra’ Geronimo Marulli, Napoli MLCXXXVI, p. 5. [9] A. BELTJENS, Aux origines de l’ordre de Malte, Bruxelles 1995, pp. 68-69 e 171-175. [10] Per tutto quanto concerne lo studio delle Crociate rimandiamo ai volumi: Le Crociate. L’Oriente e l’Occidente da Urbano II a San Luigi (1096-1270), a cura di M. Rey-Delqué ed in particolare, per un periodizzamento delle otto crociate al saggio di Michel Balard; Il Mezzogiorno normanno-svevo e le Crociate…cit; Crociate: Mito e Realtà, Catalogo della mostra internazionale ed itinerante organizzata in Italia dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Castello di Lagopesole, 24 giugno-23 settembre 2005), Cipro 2005. Per le nuove prospettive di ricerca storica sulle Crociate e sugli Ordini religioso-cavallereschi, ci permettiamo di segnalare il Workshop Crociate: le nuove prospettive di ricerca, organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma, 16-17 marzo 2006). [11] BELTJENS, Qui est le premier patron de l’ordre de l’Hôpital de Saint-Jean de Jérusalem?, in «Studi Melitensi», IV (1998), pp. 9-37. [12] FONSECA, Papato e crociate (1099-1274), in Le Crociate. L’Oriente e l’Occidente… cit., pp. 55-68. Ed ancora: DELAVILLE LE ROULX, Les Statuts de l’Ordre de Saint-Jean de Jérusalem, in Melanges sur l’Ordre de Saint-Jean de Jérusalem, IX, 1887; A. DEMURGER, I cavalieri di Cristo. Gli Ordini religioso-militari del Medioevo (XI-XVI), Milano 2002, p. 85. [13] Cfr. LUTTRELL, Gli ospedalieri italiani…, cit., p. 75. [14] CAUCCI VON SAUCKEN, Cavalleria pellegrinaggio… cit, p. 17. Cfr. F. CARDINI, I poveri cavalieri di Cristo. San Bernardo di Clairvaux e la fondazione dell’ordine templare, Rimini 1992; J. MONTEROSO MONTERO, Santiago, San Millán y San Raimundo, Milites Christi, in Catalogo della mostra Santiago Al-Andalus. Diálogos artísticos para un milenio, Santiago de Compostela 1997, pp. 483-500. [15] MONTESANO, L’Ordine di san Giovanni…cit., p. 137; FONSECA, Mezzogiorno ed Oriente…cit.; CAUCCI VON SAUCKEN, Cavalleria pellegrinaggio…cit. [16] Cfr. N. OHLER, I viaggi nel Medioevo, Milano 1988, p. 321. Si veda anche: FULCHERIUS CARNOTENSIS, Historia Hierosolymitana gesta Francorum Iherusalem peregrinantium (1095-1127), in Itinera Hierosolymitana…cit., pp. 95-131. [17] A riguardo è opportuno rimandare anche a: Cavalieri di San Giovanni e territorio. La Liguria tra Provenza e Lombardia nei secoli XIII-XVII, Atti del Convegno (Genova-Imperia-Cervo, 11-14 settembre 1997), a cura di J. Costa Restagno, Bordighera 1999. [18] Sul concetto di “infedeli” e sulla visione che gli storici arabi hanno avuto della crociata si vedano i saggi: J. FLORI, Crociata e jihād: il problema della guerra nella Cristianità e nell’Islam, in Le Crociate…, cit., pp. 32-41; F. MICHEAU, Le crociate nella visione degli storici arabi di ieri e di oggi, ivi, pp. 42-49. [19] Cfr. DEMURGER, Vita e morte dell’Ordine Templare, Milano 1999, p. 25. Ed ancora M. MELVILLE, Les débuts de l’ordre du Temple, in Die geistichen Ritterorden Europas, Sigmaringen 1980, p. 23. [20] «[…] In primis laudo et confirmo domum quod dux, frater meus fecit Hospitali Iherosolimitano, videlicet de quodam casale quod vocatur Hessilia et de duobus furnis in Iherusalem […]». Cartulaire, I, p. 21, n. 20. L’originale del documento è conservato nell’Archivio dell’Ordine di Malta presso la National Library of Malta (d’ora in poi NLM). [21] «[…] In primis igitur concedo et confirmo donum, quod dux Godefridus Hospitali jam dicto fecit, de quodam videlicet casali Hessilia, et de duobus fornis in Iherusalem […]». Ivi, I, p. 172 n. 225. [22] MONTESANO, L’Ordine di san Giovanni…cit., 