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  I luoghi della memoria

 

 

Tra gli urbanisti, ed in genere tra quanti si occupano di tutela del paesaggio, si usa dire che il territorio va "riconosciuto" al fine di scoprire come la storia di un popolo, le sue leggi e le sue esigenze lo hanno modificato.
Infatti il territorio può essere considerato come una macchina del tempo che conserva le tracce del passato, ma che è anche capace  di mostrarci la nostra evoluzione presente.
In sostanza il territorio mette sullo stesso piano le testimonianze dei secoli lontani e i segni dei nostri tempi.

Il problema che si pone oggi è proprio quello di riconoscere e riconquistare le tracce del passato distinguendole e ricollocandole, epoca per epoca, in modo da far sì che possano rivelare come si è formato l’ambiente che ci circonda.

Infatti il passato si rivela nel paesaggio sia attraverso le modifiche fatte dall'azione naturale con i corsi d’acqua, i terremoti, le frane e la vegetazione naturale ma anche nel reticolo di costruzioni (mura, cantine, strade, palazzi, stalle, etc…) realizzate dall'uomo nei secoli e dalle mutazioni che queste testimonianze hanno subito, nell'uso e nella fruizione, attraverso i secoli (chiese trasformate in magazzini, case in cantine, strade in tratturi, castelli in chiese o viceversa).

Ma quando si interviene senza riguardo sul territorio si finisce  per appiattire o a cancellare tutte le peculiarità del nostro paesaggio testimoni di millenni di storia.

Il problema è allora cercare o trovare l’equilibrio fra ciò che ci è giunto in millenni di evoluzione e le nostre esigenze di oggi per meglio utilizzare e valorizzare i “tesori” del nostro territorio (abitati di antico impianto, viabilità storica, monumenti arborei, ecc.) e per costruire le qualità del territorio nell'oggi.

Cancellare con una strada o con inutili colate di cemento secoli di storia non solo rischia di distruggere e d'imbruttire le nostre realtà ma trasforma il nostro territorio in un luogo anonimo, senza storia e senza identità.
Quale storia possono avere delle file di capannoni, una ennesima strada in cemento armato o file di villette a schiera tutte uguali?

wpe14.jpg (5931 byte)Conoscere il territorio vuol dire imparare a riconoscere le emergenze che lo caratterizzano.
Fra gli strumenti adatti per imparare a “riconoscere” il territorio e che aiutano a rivelarne/ritrovarne le potenzialità nascoste ed inesplorate, appare importante  la costruzione di "itinerari" che ci aiutino a riscoprire le testimonianze che oggi ogni luogo custodisce.

I Cinti di Grassano  attraverso la scoperta delle testimonianze storiche ed  architettoniche che custodiscono ci offre la possibilità di farci conoscere e riscoprire la storia e l'identità del popolo lucano.
Infatti questo luogo ha il pregio di essere una testimonianza facilmente leggibile del lavoro svolto in questa regione dall‘uomo e dalla natura attraverso i secoli

L’augurio che facciamo a tutti coloro che “si mettono in cammino” nei Cinti di Grassano è quello che, pur di fronte al degrado presente,  sappiano leggere nei vari "itinerari della memoria" che questo luogo offre il cammino fatto, attraverso i secoli, dal popolo Lucano.

A tutti l'augurio di un buon viaggio!

 

 

 

 

 

 

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Lungo il sentiero dei Cinti

I palmenti nei Cinti

Le neviere dimenticate  
Le custodi del freddo, prima dell'invenzione del frigorifero

 

Cinti della memoria (File PDF)
L'habitat rupestre dei Cinti di Grassano, un luogo dal cuore antico

 

 

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