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NEWS> Arte restituita all'Italia

Segnalazione tratta da www.kataweb.it


Restituiti all'Italia dal Museum of Fine Arts Boston tredici eccezionali pezzi  archeologici frutto di scavi clandestini,  tra cui cinque reperti provenienti da Puglia e Basilicata.



Ottobre 2006 - Sono tornati a casa, in Italia, a Roma tredici eccezionali pezzi di archeologia frutto di scavi clandestini, illegalmente fatti uscire alla fine degli anni Settanta-anni Ottanta, e che erano stati sistemati a Boston, Museum of Fine Arts. Sono cinque ceramiche attiche a figure rosse e nere (prodotte in Magna Grecia e provenienti dall'Etruria), cinque ceramiche di origine italiota (fatte e provenienti da Puglia e Lucania), una ceramica attica di provenienza ancora non individuata, una monumentale statua in marmo in cui potrebbe essere raffigurata Vibia Sabina, moglie divinizzata dell'imperatore Adriano, una basetta di marmo per candelabro o piccola colonna. Sono opere che vanno dal VI secolo avanti Cristo al II dopo Cristo.

I pezzi restituiti sono ospiti fino al 29 ottobre al primo piano del Museo nazionale romano, Palazzo Massimo alla stazione Termini, come valore aggiunto gratuito al museo che curiosamente è pieno di marmi, bronzi e pitture, ma non ha neppure una ceramica. La sala che li accoglie è quella della "Fanciulla di Anzio". Dopo la sosta romana il ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, ha annunciato un "Giro d'Italia" che durerà un anno, nei musei archeologici di Torino, Ferrara, Cagliari, Reggio Calabria. Una "prima" assoluta. Al ritorno saranno distribuiti nei musei del territorio di appartenenza (una scelta che si comincerà a fare subito, come anche a capire di più delle provenienze). Le ceramiche attiche dall'Etruria sono destinate al Museo nazionale etrusco di Valle Giulia, a Cerveteri e a Vulci (dalla cui area proviene un'Hydria, un vaso per l'acqua) e dove l'attività dei "tombaroli" è molto diminuita. Le due ceramiche lucane tornano in Basilicata, regione che è una miniera per l'archeologia e dove la soprintendenza ha costituito una collana di musei archeologici fra cui quello di Metaponto da cui proviene il Pittore di Amykos, uno dei ceramografi più famosi "per la raffinatezza del linguaggio pittorico e la leggiadria delle figure", a cui sono attribuite due Nestoris, vasi per mescolare vino e acqua.
Le tre ceramiche apule tornano nei musei di Puglia fra cui il Museo Jatta di Ruvo specializzato in straordinari crateri. La gigantesca statua (2,2 metri di altezza) di Vibia Sabina tornerà a Tivoli, Villa Adriana, il luogo da cui con molta probabilità è stata sottratta, come il supporto architettonico.

La restituzione da parte del museo di Boston si intreccia con varie indagini condotte dalla Procura e dai carabinieri sul mercato illegale internazionale delle opere d'arte. In particolare sull'attività di Giacomo Medici, con villa e Maserati sul litorale romano a Santa Marinella, e deposito in "zona franca" in Svizzera, con migliaia di pezzi di archeologia usciti illegalmente dall'Italia che sono stati sequestrati insieme ad una formidabile documentazione fotografica addirittura più importante dei pezzi stessi perché riconducono i materiali, ancora sporchi di terra, alle tombe. Medici è già stato condannato nel processo di primo grado.

Contemporaneamente alla restituzione da Boston delle opere è stato stipulato un accordo fra ministero e museo con lo scopo di ridurre i traffici illeciti di opere d'arte e il saccheggio delle aree archeologiche. L'Italia si è impegnata a prestare importanti opere d'arte al Museo di Boston per particolari mostre. Museo e ministero stabiliscono un costante scambio di informazioni sulle future acquisizioni di pezzi archeologici provenienti dall'Italia. Secondo il ministro Rutelli, la disponibilità del museo, lo spirito della collaborazione a "chiudere" con il traffico dei clandestini, sono un fondamentale precedente, una "guida" per la conclusione di trattative "molto difficili in corso con altri musei statunitensi e in altri Paesi del mondo, fra cui forse la più difficile col Getty" (per la restituzione del cosiddetto "Getty Bronze", in realtà un giovane atleta vittorioso che si incorona, di grandezza al naturale proveniente dal mare di Fano e ritenuto opera di Lisippo). Con decisione e sicurezza il ministro ha detto che il "Metropolitan restituirà il cratere di Eufronio" (un contenzioso che si trascina da tempo immemorabile).

