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L'Ordine Gerosolomitano o di Malta
attraverso i Secoli

 

Il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, detto di Malta, svela nella stessa denominazione la sua evoluzione storica.
Quella dei cavalieri Gerosolomitani, che si fregiano della caratteristica croce bianca a otto punte su sfondo rosso, è una delle vicende più affascinanti dell’Occidente cristiano, lontana nel tempo eppure di sorprendente attualità.

Image82.gif (2309 byte)E' questo uno degli Ordini cavallereschi sorti in Terra Santa dopo la prima crociata. Nel luglio 1099 i Crociati che conquistarono Gerusalemme trovarono, nei pressi del Santo Sepolcro, un ospedale gestito da una comunità religiosa che si ispirava alla Regola benedettina.
I monaci avevano come patrono San Giovanni Battista (da qui il nome di "Giovanniti") ed erano guidati da un certo fra Gerardo.
Qui trovarono assistenza e cure i guerrieri venuti dall’Europa, stremati dalle marce e dal lungo assedio alla Città Santa ed i pellegrini che li seguirono.

In seguito ai ripetuti tentativi, da parte dei musulmani, di riconquistare la Palestina, i "Giovanniti", che nel 1113 erano stati riconosciuti da papa Pasquale II come un vero e proprio Ordine, che aveva il compito di assistere e difendere, con le armi, i pellegrini e i malati che si recavano in Terra Santa.
Per questo motivo fondarono, sulle strade che portavano a Gerusalemme, una fitta rete di ospedali e di fortezze su cui sventolò, per circa due secoli, il vessillo della "Sacra Religione" (altro nome dell’Ordine) con la croce a otto punte simbolo delle Beatitudini evangeliche.

Ma già nella primavera del 1291 caddero Acri e Tolemaide sotto i possenti attacchi operati dai Turchi.
I Cavalieri furono costretti ad abbandonare la Palestina ed a far vela verso Cipro, da dove partirono, nel 1310, per installarsi definitivamente nell’isola di Rodi che, da quel momento, sarebbe diventata un punto di riferimento importantissimo nella lotta contro ai Turchi. Proprio sull’isola greca l’Ordine ottenne anche la sovranità territoriale e ben presto i cavalieri si trasformarono in esperti navigatori.
Grazie alla costruzione di una potente flotta i cavalieri “gerosolomitani” (altro nome con cui erano noti i cavalieri) cominciarono a contrastare le incursioni dei Turchi nel Mar Mediterraneo.
L’Ordine divenne così una grande potenza marinara in cui militavano i cadetti delle famiglie nobili di Francia, Spagna, Portogallo e Italia.

I musulmani intanto, con le loro scorrerie, intensificarono la loro presenza nel Mediterraneo. Infatti Maometto II, conquistata Costantinopoli, puntò decisamente verso l’Europa, attraverso la Serbia.
Anche Rodi fu ripetutamente attaccata con ingenti forze, ma il sultano fu costretto alla ritirata. Ci riprovò Solimano il Magnifico nel giugno 1522 e nonostante le ingenti perdite subite, dopo un assedio di sei mesi, costrinse alla resa i Cavalieri, consentendo loro di andarsene con l’onore delle armi e di portare con sé tutto quanto possedevano.
Sulle navi, anziché la bandiera dell’Ordine, venne issato un drappo bianco sul quale spiccavano, ricamate in oro, l’immagine della Vergine e la scritta “Afflictis Tu spes unica” (Tu unica speranza per gli afflitti).

Dopo soste a Civitavecchia, Viterbo e Nizza, i Cavalieri, il 23 marzo del 1530, ottennero da Carlo V l’isola di Malta affinché “potessero convertire le cose che alla Religione loro appartengono in beneficio della Cristiana Repubblica, ed esercitare le forze e le armi contro i perfidi nemici della Cristiana Religione”.
Su questo territorio in gran parte roccioso, arido e inospitale, la Sacra Milizia "Giovannita" scrisse un’altra straordinaria pagina di civiltà.
Qui fondò quella che è oggi la capitale maltese, La Valletta (che vediamo  riprodotta nella foto che in alto), così chiamata a ricordo del Gran Maestro Jean Parisot de La Vallette, una città che l’Ordine arricchirà di splendidi palazzi, di "alberghi" per le Lingue e della cattedrale di San Giovanni. I turchi, da parte loro, proveranno più volte, ma sempre inutilmente, ad attaccare l’isola, trasformata in una roccaforte imprendibile.

Da Malta, dunque, i giovanniti continuarono ad avere un ruolo determinante nella difesa della cristianità dalla flotta turca che venne definitivamente sconfitta a Lepanto nel 1571.
Una battaglia durante la quale grande importanza ebbero le azioni militari dei cavalieri. Poi, per altri due secoli, l’Ordine si dedicò soprattutto alla cura degli "malati", in linea colla sua missione originaria che mai, neppure nei periodi di più intensa attività militare, era stata trascurata.

In quegli anni venne attuata e portata a termine una profonda riorganizzazione dell’Ordine che viene ripartito in Otto sezioni, dette “Lingue”, coincidenti in parte con le attuali nazioni, così denominate: Italia, Provenza, Alvernia, Francia, Aragona, Castiglia, Inghilterra e Alemagna. A capo dell’Ordine vi era il Gran Maestro; ogni “Lingua” era diretta da un Dignitario e a loro volta, gli otto Dignitari, componevano il Gran Consiglio. I Dignitari erano divisi in ordine gerarchico; prima i Balì e poi i Commendatori o Percettori. I Balì a loro volta erano divisi in tre classi: i Conventuali perché risiedevano nel convento, i Capitolari che non erano obbligati a una stabile residenza nel convento o nel feudo ed infine i Balì di grazia o ad honorem.

