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« Ricordo, come fosse ieri, io bambino e
le lunghe sere Lì giocavo con la brace e rannichiato
vicino ai carboni sprofondavo nel misterioso mondo delle leggende, delle storie e dei
mille detti che la nonna, nel suo dolce dialetto, mi raccontava per farmi stare buono. Erano storie di
Santi
potenti,
di "monacelli" dispettosi e briganti
sanguinari. E tra una storia e l'altra, quando la mia testa di bimbo cominciava a inclinarsi, appesantita dalla stanchezza, ecco che mia nonna mi cantava una delle sue antiche nenie o una breve preghiera di protezione dal malocchio, affinché vegliasse sul mio sonno di bimbo »
Quanti racconti, quante storie raccontano i
lCinti di Grassano. Quante carte polverose e rovinate dal tempo ci parlano delle antiche cantine dei Cinti dove il Commendatore gerosolomitano, Signore di Grassano, conservava le "vettovaglie per lo suo comodo". Quante storie ci ricordano che in questo luogo si appostarono i briganti che il 14 novembre 1861 attaccarono il paese, capitanati dal filoborbonico Borjès e dal capobanda Crocco, lo occuparono e lo saccheggiarono per tre lunghi giorni. Ma i Cinti sono anche un luogo
simbolo
dell'immaginario lucano con le sue grotte abbandonate che, secondo la tradizione,
sono abitate da dispettosi
monacelli, o con le sue storie che parlano di diavoli
e streghe contadine.
Per approfondire Da leggere Luigi Volpe, Cristo oltre Eboli. Religione e magia nella Basilicata di fine millennio, BESA Editrice, Nardò, s.d. (2004) Domenico Bolettieri, Grassano Ieri, Matera, 1987 Nicola Montesano - Antonella Pellettieri, La Commenda di Grassano attraverso un inedito cabreo del 1737, Centro Studi Melitensi, Taranto, 2004 Giuseppe Gattini, Note storiche sulla comunità di Grassano, a cura di Innocenzo Pontillo, Quaderni Grassanesi, Grassano, 1997 ( * ) Questo simbolo indica i link esterni a questo sito. |
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