|
|||
|
Sono in pochi a sapere che alcune
delle
cantine scavate nei Cinti custodiscono al loro interno delle
profonde
neviere
a pozzo (in dialetto dette "a nver") assai ben
conservate. A questo punto molti si chiederanno: "che cosa sono le neviere?" Per rispondere a questa domanda bisogna fare un salto in dietro nel tempo, infatti oggi la tecnologia consente la produzione del ghiaccio artificiale in ogni casa, con frigoriferi, congelatori ecc., ma non è sempre stato così. In passato l’uomo per poter
godere del privilegio di avere bevande e cibi freddi, durante i mesi caldi,
utilizzava ciò che la natura gli metteva a disposizione, ovvero la neve.
Infatti nei nostri paesi a clima
temperato la neve era conservata ed utilizzata sia per l’uso
alimentare, sia per quello medico. La neve veniva ammassata in luoghi esposti a nord, freschi ed umidi, quali sotterranei, grotte, scantinati oppure in costruzioni appositamente costruite dette appunto neviere.
Ma come funzionava una
neviera? D'inverno, dopo un'abbondante precipitazione nevosa gli operai, detti "nevierai", si recavano alla neviera, che generalmente si trovava nelle immediate vicinanze dei centri abitati, anche se alcune venivano costruite anche all'interno degli stessi. Prima d'iniziare a riempire di
neve il vano sotterraneo stendevano sul fondo uno strato di fasci di
sarmenti per facilitare il distacco dello strato di ghiaccio dal fondo e
anche per consentire il deflusso delle acque di fusione. La neve, diventata ghiaccio,
veniva tagliata in pezzi e venduta in paese, dava così vita ad un vera e
propria industria che dava lavoro a chi la gestiva.
La nostra moderna società, abituata all'uso dei frigoriferi, ha completamente dimenticato la preziosa e umile opera di questi depositi del freddo, veri e propri monumenti all'ingegnosa della civiltà contadina. Oggi, completamente abbandonate a se stesse, le neviere sono state trasformate in cisterne per l'acqua piovana, in depositi, o ancora peggio interrate o distrutte. Il loro studio e la loro salvaguardia è necessario se si vuole poter tramandare alle future generazioni questo prezioso esempio di archeologia industriale.
E ora un aneddoto popolare
sulle neviere...
«In dicembre, mese al
quale si riferisce l'accaduto, non s'era ancora visto un fiocco di neve. Il Michelantonio, che stava nell'adiacente sacrestia e che proprio in quell'anno aveva un'abbondanza di arance, temendo che un eventuale gelo danneggiasse il prodotto del suo latifondo, uscì dalla sacrestia e volgendosi al nevieraio lo apostrofò duramente: “E tu, cosa stai dicendo?”. E il nevieraio, in risposta: “E
tu cosa vuoi da me? Non sai che danno subirei io con la mia famiglia se non
nevicasse? Ai figli miei chi darebbe un tozzo di pane durante l'estate?
Per approfondire On line "Le neviere. L’industria del freddo in capitanata nell’età moderna" di Lucia Lopriore "Il
mestiere dell'archeologo. Prima del frigorifero" da Sapere.it Le neviere del monte Tezio. Storia di una scoperta e di un recupero
Da leggere G. GUARELLA, Niviere e vendita della neve nelle carte del passato in Umanesimo della pietra, 1988, pp. 117 e ss. P. CASTORO, Le neviere in Villaggio Globale, anno 1, n. 2, giugno 1998 N. M. BASSO, L’industria del freddo fra ‘800 e ‘900, Parte descrittiva, in Il Gargano Nuovo, anno IX, nn. 1 e 2 gennaio-febbraio 1983
L. Lopriore,
Le neviere in Capitanata: affitti, appalti e legislazione, Edizioni
del Rosone, Foggia 2003. |
|
||
|
© Webmaster Associazione Finisterre |
|||