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Il "monachicchio"
Ancora oggi è
possibile parlare con anziani che, quando erano bambini, raccontano di aver
visto o sentito.
Le
cantine dei Cinti, silenziose e nascoste, erano uno dei suoi
nascondigli preferiti, ma che fine abbia fatto oggi il “monachicchio”,
conosciuto in italiano come monacello, nessuno lo sa.
Che sia sparito con la civiltà contadina
che l’ha generato?
Secondo la tradizione il
Monachicchio era lo spirito di un
bambino morto prima di ricevere il battesimo.
Uno spiritello d’aspetto
gentile, bello di viso, con in testa un berrettino di
color rosso, “u cuppulicchii” (il cappellino). Appariva per lo più ai
bambini come lui, e con questi trascorreva molto tempo a giocare, a ridere e
a rincorrersi.
Quest’ultima cosa era la più desiderata da lui, in quanto sapeva che i
compagni di gioco facevano a gara per toglierli “u cuppulicchii” .
Chi riusciva, infatti, a strapparglielo dalla testa, si metteva a
raccogliere monetine d’oro che copiosamente cadevano a terra con un
caratteristico tintinnio.
Il Monachicchio, al contrario degli spiriti malefici, si mostrava ai bambini
sia di giorno che di notte.
La sua presenza non dava mai fastidio, anzi faceva piacere perché si
presentava sotto le sembianze di un folletto ed era, quindi, molto vivace,
scherzoso e giocherellone.
I suoi lazzi preferiti erano: togliere le coperte dal letto, fare il
solletico ai piedi e sussurrare dolci parole negli orecchi delle ragazzette.
A queste, specie se erano paffutelle, leccava delicatamente le guance.
Molte volte si
posava come un
incubo sul corpo delle persone, oppure s’introduceva nel letto per sollevare
il cuscino dalla testa e soffiare nelle orecchie dei dormienti.
Spesso si divertiva, durante la notte, ad annodare i peli della coda
di asini e muli e la criniera dei cavalli, sotto la cui pancia si faceva
trovare all’alba, quando i contadini si levavano dal letto.
La mattina,
mentre i padroni degli animali erano intenti allo scioglimento dei nodi, il Monachicchio assisteva divertito al paziente lavoro e rideva a crepapelle se
non riuscivano a slegarli.
Poi, tutto soddisfatto, battendo le mani, spariva nel suo fantastico
mondo ove abitava in una grotta ricca di tesori.
Carlo Levi nel suo
libro "Cristo si è fermato ad Eboli" lo descrive così: «I
monachicchi sono esseri piccolissimi, allegri, aerei, corrono veloci qua e là, e il loro
maggior piacere è di fare ai cristiani ogni sorta di dispetti.
Fanno il
solletico sotto i piedi agli uomini addormentati, tirano via le lenzuola dei
letti, buttano sabbia negli occhi, rovesciano bicchieri pieni di vino, si
nascondono nelle correnti d’aria e fanno volare le carte e cadere i panni
stesi in modo che si insudicino, tolgono la sedia di sotto alla donne
sedute, nascondono gli oggetti nei luoghi più impensati, fanno cagliare il
acre, danno pizzicotti, tirano i capelli, pungono e fischiano come zanzare.
Ma sono innocenti: i loro malanni non sono mai seri, hanno sempre l’aspetto
di un gioco, e, per quanto fastidiosi, non ne nasce mai nulla di grave. Il
loro carattere è una saltellante e giocosa bizzarria, e sono quasi
inafferrabili.
Portano in capo un cappuccio rosso più grande di loro: e guai se lo perdono.
Tutta la loro allegria sparisce ed essi non cessano di piangere e di
desolarsi finché non l’abbiano ritrovato.
Il solo modo di difendersi dai loro scherzi è appunto di cercarli di
afferrarli per il cappuccio: se tu riesci a prenderglielo, il povero
monachicchio scappucciato ti si butterà ai piedi, in lacrime, scongiurando
di restituirglielo.
Ora i monachicchi, sotto i loro estri e la loro giocondità infantile,
nascondono una grande sapienza: essi conoscono tutto quello che c’è
sottoterra, sanno i luoghi nascosti dei tesori.
Per riavere il suo cappuccio rosso, senza cui non può vivere, il
monachicchio ti prometterà di svelarti il nascondiglio di un tesoro. Ma tu
non devi accontentano fino a che non ti abbia accontentato; finché il
cappuccio è nelle tue mani, il monachicchio ti servirà.
Ma appena riavrà il suo prezioso copricapo, fuggirà con un gran balzo,
facendo sberleffi e salti di gioia, e non manterrà la sua promessa».
Per approfondire
On line
"Il
Monacello (u Monachieddru). Storie, leggende e credenze Cosentine"
da CosenzaOscura
Tradizioni altamurane. U
lupuomme e u munacidde, due figure fra leggenda e incubo" di Paolo Santoro
Da leggere
Luigi Volpe, Cristo oltre
Eboli. Religione e magia nella Basilicata di fine millennio, BESA
Editrice, Nardò, s.d. (2004)
Pierre Dubois,
La grande enciclopedia dei folletti, Mondadori editore, Milano, 1992.
Domenico Bolettieri, Grassano
Ieri, Matera,
1987
Carlo Levi,
Cristo si è fermato ad Eboli, Mondadori, 1945
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