I pezzi restituiti sono di eccezionale qualità, ma non colmano alcuna lacuna del patrimonio archeologico italiano (non per questo finiranno nei depositi degli stracolmi musei italiani). Piuttosto possono essere importanti per la rarità dell'iconografia come Ercole che combatte contro gli uccelli del lago Stinfalo che hanno penne di bronzo e si nutrono di carne umana, che il Pittore Diosphoros ha ritratto sulla pancia di una piccola Lekytos attica a figure nere, un portauguenti o portaprofumi del 490 avanti Cristo. Oppure l'uccisione di Egisto da parte di Oreste, con Clitennestra che si scaglia con la doppia ascia contro Oreste e Telamede che cerca di fermarla. La scena è stata dipinta questa volta sulla spalla di una Lekytos alta 37 centimetri, cioè su di uno spazio molto piccolo in partenza, ridotto ancora di più dalla decorazione, al punto da costringere il pittore a comprimere, a sovrapporre le figure. Sono pezzi anche in ottime condizioni. A volte quasi integri, a volte con composizione di frammenti che sono reintegrati dove occorra, in modo riconoscibile, non con ridipinture.

Le ceramiche possono essere divise in due categorie, quelle fatte esclusivamente o prevalentemente per l'uso funerario e quelle che dal corredo di abitazioni sontuose passano al corredo dei defunti. Alla prima categoria appartengono i due pezzi più monumentali, provenienti dalla Puglia. Un'anfora alta 88,3 centimetri e datata al 340-330. A figure rosse è attribuita al Pittore di Dario che nella fascia superiore ha ritratto l'assassinio di Atreo, ancora riverso sul trono, ad opera di Egisto che impugna il pugnale. Nella fascia inferiore sono scene di genere, scene teatrali. Di poco più basso (80 centimetri) è un Loutrophoros dalle grande volute e il collo slanciato con al centro un carro lanciato al galoppo da quattro cavalli bianchi, guidato da Pelope che fu fatto a pezzi dal padre Tantalo e dato in pasto agli dei per saggiarne l'onniscienza (gli dei rifiutarono il piatto, ricomposero Pelope riportato in vita e punirono Tantalo). Le immagini sono attribuite al Pittore del Sakkos Bianco, 320-310. La ceramica più antica è una Hydria attica a figure nere, alta 46,2 centimetri, attribuita alla cerchia del Pittore di Antimenes e datata al 530-520 avanti Cristo. E' quella che viene dall'area di Vulci. Anche qui al centro quattro cavalli, ma montati da cavalieri barbari. Per usarla come contenitore dell'acqua ha due anse per il trasporto e una terza sul collo per versare. Di uno dei pittori più famosi di ceramica attica, indicato come il Pittore di Berlino, è una Kalpis a figure rosse, un recipiente solo per il vino, alto 40,2 centimetri, su cui è raffigurato Apollo mentre offre un sacrificio in compagnia dei "collegi" Artemide, Hermes, Latona.

La grande statua di Vibia Sabina è perfetta tranne pochi segni di funi o di attrezzi usati per il furto e il trasporto, e una moderna, vigorosa "spulitura". Viene addirittura datata all'anno, 136 dopo Cristo. Per questo - osserva Rita Paris direttrice del Museo Romano - si pensa che sia la moglie di Adriano che morì un anno prima e qui appare divinizzata. Il volto è idealizzato (come risulta dal confronto con la testa di Vibia Sabina fatta ancora in vita, dai lineamenti naturali, proveniente dalla via Appia ed esposta in una vicina sala del museo). Il doppio nodo dei capelli sulla testa richiama l'idea del diadema. Si tratta di un defunto come indica il gesto della mano destra che solleva verso il viso il lembo del mantello. (...)

   



 


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