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Nel medioevo il
desiderio più ardente e più diffuso fra i cristiani era quello di potersi
recare, almeno una volta nella vita, a Gerusalemme. L’afflusso di pellegrini cristiani in Terrasanta fu frenato, ma non precluso, dalla conquista islamica. Infatti gli Arabi, abili e accorti mercanti, erano consci degli indubbi vantaggi economici che i pellegrinaggi a Gerusalemme arrecavano all'economia locale. Solo quando gli Arabi furono sostituiti dai Turchi alla guida dell’impero islamico, i pellegrinaggi subirono un arresto in seguito alla decisa ostilità dei nuovi signori dell’Islam verso i cristiani. L’intolleranza e il fanatismo religioso dei Turchi, che li rendeva ostili verso qualsiasi altra religione che non fosse quella islamica, furono all’origine delle violenze e delle persecuzioni contro i cristiani, riferite dai pellegrini che erano riusciti a tornare in patria. Di fronte a queste notizie l’Europa cristiana esplose allora in uno slancio religioso incontenibile che papa Urbano II seppe magistralmente convogliare in una spedizione militare. "Popolo di Franchi, popolo d’oltre i monti, popolo eletto e amato da Dio! Da Gerusalemme e da Costantinopoli è giunta a noi una dolorosa notizia: gli infedeli hanno invaso le terre dei cristiani, le hanno devastate col ferro, con la rapina e col fuoco, hanno imprigionato ed ucciso gli abitanti, hanno distrutto dalle fondamenta le chiese di Dio, hanno sconciamente profanato gli altari. Cessino dunque i vostri odi intestini, tacciano le contese, si plachino le guerre e si acquieti ogni dissenso e ogni inimicizia. Prendete la via del Santo Sepolcro, strappate quella terra a quella gente scellerata e sottomettetela a voi". Questo pressante appello lanciato da Urbano Il nei concili di Piacenza
e di Clermond in Francia (1095) fu subito raccolto da
Pietro l’Eremita, un monaco di Amiens che con la sua predicazione
diffuse la commossa perorazione del papa a tutto il popolo di Francia.
Ebbero allora inizio le crociate (otto le più importanti), dei veri e propri pellegrinaggi armati, compiuti sotto la guida spirituale del pontefice che ai partecipanti concedeva la remissione dei peccati e la salvezza eterna a chi avesse perso la vita nell’impresa. I motivi che
favorirono la partecipazione alle crociate sia delle masse popolari che
dell’aristocrazia feudale sono vari ed hanno connotazioni religiose,
politiche, sociali ed economiche. - il desiderio dei sovrani di dirottare in oriente la popolazione in eccesso a seguito dell’incremento demografico, eliminando cosi il pericolo di masse di derelitti disposti anche al brigantaggio pur di sopravvivere; - la speranza dei sovrani e dei grandi feudatari di espandere i propri domini nel favoloso oriente musulmano; - il desiderio dei cadetti delle famiglie feudali di acquistare nell’impresa non solo gloria e bottini, ma anche feudi personali che erano loro invece negati nelle terre di origine; - la prospettiva della libertà che animava contadini e servi desiderosi di spezzare le catene dell’oppressione feudale; - il proposito dei mercanti e delle città marinare che si ripromettevano non solo di lucrare sui trasporti e sui rifornimenti ai pellegrini-soldati, ma anche di rafforzare la propria presenza in oriente; - ultimo ma non meno importante il fascino dell’ignoto, unito al desiderio di avventura che suscitava una grande attrazione nel mondo della cavalleria medievale. La prima crociata
fu la più lenta ma meglio organizzata, fu la spedizione guidata dai principi
tedeschi, francesi e italiani attorno ai quali si raccolsero verso la fine
dell’anno 1086 migliaia di uomini. Dopo la liberazione del Santo Sepolcro, a Goffredo di Buglione fu attribuito il titolo di re di Gerusalemme; ma il sovrano, pur essendo in teoria capo supremo in guerra e in pace, rimase sempre soggetto alle limitazioni di una nobiltà feudale che ricalcava esattamente quella europea. Oltre al regno di Gerusalemme furono costituiti altri stati organizzati secondo il diritto feudale, tutti ebbero però breve durata a causa degli attacchi dei musulmani e dell’esiguo numero di crociati rimasti a difenderli, dato che i più preferirono tornarsene in occidente.
In aiuto dei
cristiani residenti in oriente e a protezione delle vie percorse dai
pellegrini furono creati appositi ordini monastico-cavallereschi,
composti da monaci-cavalieri soggetti al triplice voto di castità,
obbedienza e povertà. I primi due ordini furono quelli dei cavalieri del
Tempio, noti come Templari, e dei cavalieri di San Giovanni
noti anche come Giovanniti (detti in seguito di Rodi e
successivamente di
Malta), che raggiunsero presto una posizione di preminenza sui signori
locali grazie alle ricchezze accumulate e al potere che ne derivava. Questi ordini non riuscirono però a difendere Gerusalemme e gli altri stati cristiani dall’attacco dei Turchi; furono solo in grado di ritardare la riconquista musulmana, favoriti in questo più dalle discordie che regnavano fra gli avversari che non dalle proprie capacità militari. Le spedizioni contro gli infedeli continuarono per circa due secoli, ma la tensione religiosa che aveva animato la prima crociata venne gradatamente meno e ad essa subentrarono propositi sempre più evidenti di conquista. Sul piano economico
le crociate recarono enormi vantaggi alle città marinare italiane, in
quanto segnarono la fine dell’egemonia commerciale degli Arabi nelle acque
del
Sul piano sociale
le
crociate segnarono da un lato il fallimento dell’Europa feudale,
dall’altro accelerarono lo sviluppo dell’Europa borghese e commerciale dando
un forte impulso alle attività e allo spirito di iniziativa della borghesia
cittadina. Sul piano
culturale le crociate servirono ad ampliare gli angusti orizzonti del
mondo occidentale, a stabilire contatti e confronti con le popolazioni
orientali, a conoscerne meglio la mentalità, i costumi e gli ideali.
Per approfondire J. Phillips, Le prime crociate, edizioni San Paolo, 2004 Jean Richard, La Grande storia delle Crociate, 2 volumi, Newton & Compton Roma, 1999 |
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