|
di Gad Lerner da "La Repubblica" del 13 Luglio 1999
Nessuno, turista o pellegrino, si spinge fin quassù. A metà salita i seguaci di una moderna Chiesa della Profezia provenienti da Cleveland, Tennessee, hanno lasciato un versetto di San Marco inciso su lapide e una lattina di Coca Cola: del tutto ignari riguardo al destino dei loro confratelli, milleduecento cavalieri e quindicimila fanti, caduti all'alba del 4 luglio 1187 nella gola sovrastante, proprio in mezzo ai due Corni, quando ancora combattere per il Vangelo poteva dirsi opus Dei. Il sentiero prosegue fin là dove si consumò la distruzione dell'esercito crociato e fu catturato un reuccio mediocre come Guido di Lusignano, succeduto con l'intrigo all'ottimo re lebbroso Baldovino IV, mancato a 24 anni dopo undici di regno e al nipote di lui, re Baldovino V, morto all'età di 9 anni. Nello stesso luogo, uccidendo il vescovo di Acri, gli infedeli saraceni si erano impossessati in battaglia della reliquia più preziosa, il Vero Legno della Santa Croce, ponendo infine le basi dell'evento ricordato nei loro libri come "La liberazione della Sposa", cioè la riconquista di Gerusalemme.
Da allora la città di Cristo non avrebbe mai più avuto un re
cristiano, se si eccettua la tracotanza dello scomunicato
imperatore Federico II che nel 1229, raggiunto un compromesso
con i musulmani, varcò la soglia del Santo Sepolcro e da solo,
con le sue stesse mani, si pose in capo la corona di un regno
fasullo durato non più di quindici anni. Raggiungo finalmente lo spiazzo dell'ecatombe di Hittin, col panorama rigoglioso di una Galilea davvero latte e miele ai miei piedi. Due cactus, gli ulivi sull'orlo del dirupo, una quantità incredibile di escrementi equini come lascito di ben altre cavalcate, una coppietta di ragazzi israeliani venuti su col gippone per fare l'amore. Fingo di non vederli e col vento che strappa le pagine provo a leggere i cronisti medievali, in fondo così simili ai teorici contemporanei delle etno-religioni. Qui aveva termine, a ottantotto anni precisi dalla sua nascita, quel regno franco di Gerusalemme che avrebbe lasciato un segno indelebile nella civiltà europea e mediterranea, scaturito dal furore mistico dell'Anno Mille e dall'avventura vittoriosa della Prima Crociata di cui celebriamo oggi i novecento anni.
L'anniversario avrebbe dovuto condurmi subito a Gerusalemme,
perché il 15 luglio 1099 Goffredo di Buglione per primo col suo
castello di legno su ruote costruito dai genovesi s'impossessava
della Porta dei Fiori e spalancava all' intero esercito crociato
l'accesso alla città dalla più larga porta di Damasco. Ma le
dure lezioni della Storia inducono a cominciare dalla fine, non
dalla Gerusalemme liberata bensì dalla Roncisvalle palestinese,
e per trovare il perché basterà attraversare stasera la Valle
del Giordano, risalire il deserto dall'oasi di Gerico,
trafficatissima per via del nuovo casinò, e godersi infine il
tramonto dal Montjoie (Monte della Gioia) con gli occhi dei
crociati che dalla sua cima il 7 giugno 1099 videro per la prima
volta il profilo della Città Santa, dopo tre anni di marcia.
I vasti conglomerati edilizi con cui invano gli israeliani
cercano di sfregiare la bellezza di Gerusalemme, brulicano di
ebrei, e da lontano molti sembrano perfino scarafaggi neri vista
la prevalenza degli ortodossi sui laici che preferiscono
emigrare a Tel Aviv.
Lasciamo che a parlare sia Imad ad-Din, suo segretario
personale, testimone oculare, nella traduzione di Francesco
Gabrieli.
L'esecuzione di massa dei monaci-guerrieri fu orrenda. Ma il
massacro crociato del 15 luglio 1099 a Gerusalemme era stato
senza eguali. "Si vedevano mucchi di teste, di mani, di piedi",
scrive compiaciuto il cronista Raimondo di Aguilers. Il normanno
Tancredi, giunto dall'Italia meridionale con lo zio Boemondo,
aveva raggiunto per primo la spianata sacra agli ebrei e ai
musulmani. Nel 638 il califfo Omar vi aveva eretto la Cupola
d'oro sopra la Roccia del sacrificio di Isacco, dove secondo il
Corano Maometto pregò con Abramo, Mosé e Gesù prima di ascendere
al Cielo; poco distanti il califfo, amico del Profeta, aveva
edificato la moschea di Al-Aqsa sulle fondamenta del Tempio di
Salomone.
La Crociata bandita il 27 novembre 1095 al Concilio di
Clermont-Ferrand da papa Urbano II al grido di Deus lo vult,
sommergendo in una colossale ondata di fede le anime inaridite
del Medio Evo d'Occidente, scioglieva così il suo voto quattro
anni dopo nel sangue degli infedeli. Cammin facendo aveva già
provocato in Germania il primo massacro europeo degli ebrei,
accomunati da Pietro l' Eremita e dagli altri predicatori ai
musulmani in quanto figli degeneri della stessa terra, l' empio
Oriente; aveva saccheggiato le popolazioni slave dei Balcani;
insidiato la metropoli imperiale cristiana di Costantinopoli e
la sua eterna Chiesa di rito bizantino; sottratto ai turchi
selgiuchidi le recenti conquiste di Nicea, Antiochia, Edessa.