139. [23] «[…] ego Jordanus, filius Radulphi, filii Brieni, dedi Deo, et sancte Marie, et omnibus sanctis, et Rob[erto] cappellano in elemosina, pro me et uxore mea, et pro anima patris mei, et matris mee, et fratris mei, omniumque parentum meorum, et amicorum, virorum et defunctorum, XIIII acras de terra in campo, qui juxta Fontem Clericorum situm est […] quos Hospitale de jerusalem per singolus annos in elemosina me daturum promiseram […]». Ivi, I, pp. 1-2, n. 2. Alla nota 4 del testo leggiamo: «il s’agit du monastére de sœurs bénédictines de N.S. de Clerkenwell». [24] Ivi, I, p. 14, n. 11. [25] «[…] Incipit carta di illo honore qui dicitur Fonssorbas, quem dedit Sanciuno, Astariacensis comes, dimidiam ego B[ernardus], Dei gratia Antiochiene ecclesie primus patriarcha Latinus, requisitus a fratribus Hospitalis Jerosoyimorum, do et Hospitali pauperum laudo et concedo locum quendam in circuitu Beate Marie, qui est ante eorum hospitium, ad stabulum faciendum ubi suas recludant et collocent equitaturas […]» Ivi, I, p. 9, n. 5. [26] Ivi, I, p. 9, n. 6. [27] «[…] donamus domino Deo atque sancto Hospitali Iherusalem illas terras nostras, quas habemus deintus cruces salvietatis Podii Superiani, in tali convencione ut seniores predicti Hospitalis Iherusalem istas terras habeant et teneant omni tempore […]». Ivi, I, p. 13, n. 9. [28] DELAVILLE LE ROULX, Trois chartes du XIII siecle, in “Archive de l’Orient Latin”, I, p. 410. [29] «ego Folperius Favardus, et Folperia, mater mea, et Garssia Willelmus, filius meus, […] damus et concedimus domino Deo et sancto Johanni Babtiste, et domui Hospitalis Jerusalem, et fratri Geraldo et omnibus aliis fratribus presentibus et futuris […] terram et honorem quam vocant Diosovol […]». Cartulaire, I, pp. 13-14, n. 10. [30] Cfr. Ibidem, n. 7. [31] Codex Diplomaticus Sardiniae (ed. P. Tola, Torino, 1861, p. 875). Cartulaire, n. 9. Si veda anche: M. MATZKE, Daibert von Pisa: zwischen Pisa, Papst und erstem Kreuzzug, Sigmaringen, 1998. [32] Cfr. FONSECA, Mezzogiorno ed Oriente… cit; LUTTRELL, Gli ospedalieri italiani…cit. p. 290. Per la Sicilia: Cfr. La presenza dei cavalieri di San Giovanni in Sicilia, cit. Per Taranto: Cfr. C. D’ANGELA, Un insediamento giovannita a Taranto: la Chiesa di San Giovanni Battista, in «Studi Melitensi», III (1995). [33] MONTESANO, L’Ordine di san Giovanni…cit., p. 141; BALARD, I possedimenti degli Ospedalieri nella Terrasanta (secoli XII-XIII), in Cavalieri di San Giovanni e Territorio, cit., p. 473-505. [34] LUTTRELL, Gli Ospedalieri nel Mezzogiorno… cit. p. 293. [35] Per la presenza Giovannita in Spagna si veda: C. DE AYALA MARTINEZ, Las órdenes militares hipanicas en la Edad Media (siglos XII-XV), Madrid 2003; Libro de Privilegios de la Orden de San Juan de Jerusalém en Castilla y León (siglos XII-XV), a cura di C. de Ayala Martínez, Madrid 1995; C. BARQUERO GOÑI, Los Hospitalarios en Reino de León (siglo XII y XIII), in El Reino de León en la Alta Edad Media, IX, León 1997, pp. 253-261. Per la presenza Giovannita nel Portogallo si vedano i volumi della collana dell’Università di Oporto diretta da Luis Adāo Da Fonseca “Militarium Ordinum Analecta”, in particolare: P. M. DE CARVALHO PINTO COSTA, A Ordem Militar do Hospital em Portugal: dos finais da Idade Média à Modernidade, n. 3/4 (1999/2000). [36] Cfr. CAUCCI VON SAUCKEN, Cavalleria pellegrinaggio…cit.; DEMURGER, Vita e morte…cit. [37] SANTOS A. GARCÍA LARRAGUETA, El Gran Priorato de Navarra da la Orden de San Juan de Jerusalem, Pamplona 1957. [38] In Castiglia l’Ordine aveva l’importante insediamento di Burgos e di Buradón, con proprietà a