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Quando facciamo
una gita fuori città o una camminata in mezzo la campagna diventa naturale guardarsi attorno.
Solo di rado il nostro sguardo si sposta in basso, per terra, a osservare quelli che chiamiamo, comunemente i «sassi». Ma ci siamo mai
chiesti quali meraviglie può nascondere un grigio, semplice
sassolino, da quale apocalittico processo può essere stato
originato e quanti milioni di anni può avere? Il minerale, il «sasso», è in realtà qualcosa che ci sfugge eppure i cosiddetti "sassi" sono presenti ovunque, più di piante o l’animali, ma per scoprire i segreti che racchiudono dobbiamo noi andare «incontro» ad essi; soltanto così rispondono e, a volte, possono davvero "stupirci" con le storie che custodiscono.
Ma cosa ci dicono
le rocce? Quali informazioni ci possono dare? Dipende,
chiaramente, da come si «ascoltano». Essa, poggiandosi su conoscenze e tecniche proprie di altre discipline (come la Fisica, la Chimica o la Biologia) e sull’osservazione, cerca di trarre da queste conoscenze delle conclusioni non solo teoriche ma di utilità pratica per l’uomo nella sua vita di tutti i giorni. Il geologo, infatti, cerca di spiegare il maggior numero possibile di fenomeni attuali e, una volta fatto questo, se ne serve come di una « chiave» per conoscere il perché dei fenomeni verificatisi in passato o per tentare di prevedere quelli che si verificheranno in futuro. Come ad esempio le eruzioni, i terremoti e le frane. È facilmente intuibile l’importanza vitale di questo tipo di previsione: non potrà certo essere evitato il fenomeno in sé, ma sarebbero almeno scongiurabili, per l’uomo, le sue rovinose conseguenze. Per gli stessi terremoti, sarà possibile, forse, individuarne i segni premonitori e prevedere, allora, quando e quale zona sismica interesseranno.
Gli scienziati accumulano, ogni giorno, nuove conoscenze senza sapere, magari,
a quali conclusioni queste li porteranno; ma non si scoraggiano,
continuano imperterriti nel loro lavoro di «detectives »,
sperando che, anche se non in prima persona, qualcuno riesca a
risolvere il caso, avvalendosi magari del lavoro da loro svolto. Allo scienziato non importa se ciò avverrà domani, tra decine o centinaia di anni: l’importante è
accumulare conoscenza. Il geologo, ormai da diverso tempo, è in grado, dall’osservazione delle rocce, di fornirci indicazioni preziose sulle caratteristiche dei terreni sui quali decidere se costruire, oppure no, case, ponti o strade rotabili. Se la loro realizzazione fosse sempre preceduta da rigorose indagini geologiche, e purtroppo questa non è la regola, queste opere sorgerebbero sempre su terreni con caratteristiche tali da rendere almeno poco probabili quelle conseguenze disastrose cui portano le frane. Non mancano, in questo senso, esempi passati tristemente famosi.
Per approfondire Da leggere L. Sabato – M. Tropeano, Regressive coastal deposits in Grassano area, in AA.VV., 32nd international geological congress - plio-pleistocene stratigraphic and tectonic evolution of the foreland- foredeep - chain system in southern Italy, Field Trip Guide Book, ed. APAT, Roma, 2004, pp.29-31; L. Sabato, I Cinti di Grassano, in AAVV. Guida alla carta degli itinerari geoturistici della Basilicata, in corso di pubblicazione a cura della Regione Basilicata |
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