Per 300 anni il Medio Oriente era stato cristiano e imperiale,
da Costantino a Eraclio. Poi erano venuti quattro secoli di
egemonia dell'Islam. Ora i nobili e gli straccioni crucesignati
avventurosamente giunti dalla Francia, dall'Italia, dalla
Germania, dall'Inghilterra, chi per fede e chi in cerca di
fortuna, nell'affermare la cristianità dei Luoghi Santi
escludevano qualsivoglia spirito missionario, trattavano i
confratelli orientali alla stregua dei miscredenti e si
presentavano come i dominatori del Tempo Nuovo.
Al vecchio Prawer giovedì intitoleranno una via di Gerusalemme
proprio sotto il Montjoie, nel corso di una conferenza
internazionale di studiosi. Il maggior esperto italiano di
Crociate, Franco Cardini, ha curato la traduzione del suo libro
fondamentale (Joshua Prawer, Colonialismo medievale, Jouvence
editore) che reca in epigrafe il sogno di Fulcherio di Chartres,
cronista e cappellano di re Baldovino I: "Riflettete, di
grazia, e considerate come ai nostri tempi Iddio abbia
trasferito l'Occidente in Oriente. Noi, che eravamo occidentali,
siamo divenuti orientali... Alcuni hanno preso moglie, e non già
soltanto una proveniente dalla nostra gente, ma magari una
Siriana, un'Armena, perfino una saracena che abbia ricevuto la
grazia del battesimo". Le armate brancaleone dei crociati avrebbero globalizzato il mondo dell'XI e del XII secolo, facendo la fortuna delle Repubbliche marinare italiane, antesignane delle grandi compagnie commerciali inglesi e olandesi. Quel mondo descritto ancora dall'ultimo romanzo di Abraham B. Yehoshua (Viaggio alla fine del millennio, Einaudi) come ricco ed evoluto al Sud, povero e barbaro al Nord, stava così per capovolgersi. Vi irrompe l'equazione che lo storico Emmanuel Sivan rintraccerà in tutta la cultura successiva, fino a oggi: Occidente-Materialismo, Oriente-Spiritualità. A tal punto che in Salman Rushdie il disorientamento, la perdita dell'Oriente, corrisponderà alla perdita del senso stesso della vita. Ma cosa cercavano davvero i crociati? Nello studioso cattolico Paul Alphandéry lo spirito di crociata è eterno, meravigliosa manifestazione di fede. Il nostro Franco Cardini esalta nonostante tutto il valore dell'incontro con l'Islam rispetto al trauma della guerra santa. Steven Runciman, autore dell'ottima Storia delle crociate pubblicata da Einaudi, pone l'accento sulla ricerca di terre, soldi e potere. Un racconto cupo, gotico, disperato è quello che lo scrittore israeliano Amos Oz dedica a Guglielmo di Touron, immaginario signorotto che prende la croce inseguendo le sue angosce, ossessivamente antisemita, destinato a scoprire che "la Gerusalemme tanto desiderata non era una città, ma l'ultimo legame con una vita ai bordi dell'agonia".
Tutto questo dovremo attingerlo dentro le biografie
straordinarie, irripetibili, degli uomini che lasciarono
l'Europa all'alba del nuovo Millennio. Dovremo viaggiare insieme
a loro, intorno alle radici assurde di una guerra santa che
ancora ci affligge. Goffredo, duca di Lorena, che la leggenda voleva discendente da un cigno, aveva venduto ogni suo bene per inquietudine e fede religiosa. Non era un gran soldato e fu la sua modestia a valergli il regno di Gerusalemme cui mai egli avrebbe osato aspirare. A quel punto fu sopraffatto dal dubbio: come osare di assumere il titolo monarchico, "nella città del Re dei re"? E fu così che preferì definirsi più umilmente Advocatus Sancti Sepulchri, uno scrupolo che non sfiorò neppure il suo abile fratello Baldovino, già conte di Edes e poi primo re dei latini.
L'avvenente Rinaldo invece era uno spiantato cavaliere giunto
dall'Europa in cerca di fortuna. Conquistò il cuore della
principessa di Antiochia, e con esso le sue proprietà. Di lì
perpetrò il saccheggio della cristiana Cipro e umiliò il
patriarca greco ricoprendolo di miele e piume. Caduto
prigioniero per lunghi 14 anni dei signori musulmani di Aleppo,
appena liberato prese la mano e la signoria di Eschiva di
Transgiordania.
|
|
|
![]()
Link sulle Crociate
Le Crociate in ventisei schede
La vera storia delle Crociate
Il senso della crociata Il grande malinteso? Colpa di Napoleone di Franco Cardini
E la crociata nacque postuma Aggrediti e aggressori. Una storia da riscrivere di Vittorio Messori
Le crociate. L'Oriente e l'Occidente da Urbano II a san Luigi
(1096-1270)
Le ragioni della crociata
La prima crociata: nove secoli dopo
Innocenzo III: IV crociata e oltre
Perché le crociate
|
||
|
|
|||||