Belorado, Vigoria, Grañón, Hornillos del Camino. [39] Cfr. CAUCCI VON SAUCKEN, Cavalleria pellegrinaggio…cit. ID, L‘Ordine di Malta e il Cammino di Santiago, Perugia 1994. [40] Su questo argomento si rimanda a: In cacumine beati Arcangeli, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Foggia – Manfredonia – Monte Sant’Angelo, 11-13 novembre 1999) a cura di Cosimo Damiano Fonseca, in corso di stampa. [41] <<[…] veniens ante presentiam nostram frater Hugo, preceptor sacre domus Hospitalis S. Johannis Iherosolimitani, umiliter rogavit ac supplicavit ut, per Dei misericordiam et peregrinorum al[im]ent(i)um, ei terras sibi adjacentis super flumen Basenti in confines casalis Avinelle pro laborandum deberemus tribuere […]>>. Cartulaire, I, n. 49; Citato anche in: E. CUOZZO, La contea di Montescaglioso nei secoli XI-XIII, in <<Archivio storico per le Province napoletane>>, CIII (1985), pp. 16-18, n. 31. [42] A. PELLETTIERI, La Commenda dei SS. Giovanni e Stefano di Melfi e la sua grancia di Potenza, in «Studi Melitensi», IX (2001), pp. 51-64. Della stessa autrice si veda: ID., Militia Christi in Basilicata. Storia e diffusione degli Ordini religioso-cavallereschi (secc. XII-XIX), Anzi (PZ) 2005. [43] Cfr. J.M.MARTIN, La Pouille du VIe au XIIe siécle, Roma 1993, p. 675, n. 805. Cfr. LUTTRELL, Gli Ospedalieri nel Mezzogiorno…cit. p. 295. [44] M. GATTINI, I Priorati, i Baliaggi e le Commende del Sovrano Ordine Militare di S. Giovanni di Gerusalemme, Napoli 1928. [45] MONTESANO, L’Ordine di san Giovanni…cit., p. 144. [46] M. SALERNO, Gli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme nel Mezzogiorno d’Italia (secc. XII-XV), (Melitensia, 8), Taranto 2001. K. TOOMASPOEG, Templari e Ospedalieri nella Sicilia Medievale, (Melitensia, 11), Taranto 2003; Gli Archivi per la storia del Sovrano Militare Ordine di Malta, Atti del III Convegno Internazionale di Studi Melitensi a cura di Cosimo Damiano Fonseca e Cosimo D’Angela, (Melitensia, 13), Taranto 2005; PELLETTIERI, Militia Christi in Basilicata…cit.; MONTESANO, Gli insediamenti giovanniti nel Mezzogiorno d’Italia dalle origini al XVI secolo. Il Priorato di Barletta, Tesi di Dottorato presso l’Università degli Studi della Basilicata (tutor. F. Panarelli), in corso di stampa. [47] Ricordiamo su tutti il convegno Alle origini dell’Europa mediterranea:l’Ordine dei Cavalieri giovanniti, Convegno internazionale di Studio promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Castello di Lagopesole, 25-26 giugno 2005), di cui sono in corso di stampa gli Atti a cura di Antonella Pellettieri. [48] Sui Templari: DEMURGER, Vita e morte dell’Ordine dei Templari… cit.; I Templari: Mito e Storia. Atti del Convegno internazionale di Studi alla Maggiore di Poggibonsi-Siena, maggio 1987, a cura di G. Minnucci e F. Sardi, Siena 1989; CARDINI, I poveri cavalieri di Cristo…, cit; .P. PATNER, I templari, Torino 1991; M. BARBER, The Origns of the Orden of the Temple, in «Studia Monastica», Barcellona 12 (1970); G. BORDONOVE, La vita quotidiana dei templari nel XIII secolo, Milano 1989. Sul De Laude novae militiae rimandiamo a: SAN BERNARDO, Liber ad milites Templi. De laude novae militiae, Introduzione, traduzione e note di C.D. Fonseca, in San Bernardo, Trattati, Milano 1984 [Opere di S. Bernardo a cura di F. Gastaldelli, I], pp. 425-484. [49] J. RILEY-SMITH, Breve storia delle crociate, Milano 1994, p. 99. [50] «It certainly overtook the armed strength of the Hospital, and the example of the Templars – the very fact that the concept of a military order had been sanctioned by the Church – had far-reaching unfluence on the