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  Le neviere dimenticate

 

 

Sono in pochi a sapere che alcune delle cantine scavate nei Cinti custodiscono al loro interno delle profonde neviere a pozzo (in dialetto dette "a nver") assai ben conservate.
 

A questo punto molti si chiederanno: "che cosa sono le neviere?"

Per rispondere a questa domanda bisogna fare un salto in dietro nel tempo, infatti oggi la tecnologia consente la produzione del ghiaccio artificiale in ogni casa, con frigoriferi, congelatori ecc., ma non è sempre stato così.

In passato l’uomo per poter godere del privilegio di avere bevande e cibi freddi, durante i mesi caldi, utilizzava ciò che la natura gli metteva a disposizione, ovvero la neve.
Questo prodotto in passato era merce preziosa, tanto che  un’abbondante nevicata era considerata una benedizione.

Infatti nei nostri paesi a clima temperato la neve era conservata ed utilizzata sia per l’uso alimentare, sia per quello medico.
Serviva per preparare sorbetti e bevande, per conservare i cibi deteriorabili, come riserva di acqua potabile per i periodi di siccità e serviva per curare febbri, ascessi, contusioni, ecc.

La neve veniva ammassata in luoghi esposti a nord, freschi ed umidi, quali sotterranei, grotte, scantinati oppure in costruzioni appositamente costruite dette appunto neviere.

 

 

Ma come funzionava una neviera?
 

D'inverno, dopo un'abbondante precipitazione nevosa gli operai, detti "nevierai", si recavano alla neviera, che generalmente si trovava nelle immediate vicinanze dei centri abitati, anche se alcune venivano costruite anche all'interno degli stessi.

Prima d'iniziare a riempire di neve il vano sotterraneo stendevano sul fondo uno strato di fasci di sarmenti per facilitare il distacco dello strato di ghiaccio dal fondo e anche per consentire il deflusso delle acque di fusione.
Grandi palle di neve venivano rotolate sui campi circostanti e spinte all'interno della neviera.
Successivamente la neve veniva compressa con le pale affinché si compattasse uniformemente e assumesse, con l'ausilio delle basse temperature notturne e delle parziali rifusioni diurne, le caratteristiche del ghiaccio.

La neve, diventata ghiaccio, veniva tagliata in pezzi e venduta in paese, dava così vita ad un vera e propria industria che dava lavoro a chi la gestiva.
Perciò la neviera era una struttura semplice, ma funzionale, indispensabile per assicurarsi l'utilizzo del ghiaccio nei caldissimi mesi estivi.

neviera interrata nei Cinti di GrassanoL'importanza attribuita nel passato alla neve e alle neviere è testimoniata, ancora oggi, dalla presenza nei centri abitati di numerose chiesette consacrate alla Madonna della Neve. Infatti era molto diffusa l'usanza, e non solo nel meridione, d'invocare la protezione divina sulle neviere.

 

La nostra moderna società, abituata all'uso dei frigoriferi, ha completamente dimenticato la preziosa e umile opera di questi depositi del freddo, veri e propri monumenti all'ingegnosa della civiltà contadina.

Oggi, completamente abbandonate a se stesse, le neviere sono state trasformate in cisterne per l'acqua piovana, in depositi, o ancora peggio interrate o distrutte.

Il loro studio e la loro salvaguardia è necessario se si vuole poter tramandare alle future generazioni questo prezioso esempio di archeologia industriale.

 

 

E ora un aneddoto popolare sulle neviere...
 

«In dicembre, mese al quale si riferisce l'accaduto, non s'era ancora visto un fiocco di neve.
Il povero nevieraio (era l'operaio addetto al riempimento e alla gestione della neviera), preoccupandosi che ai suoi pargoletti durante l'estate sarebbero mancati i più indispensabili mezzi di vita, si recò presso la balaustra dell'altare della Madonna sua protettrice, e battendosi in petto e senza alcun rispetto umano cominciò a implorare la grazia di abbondanti nevicate senza preoccuparsi, nella disperazione della sua richiesta, se vi fossero persone presenti.
Supplicò: "Madonna mia, fai nevicare!”

Il Michelantonio, che stava nell'adiacente sacrestia e che proprio in quell'anno aveva un'abbondanza di arance, temendo che un eventuale gelo danneggiasse il prodotto del suo latifondo, uscì dalla sacrestia e volgendosi al nevieraio lo apostrofò duramente: “E tu, cosa stai dicendo?”.

E il nevieraio, in risposta: “E tu cosa vuoi da me? Non sai che danno subirei io con la mia famiglia se non nevicasse? Ai figli miei chi darebbe un tozzo di pane durante l'estate?
Del resto, fammi pregare la Madonna mia e tu vai a pregarti San Valentino che è il patrono degli aranceti”
.
A tali parole l'alterco ebbe fine …». Racconto popolare trascritto da Lucia Lopriore.

 

 

Per approfondire


On line

"Le neviere.  L’industria del freddo in capitanata nell’età moderna" di Lucia Lopriore

"Il mestiere dell'archeologo. Prima del frigorifero" da Sapere.it

Le neviere del monte Tezio. Storia di una scoperta e di un recupero

 

Da leggere

G. GUARELLA, Niviere e vendita della neve nelle carte del passato in Umanesimo della pietra, 1988, pp. 117 e ss.

P. CASTORO, Le neviere in Villaggio Globale, anno 1, n. 2, giugno 1998

N. M. BASSO, L’industria del freddo fra ‘800 e ‘900, Parte descrittiva, in Il Gargano Nuovo, anno IX, nn. 1 e 2 gennaio-febbraio 1983

L. Lopriore, Le neviere in Capitanata: affitti, appalti e legislazione, Edizioni del Rosone, Foggia 2003.
 


 

 

 

 

 

 




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