Ai Commendatori, detti all’inizio Percettori, era assegnato l’importante incarico di riscuotere e gestire le rendite che l’Ordine ricavava dai numerosi possedimenti e feudi che possedeva in Europa e in Terra Santa. I cospicui beni dell’Ordine erano costituiti per la maggior parte da terreni, boschi e numerosi immobili.
Secondo il tipo di possedimento si parlava di Balia o Baliaggio oppure di Commenda; anche se col tempo i titoli si differenziarono cosicchè il termine di Baliaggio fu applicato a beni di maggiore entità rispetto alla Commenda (praeceptoria). L’insieme delle Commende costituiva il Priorato, alla cui amministrazione presiedeva un Priore. L’assegnazione delle Commende e dei Priorati era fatta dal Gran Maestro e dal suo Consiglio e conferita mediante bolle registrate in lingua latina nei volumi della cancelleria dell’Ordine; in genere le Commende di ogni Lingua erano riservate ai rispettivi membri; anzi in tutte le Lingue, ad eccezione dell’Italiana, i Cavalieri ascritti ad un Priorato potevano aspirare solo alle Commende del Priorato al quale appartenevano.

Invece i Cavalieri della Lingua d’Italia, anche se costituivano almeno la metà dei membri dell’Ordine residenti a Malta, si trovavano però in gran disagio per l’abitudine presa dalla Curia Pontificia di assegnare a suo arbitrio i benefici che l’Ordine possedeva in Italia, senza tener conto dei meriti e del servizio prestato, favorendo così il più ingiusto nepotismo, onde si rivolsero ripetutamente al Papa per far cessare l’abuso e far riservare le commende a quei Cavalieri italiani che a Malta prestavano il loro servizio per anni ed anni, rischiando la morte e la schiavitù nella guerra marittima contro gli infedeli.

Come si vede era questa un’organizzazione assai complessa che, con gli opportuni miglioramenti, funzionò assai bene per secoli ma che dal XVIII secolo cominciò a dare segni di profonda crisi.
Non era tanto l’Ordine a essere cambiato quanto la società europea che con la nascita e il consolidamento degli stati-nazione sempre meno tollerava un Ordine sovranazionale come era quello “Giovannita”.
Ad aggravare la crisi dell’Ordine intervennero la Rivoluzione Francese che portò alla confisca di tutti i beni posseduti dai Gerosolomitani in Francia e in tutti i territori conquistati dai Francesi, mentre a Malta la popolazione locale sempre meno tollerava il ferreo controllo dei Cavalieri sulla vita dell’isola.

A segnare la fine della dominazione dell’Ordine su Malta avrebbero provveduto gli stessi francesi, a cui facevano gola le isole maltesi per il lo valore strategico; perciò nel 1798 attaccarono l’isola  di Malta mentre, per la prima volta nella loro storia, i Cavalieri si arrendevano, senza colpo ferire, poiché la loro Regola vietava di usare le armi contro altri cristiani.

Tra il disinteresse delle grandi potenze, contrariamente a quanto stabilito dal Trattato di Amiens (1802), Malta venne assegnata alla Gran Bretagna.
Privi di un proprio territorio, dopo alterne vicende che videro alla guida dell’Ordine addirittura lo zar Paolo I, ortodosso e per di più sposato, i Cavalieri trovarono la loro sede definitiva a Roma, nel Palazzo di Malta che era stato la sede del loro rappresentante presso il Papa.

Attualmente l’Ordine ha potuto riprendere in pieno, potenziandola a livello internazionale, l’attività originaria nel campo assistenziale e conserva tuttora le prerogative di un ente indipendente e sovrano, portatore di un proprio ordinamento giuridico.
Trasformatosi in una "laica associazione dei fedeli sotto la protezione della Santa Sede" continua ad avere come suoi scopi fondamentali il "rafforzare nei suoi membri la pratica della vita cristiana in assoluta fedeltà al sommo Pontefice, secondo gli insegnamenti della Chiesa, e a sostenere ed aiutare le opere e le istituzioni della Chiesa in Terra Santa, particolarmente quelle del Patriarcato Latino di Gerusalemme".

Nel XX secolo la sua azione assistenziale ha avuto un forte e rinnovato impulso, si è passati così dall’ospedale di Gerusalemme e dalle infermerie di Rodi e di Malta ai  treni ospedale organizzati dall'Ordine durante le due guerre mondiali, all'assistenza delle vittime di calamità naturali, sino all'assistenza sanitaria prestata nelle insanguinate giungle del Vietnam (dove alcuni volontari del Corpo Sanitario tedesco hanno sacrificato la loro vita) e poi in Ruanda.
Ovunque esseri umani soffrono, gli uomini della "Sacra Milizia" sono stati presenti e hanno svolto la loro opera in ossequio alla regola che li vuole "servi dei signori malati".

Oggi il Sovrano Ordine di Malta, presente in oltre cento Paesi di tutti i continenti attraverso i propri organismi, conta undicimila membri, ottantamila volontari permanenti, ha rapporti diplomatici con ottantatre Paesi, ed è rappresentato in diversi organismi internazionali (Nazioni Unite, la Fao, l’Unesco e Consiglio d’Europa).

 

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