Hospitallers. From abaut 1140 the title of Master was borrowed from the Templars for the superior if the Hospital, to whom previously titles such as Prior or Rector had been applied». Cfr. SIRE, The knights of Malta, London 1994, p. 7. [51] Luttrell avanza l’ipotesi che il successore di Gerardo fu un certo Rogerius e non il Maestro Raymond du Puy. LUTTRELL, Gli ospedalieri italiani…, cit., p. 74, n. 3. [52] FONSECA, Mezzogiorno ed Oriente…cit. [53] Le citazioni che seguono fanno riferimento alla “Regola”, conservata nell’AOM della NLM, conosciuto come ARC 69, ff. 1r e ssg. Cfr. Cartulaire, I, n. 70, p. 62; P.A.P. PAOLI, Dell’origine et istituto del sacro militar ordine gerosolimitano, Roma 1781, appenice pp. XVIII-XXXI; JAFFÉ, II, p. 491, n. 15455; BOSIO, I, p. 66. [54] «In primis iubeo quod omnes fratres ad servicium venientes paupers tria que promittunt deo teneant cum Deo auxilio scilicet : castitatem et obedientiam hoc est quodcumque precipitur eis a magistris suis et sine proprio vivere quia hec tria requiret deus ab eis in ultimo esamine». Cfr. ARC 69, f. 2v. [55] «Et in obedientia ubi magister et capitulum hospitalis concesserit cum venerit ibi infirmus itaque recipiatur primo peccata sua presbitero confessus religiose comunitetur et postea ad lectum deportetur et ibi tamquam fratres eant pransum caritative refficiatur. Et in cunctis domicis diebus epistola et evangelium in ea domo cantentur et cum processione aqua benedica aspargatur». Ibidem. [56] «Item omnes fratres omnium hobedientiarum qui nunc vel inantes offerunt se deo et Sancto hospitalis Jerosolimitanum crucis ad honorem dei et eiusdem sancta crucis in capis et mantellis secum defferant ante pectus ut Deus per ipsum vexillum fidem et operationem et obedientiam nos custodiat a diaboli protestate simul cum omnibus benefactoribus nostris Cristiani. Amen». Ibidem. [57] Cfr. DEMURGER, I Cavalieri di Cristo…cit., pp. 85 e sgg. [58] Ivi, p. 41. [59] «[…] Dicitur autem et puteus septimus, arabico autem Bethgenrim, quod interpretatur domus Gabrielis. Consummato igitur praesidio, et partibus omnibus absoluto, de communi consilio traditur fratribus domus Hospitalis, quae est Hierosolymis […]». Cfr. GUGLIELMUS TYRIUS, Historia rerum… cit., L. XIV Cap. 22, p. 57. [60] DEMURGER, I Cavalieri di Cristo…cit., p. 42. [61] «By 1148, in the Second Crusade, the Order was a recognised part of the military effort for the defence of the Holy Land». Cfr. SIRE, The Knights… cit.; RILEY-SMITH, Breve storia… cit. [62] Cfr. Cartulaire, IV, n. 1193; CAUCCI VON SAUCKEN, Cavalleria pellegrinaggio…cit. [63] LUTTRELL, Gli Ospedalieri nel Mezzogiorno… cit., p. 294. [64] Ivi; CAUCCI VON SAUCKEN, Cavalleria pellegrinaggio…cit.; RILEY-SMITH, Breve storia...cit.; DEMURGER, Vita e morte…cit. [65] «The Hospital’s statutes did non explicitly recognize a distinctive class of fraters miles until some point probably between 1182 and about 1206 […]». LUTTRELL, The military orders. Some definition, cit. [66] «There is no evidence of any conscious decision to militarise the Order; until 1206, when the knights were constitued a separate class, nobady could properly describe himself as a “Knigt Hospitaller”». SIRE, The Knights… cit., p. 8. [67] «[…] Nullus in Hospitali miles fieri requirat nisi, antequam habitum religionis assumeret, extiterit ei promissum; et tunc, quando in illa erit constitutus, etate in qua secularis effici possent miles. Nihilominus tamen filii nobelium, in domo Hospitalis nutriti, cum ad etatem pervenerit militarem, de voluntate magistri et preceptoris, et consilio fratrum domus, poterunt decore militiae insigniri […]». Cartulaire, II, pp. 38-39, n. 1193 . Cfr. SIRE, The Knights… cit., p. 12; ILARI, Il Sovrano…cit., p. 39 [68] Cartulaire, III, p. 46 n. 3099 n. 11. [69] «[…] Sotto il gran magistero di Philippe Villiers de l’Isle-Adam (1521-1534) funzionava una commissione centrale di controllo per le provanze, che, dal gran maestro Juan de Homedes (1536-1553), furono estese ai “quattro quarti” […]».ILARI, Il Sovrano…cit., p. 39. [70] LUTTRELL, From Jerusalem to Malta…, cit., p. 16. [71] BALARD, I possedimenti degli Ospedalieri… cit., p. 7. [72] Cfr. DEMURGER, Vita e morte…cit., p. 127; ABU SHAMA, in RHC, Historiens orientaux, t. IV, p. 277. [73] “La Santa”, nome arabo di Gerusalemme. [74] SIRE, The Knights…cit. p. 12; BALARD, I possedimenti degli Ospedalieri… cit., p. 8. [75] SIRE,The Knights… cit., p. 15. [76] LUTTRELL, Latin Greece, the Hospitallers and the Crusades: 1291: 1440, London 1982; ID. The Ospitallers of Rhodes and their Mediterranean World, Aldershot 1992, XV; RILEY-SMITH, Breve storia delle Crociate, cit.; ID, The Knights of St. John in Jerusalem and Cyprus, cit.; ILARI, Il Sovrano Militare Ordine…cit, p. 47; SIRE, The Knigths…cit. [77] SIRE, The Knights… cit., p. 25. [78] LUTTRELL, Le origini…, cit., p. 91. [79] FONSECA, “Militia Sancti Sepulcri: Idea e Istituzioni”. Conclusioni, in Militia Sancti Sepulcri: Idea e Istituzioni, Atti del Colloquio Internazionale a cura di Kasper Elm e Cosimo Damiano Fonseca, Città del Vaticano 1998, p. 466. [80] LUTTRELL, Gli Ospedalieri italiani…cit. [81] «Dum sedis apostolica […] Sane dilecti in Domino filii exibita nobis super vestra petitio continebat, quod extera Domini vobiscum faciente virtutem insula Rodi, quam scismaticorum Grecorum infidelitas detinebat, non sine magnis laboribus, sumptibus et expensis in potenti brachio accepistis, quam etiam hodie per Dei gratiam retinetis evulsis inde prorsus scismaticis et infedelibus omnimo deiectis. Nos igitur vestris iustis postulationibus grato concurrente assensu predictam insulam cum onmibus iuribus et pertinentiis suis vobis et per vos hospitali predicto in perpetuum apostolica auctoritate concedimus et confirmamus et presentis scripto patrocinio communimus […]». Cartulaire, IV, n. 4751. [82] Cfr. LUTTRELL, Gli Ospedalieri italiani, cit.; ID, The Ospitallers of Rhodes and their Mediterranean World, op. cit. ID, Gli Ospedalieri e l’eredità dei Templari (1305-1378), in I Templari: Mito e storia, Atti del Convegno internazionale di Studi alla Magione templare di Poggibonsi – Siena, 29-31 maggio 1987, raccolti da G. Minnucci e F. Sardi, pp. 67-86. Si veda anche: N. GIGANTE, Rapporti tra papato e cavalieri di Malta nei documenti dell’Archivio di Simancas, in «Studi Melitense», V (1997), pp. 129-139; G. MORELLO, Di una “Istruzione” del Gran Maestro Villiers de l’Isle-Adam al Priore di Roma Bernardo Salviati a proposito dei negoziati per Malta e conservata nella Biblioteca Vaticana, in «Annales de l’Ordre Souverain de Malte», 32 (1974); R. VALENTINI, I Cavalieri di S. Giovanni da Rodi a Malta. Trattative diplomatiche, in «Archivium Melitense», 9 (1933-35). [83] RILEY-SMITH, Breve storia delle crociate…, cit. [84] DEMURGER, Vita e morte…cit. [85] RILEY-SMITH, The knights of St. Johm…, cit. [86] Cfr. DEMURGER, Vita e morte… cit. [87] MONTESANO, L’Ordine di san Giovanni…cit., p. 153. [88] ILARI, Il Sovrano Militare Ordine … cit. [89] BALARD, I possedimenti degli Ospedalieri…cit., p. 23. [90] RILEY-SMITH, Breve storia…cit.; LUTTRELL, Gli ospedalieri italiani…cit. [91] Ibidem; MONTESANO, L’Ordine di san Giovanni…cit., p. 153. |
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